Corte Ue

Ha ragione l’Italia: Meta dovrà pagare gli editori per i contenuti online

Gli Stati Ue possono prevedere il diritto a un equo compenso per l’utilizzo dele pubblicazioni

di Giovanni Negri

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Sì della Corte di giustizia europea all’equo compenso agli editori per l’utilizzo online dei contenuti giornalistici. La pronuncia è arrivata nella causa avviata da Meta per contestare la disciplina italiana imperniata sui criteri delineati dall’Autorità garante per le comunicazioni per corresponsione di un equo compenso per l’utilizzo digitale di contenuti editoriali. Per Meta la normativa italiana viola il quadro europeo relativo ai diritti degli editori nel mercato unico digitale. La causa è stata introdotta davanti al Tar del Lazio che ha chiamato in causa la Corte Ue per la verifica della compatibilità della disciplina italiana con il diritto comunitario.

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La compatibilità con il diritto Ue

La Corte, in sintonia con le conclusioni dell’Avvocato generale, ha dichiarato che il diritto a un’equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell’Unione, a condizione che la remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni. Agli editori deve inoltre essere permesso il rifiuto dell’autorizzazione o, al contrario, la sua concessione a titolo gratuito.

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Gli obblighi di trattativa

Gli obblighi imposti alle piattaforme digitali di avviare trattative con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti durante tale periodo, e di fornire i dati necessari per il calcolo della remunerazione, anche se limitano la libertà d’impresa, sono del tuto giustificati: contribuiscono infatti a raggiungere gli obiettivi del diritto dell’Unione di garantire il buon funzionamento e l’equità del mercato per il diritto d’autore e di consentire agli editori di recuperare i propri investimenti.

Il punto di equilibrio

Secondo la Corte, gli obblighi di trattativa finalizzati alla determinazione di un congruo corrispettivo, che rafforzano la tutela degli editori, consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d’impresa, da un lato, e il diritto di proprietà intellettuale e quello alla libertà e al pluralismo dei media, dall’altro.

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