Ambiente

Foreste europee, più ettari ma meno biodiversità. E aumenta il rischio incendi

Fra il 2001 e il 2021 la copertura arborea in Europa è aumentata dell’1% pari a 1,5 milioni di ettari. Meno foreste alte però più adatte alla cattura della CO2

di Daniela Russo

Adobestock

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

Cambia il volto delle foreste europee, attraverso una trasformazione lenta ma costante che porta con sé sfide nuove. Le statistiche indicano una lieve espansione della copertura arborea nel Vecchio Continente ma un’analisi più approfondita scopre dinamiche preoccupanti: foreste che invecchiano in modo distorto, monocolture vulnerabili al fuoco, incendi sempre più devastanti nel Mediterraneo e un paradosso di rimboschimento spontaneo che avanza senza criterio. A fotografare questo scenario è il World Resources Institute (Wri), attraverso la piattaforma Global Forest Watch. 

«Circa il 90% della perdita di copertura arborea in Europa è riconducibile ad attività di disboscamento, come taglio del legname, produzione di biomassa per energia, industria del legno - spiega Sarah Carter, ricercatrice associata di Global Forest Watch presso il Wri -. In generale ci aspettiamo che le foreste si riprendano, attraverso rimboschimento o rigenerazione naturale ma questo non vuol dire che il fenomeno sia privo di rischi»

Loading...

Le foreste crescono ma si impoveriscono

I dati del WRI, elaborati in collaborazione con il Glad Lab dell’Università del Maryland, mostrano che tra il 2001 e il 2021 l’Europa ha registrato un incremento netto di copertura arborea di circa l’1%, pari a 1,5 milioni di ettari. A fronte di un risultato positivo, emerge una sensibile riduzione della quota delle foreste alte, con alberi superiori ai 15 metri, le più ricche di biodiversità e le più efficaci per la cattura del carbonio: hanno perso 2,25 milioni di ettari. La regione nordica (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca) ha registrato i cali più marcati: -3,5% di foreste totali e -20% di foreste alte negli ultimi due decenni.

«Quando una foresta matura viene abbattuta o bruciata, spesso ricresce — spiega Carter —, ma i nuovi alberi impiegano decenni per raggiungere i benefici climatici ed ecosistemici di una foresta adulta. In molti casi, dove vengono piantate solo una o due specie al posto di soprassuoli diversificati, quei benefici potrebbero non tornare mai completamente»

Il problema non riguarda solo il Nord Europa. In molte aree del continente si registra un rimboschimento spontaneo, alimentato dall’abbandono delle terre agricole. Un fenomeno che può sembrare positivo, ma che nella pratica spesso produce monoculture dense e non gestite, potenzialmente molto vulnerabili agli incendi. 

La guerra in Ucraina ha cambiato le foreste europee

Un fattore inatteso ha aggravato la pressione sulle foreste del continente: il conflitto ucraino. Con la necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo, diversi Paesi dell’Unione Europea hanno allentato i vincoli sul prelievo di legname per uso energetico. Il caso più emblematico è quello dell’Ungheria, che ha registrato nel 2023 il livello annuale più alto di perdita di copertura arborea dall’inizio delle rilevazioni (-33% rispetto all’anno precedente), in coincidenza con un aumento della produzione di bioenergia e un allentamento delle normative sul disboscamento.

Secondo il report JRC Publications - The use of woody biomass for energy production in the EU, circa la metà del legname prodotto nell’Ue viene destinato alla produzione di energia. Una dipendenza che mette sotto pressione soprattutto i grandi Paesi forestali del Nord, come Finlandia e Svezia, che nel 2023 hanno perso l’1,1% della copertura arborea, un valore superiore alla media UE dello 0,85 per cento.

Il Sud brucia: incendi, siccità e feedback climatico

Se il Nord paga il prezzo del disboscamento intensivo, il Sud Europa affronta un’emergenza diversa e sempre più urgente: il fuoco. Nel 2025, Spagna e Portogallo hanno visto il 60% della loro perdita di copertura arborea causata dagli incendi. Un dato che colloca il Mediterraneo su traiettorie simili a quelle dei tropici secchi.

