Medio Oriente

Flotilla, italiani fermati in Libia: «Trattati come clandestini»

Due italiani fermati in Libia trasferiti a Bengasi: «Trattati come clandestini». Si profila il rischio espulsione

Aggiornato il 25 maggio 2026, ore 11:33

Prosegue il rientro degli attivisti della Global Sumud Flotilla catturati in acque internazionali dell’Idf REUTERS

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I due attivisti italiani della Flotilla fermati in Libia sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Lo riferiscono fonti informate della vicenda, spiegando che potrebbero essere espulsi presto. Il convoglio umanitario diretto verso Gaza è stato fermato dalle milizie del generale Khalifa Haftar nell’area di Sirte. Il gruppo, circa dieci attivisti, avrebbe poi perso i contatti durante gli spostamenti nel Paese. Tra loro anche un attivista pugliese e uno piemontese. La Farnesina ha attivato l’unità di crisi per verificare la situazione.

Il comunicato della Flotilla

«Dieci partecipanti civili del Global Sumud Land Convoy sono stati arrestati dalle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF) e dalle autorità della Libia orientale (Governo di Salvezza Nazionale) dopo aver attraversato in buona fede la linea 5+5 nei pressi di Sirte per condurre negoziati pacifci a nome del convoglio e facilitare la consegna di aiuti umanitari a Gaza. La Global Sumud Flotilla invita i governi di tutto il mondo a chiedere il loro immediato rilascio». È quanto comunica la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla in una nota.

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«I partecipanti arrestati, tra cui due medici, sono Alicia Armesto Nunez (Spagna), Laura Kwoczala (Polonia), Jenelle Jones (Usa), Maria Paula Giménez (Argentina), Lucas Ezequiel Aguilera (Argentina), Matias Alvarez Rodriguez (Uruguay), Ana Margarida França Santana Baptista (Portogallo), Ashraf Khoja (Tunisia), Domenico Centrone (Italia), Leonarda Alberizia (Italia)», si legge.

«I dieci delegati si sono offerti volontari per entrare nella zona di sicurezza 5+5 al fine di negoziare il passaggio per la missione umanitaria. L’ultima comunicazione da parte del gruppo», viene riferito,«è stata ricevuta alle 15:22 ora locale del 24 maggio, quando uno dei delegati ha riferito che il gruppo stava per essere trasferito su tre furgoni bianchi. Da allora non è stato stabilito alcun contatto diretto. Secondo informazioni provenienti da canali non ufficiali, le autorità della Libia orientale avrebbero affermato che i partecipanti sono entrati nella zona senza autorizzazione e che sono in corso le procedure per la loro espulsione».

Feriti nel convoglio di terra in Libia

«Nonostante le difficoltà di comunicazione abbiamo saputo che nella violenta aggressione subita dal convoglio di terra in Libia ci sono feriti. Qualcuno tra gli attivisti stranieri ha ricevuto colpi talmente forti da perdere i sensi». A dirlo la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia. «Pare li stiano portando con i pullman verso ovest, forse a Misurata», aggiunge.

La reazione di Herzog contro «l’abbrutimento della società israeliana»

«Un terribile processo di abbrutimento si sta insinuando ai margini della società israeliana. È un processo lento e preoccupante, che minaccia di entrare a far parte integrante della società israeliana, e non lo permetteremo». Lo ha affermato il presidente israeliano Itzhak Herzog durante la cerimonia per la consegna del ’Premio per l’unità di Gerusalemme 2026’. «Ci sono frange della nostra società che hanno normalizzato la violenza e, purtroppo, ci sono coloro che la celebrano e se ne vantano», ha aggiunto Herzog riferendosi alla «terribile ondata di violenza perpetrata da bande senza legge» in Cisgiordania e ad atti di profanazione di simboli cristiani e musulmani, nonché ad «atti brutali perpetrati da una manciata di persone che pensano che i detenuti, gli interrogati o i sospettati non abbiano alcun diritto umano».

Il presidente israeliano Itzhak Herzog: «Un terribile processo di abbrutimento si sta insinuando ai margini della società israeliana». Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliana Itamar Ben Gvir: «Herzog è indegno di essere presidente»

«Vanno tracciate delle linee rosse: è vietato maltrattare i detenuti, per quanto spregevoli possano essere. È vietato farsi giustizia da soli. È vietato nuocere alle persone di altre fedi e ai loro simboli. E non possiamo tollerare questa brutalità che sta emergendo dai margini della nostra società e che minaccia tutti noi», ha concluso Herzog.

