Giustizia, l’Anm attacca: il referendum sarà contro le toghe, clima avvelenato
Ieri il comitato direttivo «Ragioni tecniche evaporate, solo un sì o un no ai giudici»
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Oramai il referendum alle porte sarà sulla magistratura, sulla stima e credibilità di cui gode o potrà godere, e non più sulle questioni tecniche oggetto della legge di riforma costituzionale. Alza il tono il presidente dell’Anm Cesare Parodi al comitato centrale di ieri in un intervento che lui stesso sottolinea come irrituale anche nella lunghezza. «Ho maturato un sensazione molto forte: sarà un referendum contro la magistratura - sottolinea Parodi -. Sono parole forti perché la mia osservazione sulla realtà di tutti i giorni, negli uffici, sulla stampa, sulle televisioni, fra le persone mi porta purtroppo a questa conclusione, che è esattamente il contrario di quello che io auspicavo».
Parodi affastella episodi su episodi di cronaca recente (dall’aggressione a magistrati a Napoli alle polemiche sulla vicenda dei “bambini del bosco”) per avvalorare una certezza, quella di un clima del tutto ostile alla magistratura. «Nei prossimi tre mesi - ha proseguito, tra il serio e il faceto, il presidente Anm - mi aspetto di tutto, mi stupisco che non sia ancora arrivato un attacco personale, ma non ho il minimo dubbio che arriverà: mi accuseranno di traffico di organi, di vendita di reliquie sacre, di avere brigato per ottenere il posto di procuratore generale della Cassazione. Non lo farà la politica, perché il lavoro sporco lo fa fare ad altri. Dobbiamo essere pronti a tutto».
Qualche elemento più ottimistico invece Parodi lo ricorda sul fronte dell’efficacia delle argomentazioni della magistratura anche in mondi apparentemente distanti, come quello degli avvocati, soprattutto degli avvocati civilisti.
E il segretario Anm Rocco Maruotti rilancia: «Un ultimo sondaggio registra 6 punti di differenza e secondo noi è molto significativo perché, a distanza di poco più di un mese dall’approvazione della riforma, il divario si è quasi dimezzato. Questo evidentemente ha innescato la decisione del Consiglio dei ministri di arrivare ad una individuazione della data nei prossimi giorni per anticipare la votazione tra fine febbraio e i primi di marzo».
E allora «quello che ci preoccupa è che all’assenza di dibattito in Parlamento, adesso seguirà, se così sarà, anche un’assenza di discussione nel Paese - ha continuato Maruotti - Se i cittadini non saranno adeguatamente informati su un tema così tecnico e complicato, il rischio è che non vadano a votare e quindi la Costituzione verrebbe modificata da una minoranza dei cittadini».








