Ciclismo

Giro d’Italia, Vingegaard vince ancora e rafforza il primato. Crolla Pellizzari

Il corridore danese ha vinto in solitaria la sedicesima tappa del Giro, la Bellinzona-Carì, 113 km tutti in territorio svizzero, conquistando il quarto successo in questa edizione

di Dario Ceccarelli

Jonas Vingegaard Hansen, danese del Team Visma | Lease A Bike e detentore della maglia rosa, taglia il traguardo e conquista la vittoria della sedicesima tappa del Giro d’Italia, in programma martedì 26 maggio 2026 da Bellinzona a Carì, in Svizzera. (Foto di Massimo Paolone/LaPresse) LAPRESSE

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Non c’è più niente da fare, mettiamoci l’animo in pace. Per fermare Jonas Vingegaard, alla sua quarta vittoria di tappa al Giro d’Italia, sconfinato questa volta in Svizzera, bisognerebbe rubargli la bicicletta.

O incatenarlo a un palo e buttare via la chiave. Oppure chiedere a Tadej Pogacar, con cui battaglierà al prossimo Tour de France, di raggiungerlo in questa ultima settimana di corsa per fargli capire che non è sempre festa. Che è facile fare la voce grossa quando gli altri, sia detto senza offesa, non fanno lo stesso sport del danese. I due sono della stessa pasta. Troppo forti e gli altri fan buon viso a cattiva sorte.

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In questo quarto arrivo in alta montagna, dopo 116 chilometri attraverso il Canton Ticino da Bellinzona a Carì, la maglia rosa dà un’altra spazzolata alla classifica imprimendo la solita accelerata a circa sei chilometri dal traguardo. Una sgommata e tanti saluti.

Prima c’è stato consueto lavoro forsennato degli sherpa della Visma, con Davide Piganzoli impegnato a sgretolare la resistenza degli altri big. Quando il buon Davide si è fatto da parte, la maglia rosa ha preso il volo, non dando, però, mai l’impressione di affondare il ritmo. Forte ma non fortissimo. Comunque tanto è bastato per fare il vuoto. Alla fine i distacchi sono pesanti: 1 minuto e 7” all’austriaco Gall, che negli arrivi in salita riesce sempre a limitare i danni. Poi l’australiano Hindely (+1’09”), l’olandese Arensman ((+1’12”)e il canadese Derek Gee (+1’18”).

Il nostro Davide Piganzoli, ha chiuso al sesto posto a circa un minuto e mezzo. Vogliamo dirlo? Piganzoli, gregario preferito di Vingegaard, è in questo momento l’italiano più pimpante del Giro, con un dignitosissimo ottavo posto in classifica generale. Davanti a Piganzoli, non per fare i sovranisti ma siamo al Giro d’Italia, solo stranieri. A mettere ancora di più il dito nella piaga è stato Giulio Pellizzari, travolto da una nuova crisi a 9 chilometri dal traguardo. Un calvario, quello di Giulio. Alla fine arriverà dopo 18 minuti dalla maglia rosa. Stravolto e con lo sguardo nel vuoto riesce solo a bofonchiare di aver capito subito di star male: «Ho mollato per provare a salvarmi. Cercherò di fare qualcosa nelle ultime tappe…».

Un’ altra cocente delusione sulla quale bisognerà fare una riflessione. Dopo il Giro, però. L’impressione è che Pellizzari, oltre ad avere un motore non potentissimo, soffra molto la pressione. Fare il capitano, ma con alle spalle un compagno di spessore come Hindley, non gli ha giovato. Ora l’australiano è quarto in classifica con 5 minuti. Un’altra bastonata l’ha presa il portoghese Afonso Eulalio, l’ex maglia rosa per nove giorni. Di minuti ne ha presi tre e ora è slittato in quinta posizione a quasi 6’. La lotta per il podio a questo punto si restringe a pochi sopravvissuti. L’austriaco Felix Gall è secondo con più di 4 minuti. A seguire Arensman (+4’27”) e il già citato Hindley.

Molto soddisfatto Vingegaard: «Ho vissuto un po’ di tempo in Svizzera, conoscevo queste salite. Un posto speciale. L’attacco? Beh, meglio prendere queste opportunità quando vengono», ha concluso la maglia rosa spiegando che il Tour sicuramente per lui è importante ma prima vuole onorare fino in fondo il Giro d’Italia. Troppo buono, grazie.

Giro finito, quindi? Meglio non dirlo per scaramanzia, però ormai i Giri sono due: quello di Vingo e poi quello degli altri in lotta per un posto sul podio. Questa è la realtà. Come è una realtà che il nostro ciclismo, a parte qualche vittoria di tappa, sia quasi all’anno zero. Speriamo che Piganzoli, 23 anni, prima o poi si emancipi da Vingo. Le premesse ci sono. E correre a fianco del danese può solo farlo crescere. Per il resto, incrociamo le dita.

Mercoledì 27 maggio, 17/a tappa, c’è un interessante antipasto prima delle Dolomiti. Da Cassano d’Adda dopo 202 chilometri ad Andalo, in Trentino. Una frazione mossa con uno strappo conclusivo a 4 chilometri dall’arrivo. Un’occasione per seconde e terze file. E qui al Giro ce ne sono tante.

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