A stretto giro la risposta di Itamar Ben Gvir: «Un presidente di un Paese che definisce animali centinaia di migliaia di cittadini dello Stato di Israele non è degno di essere presidente. Punto», ha scritto su X il ministro della Sicurezza Nazionale.

Il post su X del X ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben Gvir (traduzione automatica di X, ndr)

All’attenzione dei pm Roma una decina di nomi della catena di comando israeliana

All’attenzione dei pm della procura di Roma che indagano sui fermi degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla ci sono una decina di nomi della catena di comando israeliana contenuti nella lista stilata dalla Fondazione Hind Rajab, l’organizzazione che raccoglie denunce sui crimini di guerra, acquisita agli atti attraverso il team legale della Flotilla.

Al vaglio le possibili responsabilità del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir e di altre cariche militari anche alla luce delle testimonianze degli attivisti rientrati e del materiale raccolto. Tra questo anche il video dove Ben-Gvir, diffuso sui propri canali social e girato nel porto di Ashdod, dove si vedono i partecipanti alla Global Sumud Flotilla, derisi, in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena.

Nel procedimento i magistrati stanno valutando oltre all’ipotesi di sequestro anche quella di tortura e violenza sessuale. E nella delega di indagine affidata ai carabinieri del Ros oltre all’audizione degli attivisti è prevista anche l’acquisizione di eventuali immagini presenti nei dispositivi che possano essere utili alle indagini. A piazzale Clodio altri fascicoli sono già aperti sulle precedenti missioni della Flotilla. L’ultimo era stato avviato dopo gli esposti arrivati in seguito all’abbordaggio delle autorità israeliane contro le imbarcazioni partite il 26 aprile dalla Sicilia e fermate la notte del 29 aprile in acque internazionali vicino all’isola di Creta.

Un altro procedimento era stato aperto dopo che lo scorso ottobre attivisti e parlamentari italiani che si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla erano stati fermati in prossimità della costa di Gaza dalle forze israeliane e poi rimpatriati. In quest’ambito i magistrati nelle scorse settimane hanno chiesto di inoltrare una rogatoria a Israele.

Idf respinge accuse abusi su attivisti Flotilla

Intanto, le forze armate israeliane respingono le accuse di abusi commessi dai soldati nei confronti degli attivisti della Flotilla «durante le operazioni a protezione del blocco navale di sicurezza, istituito legalmente». «Gli ordini delle Idf prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate. Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all’interno delle Idf. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo». Lo afferma l’unità del portavoce dell’Idf, spiegando che al porto di Ashdod gli attivisti erano sorvegliati dal personale del Servizio Penitenziario e dalla polizia.

L’infermiera Giuseppina Branca è tornata a casa

È tornata a casa domenica Giuseppina Branca, l’infermiera di 79 anni di Cannero (Verbano-Cusio-Ossola) che si trova sul convoglio di terra diretto a Gaza attraverso il nord Africa. A riferirlo all’Ansa sono alcuni amici: «Giugi è tornata ieri, menomale», aggiungendo: «Speriamo vengano rilasciati i dieci arrestati in Libia». Branca, volontaria della Flotilla di terra per Gaza, «era bloccata da giorni vicino a Sirte, in Libia», ricordano. «Bentornata a casa!». Ad annunciare il rientro tra sabato e domenica era stato il marito. «Lei è già stata nel carcere di Negev lo scorso autunno», aveva spiegato, «non può rientrare in Israele. La situazione era prevista, lei è esperta ed è per questo che le organizzazioni la chiamano in queste missioni». Secondo quanto riferito dall’uomo, al termine dei negoziati una delegazione - «un bus con medici e infermieri con medicine e alimenti» - aveva ottenuto di poter superare il confine tra l’area del governo di Tripoli e l’area controllata dalle milizie di Haftar, per proseguire verso Gaza. «Gli altri, che trasportavano anche materiali per case mobili e costruzioni prefabbricate, devono tornare a Tripoli» aveva concluso.

Cardinal Zuppi: «Ringrazio chi manifesta contro guerre anche a costo di violenze»

«Le nostre comunità siano case di pace e non violenza», «approfittiamo anche delle attività estive per promuovere un’educazione alla pace. Ringrazio tutti i genitori, i preti, gli educatori, i formatori che riserveranno energie per far crescere una vera cultura della pace che accoglie e condivide», «non la paura, ma la fiducia è il terreno fertile. E ringrazio quanti, pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifestano concreta solidarietà nell’enorme sofferenza dei popoli colpiti da violenze e guerre». Lo dice il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, aprendo i lavori dell’Assemblea Generale.

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