I giovani e il domani: il 60% teme un lavoro non gradito
Emerge dalla ricerca Next Gen Power, promossa dall’Hub della Conoscenza, con il supporto di Cassa Padana BCC. Incertezza la parola chiave
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I punti chiave
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Invita ad osare il direttore Fabio Tamburini, rivolgendosi ad una generazione che deve superare le sue paure. E la risposta, proprio in quella direzione, è nei numeri. «La ricerca lo dice chiaro: non siamo la generazione apatica che spesso alcuni descrivono. Vogliamo lavorare, costruirci una vita, essere pronti al cambiamento. L’insicurezza economica, sociale e geopolitica non è più temporanea: è il contesto in cui cresciamo ogni giorno. E la scuola, troppo spesso, non ci aiuta ad affrontarlo: chiediamo orientamento, competenze concrete, strumenti efficaci». Carlo Alberto Chiavegato, studente del Liceo Aselli di Cremona ha 18 anni e le idee già chiare, proprio come Paramjit Kaur, stessa età, studentessa dell’IIS V. Capirola di Leno, in provincia di Brescia: «Conviviamo ogni giorno con tecnologia, Intelligenza Artificiale e un flusso continuo di informazioni, ma spesso senza strumenti per interpretare davvero ciò che accade. Dalla ricerca emerge una generazione curiosa, consapevole e attenta ai grandi cambiamenti globali, ma che fatica a sentirsi coinvolta nei processi decisionali».
I ragazzi vedono le fragilità di oggi in maniera nitida
Alberto e Paramjit hanno presentato dinanzi a 230 attenti coetanei, all’Itas Forum di Trento la ricerca Next Gen Power, promossa dall’Hub della Conoscenza e guidata dal prorettore del Politecnico di Milano Giuliano Noci, con il supporto di Cassa Padana BCC, Anci Lombardia, la rete Informagiovani di Anci Lombardia e del Politecnico di Milano. Tutt’altro che apatici, i ragazzi tra i 14 e i 19 anni vedono le fragilità economiche, sociali e geopolitiche del presente, in molti casi più nitidamente degli adulti. « Voglia di coordinamento e di strumenti per affrontare la velocità delle dinamiche di cambiamento sono le richieste che mi sembrano più urgenti, aggiungo una meritocrazia che sia vera non solo a parole» - dice il prorettore Noci.
La parola che emerge è insicurezza
Del lavoro di Hub della Conoscenza e Cassa Padana Bcc colpiscono innanzitutto i numeri: oltre 6mila gli studenti delle scuole secondarie superiori di bassa bresciana, cremonese e mantovano intervistati su futuro, lavoro, tecnologia e geopolitica. La parola che attraversa trasversalmente l’intera ricerca è insicurezza. Non un’insicurezza individuale o identitaria, ma sistemica: economica, lavorativa, sociale, geopolitica. I giovani mostrano una forte volontà di costruirsi un futuro stabile, ma contemporaneamente percepiscono il contesto globale come fragile e spesso fuori controllo. La sensazione dominante è quella di dover affrontare il futuro senza strumenti adeguati e senza punti di riferimento realmente credibili.
Il timore di fare un lavoro che non si ama
Uno dei dati più rilevanti dell’indagine riguarda il rapporto con il lavoro. La narrazione pubblica secondo cui i giovani sarebbero poco motivati viene completamente smentita. Il 54% degli intervistati indica come principale obiettivo di vita il raggiungimento dell’indipendenza economica. Due giovani su tre però, teme di essere costretto a fare un lavoro che non ama. Figli di una generazione di adulti che alla loro età alla domanda: che lavoro vuoi fare da grande? indicava impieghi fantasiosi, i giovani di oggi rispondono con concretezza: voglio fare un lavoro che mi piace, che sarà legato ai miei studi, che mi consenta anche di lasciarmi spazi di vita. « La ricerca offre molti spunti interessanti» l’opinione di Corrado Passera, imprenditore, banchiere, ex ministro, che suggerisce «a questa generazione inondata di informazioni di leggere giornali, italiani ed esteri, di diversi orientamenti prima di formarsi una propria idea».
La scuola snodo critico
La scuola emerge come uno degli snodi più critici dell’intera ricerca. Gli studenti continuano a riconoscerle un ruolo fondamentale, ma ne denunciano al contempo limiti profondi. Limiti e pare che riguardano anche l’intelligenza artificiale con il 62% dei ragazzi che teme la perdita della creatività umana e il 47% la perdita dei posti di lavoro. Rassicura in questo senso il presidente Inps Gabriele Fava, autore di una vera e propria rivoluzione copernicana dell’Istituto, che gestisce una vastissima gamma di tutele che esulano dal solo trattamento pensionistico. «La ricerca ci consegna un messaggio molto chiaro. I giovani non chiedono assistenzialismo. Per questo Inps sta investendo in una nuova idea di prossimità pubblica. Parlare ai giovani significa entrare nei loro linguaggi, nei loro spazi e nelle loro aspettative. Abbiamo lanciato una nuova App e il Portale Giovani, il primo spazio digitale italiano che integra oltre 50 servizi dedicati. È un cambio di paradigma».