«Il rischio incendi è altissimo in alcune aree dell’Europa meridionale — afferma Carter —, non si tratta quasi mai di fenomeni puramente naturali. Spesso si propagano roghi legati ad attività umane o alla negligenza. Se l’area è secca, il fuoco si propaga con facilità».

Il problema è aggravato da un circolo vizioso: gli incendi producono emissioni di CO₂, che accelerano il riscaldamento globale, che rende le aree più calde e aride, aumentando la frequenza e l’intensità dei roghi, «a meno che non si rompa questo ciclo, le cose peggioreranno – commenta Carter -. cambiare le pratiche forestali richiede tempo, perché non puoi decidere dall’oggi al domani di cambiare le specie».

A complicare ulteriormente il quadro è la presenza diffusa nel Sud Europa di specie altamente infiammabili come l’eucalipto, che, in caso di incendio, rendono il fronte del fuoco molto difficile da contenere. Anche le foreste giovani, sempre più diffuse in seguito alle attività di rimboschimento, sono particolarmente vulnerabili.

«L’Europa del Nord e quella del Sud presentano sfide completamente diverse — sintetizza Carter —. Al Nord il problema è la gestione intensiva e la perdita di foreste alte. Al Sud è il fuoco. Ma in entrambi i casi, il cambiamento climatico sta amplificando le pressioni preesistenti».

La risposta dell’Ue

La Commissione Europea non è rimasta a guardare. La Nature Restoration Law introduce salvaguardie critiche per le foreste primarie residue e obblighi di restauro. A marzo 2026 l’Ue ha adottato una strategia specifica sulla resilienza agli incendi boschivi, che affronta prevenzione, preparazione e risposta alle emergenze. Il Forest Monitoring Framework propone un sistema armonizzato di monitoraggio della salute delle foreste in tutti gli Stati membri. Ma non basta però la norma: «La strategia è utile, ma le azioni sul terreno devono avvenire in parallelo. I proprietari terrieri, i gestori forestali, le comunità locali devono essere coinvolti. Abbiamo bisogno di dati migliori, monitoraggio più puntuale, per capire davvero cosa sta succedendo alle nostre foreste», spiega Carter.

Uno sguardo oltre il Vecchio Continente

Se l’Europa affronta una crisi silenziosa ma strutturale, il quadro globale delle foreste tropicali offre per una volta una notizia incoraggiante. Secondo i dati del Glad Lab dell’Università del Maryland, resi disponibili attraverso la piattaforma Global Forest Watch del WRI, nel 2025 la perdita di foreste primarie tropicali è diminuita del 36% rispetto al record negativo del 2024. In termini assoluti, il pianeta ha perso 4,3 milioni di ettari di foresta pluviale primaria. Parte del calo riflette una pausa dopo un anno di incendi estremi.

Gran parte della riduzione globale è merito del Brasile. Nel 2025, la perdita di foreste primarie non legata agli incendi è scesa del 41% rispetto al 2024, raggiungendo il minimo storico dall’avvio delle rilevazioni. Il calo coincide con il rafforzamento delle politiche ambientali sotto la presidenza Lula, tra cui il rilancio del piano federale anti-deforestazione PPCDAm e l’inasprimento delle sanzioni per i crimini ambientali.

I rischi per l’Amazzonia, però, non sono scomparsi. L’espansione agricola permanente rimane il principale motore di deforestazione (73% delle perdite tra il 2002 e il 2025), principalmente per soia e allevamento bovino. Alcuni stati amazzonici stanno smantellando le protezioni ambientali a livello locale, minacciando di vanificare i progressi federali. L’incertezza politica ha spinto, all’inizio del 2026, i principali commercianti di soia ad annunciare l’intenzione di ritirarsi dalla moratoria volontaria che vieta l’acquisto di soia prodotta su terreni deforestati nell’Amazzonia.

Nonostante il miglioramento complessivo, il 2025 ha confermato una tendenza allarmante: gli incendi sono diventati il principale vettore di distruzione forestale a scala globale. La perdita totale di copertura arborea è pari a 25,5 milioni di ettari, di cui 11 milioni sono da attribuire agli incendi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti