Superfood

Il boom globale del matcha mette in crisi il tè tradizionale in Giappone

Da prodotto di nicchia destinato al mercato interno a fenomeno globale con un giro d’affari di oltre 4,2 miliardi di dollari e un tasso di crescita previsto del 53% entro il 2029. Boom anche in Italia con una quanrantina di referenze

Primo piano della polvere di tè matcha di un verde brillante, ingrediente per preparare il tè verde caldo. (Alamy Stock Photo)

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Il boom mondiale del matcha mette in crisi il Giappone. Quello per secoli è stato un prodotto di nicchia, raro, costoso e destinato quasi esclusivamente al mercato interno, ora è diventato un fenomeno globale con un giro d’affari di oltre 4,2 miliardi di dollari e un tasso di crescita previsto del 53% entro il 2029, stima uno studio di Business Research Company.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Superfood che spopola negli Usa...

Il successo del matcha ha quasi triplicato in 10 anni, portandola a oltre 5mila tonnellate, la produzione di tè tencha (da cui si ricava il matcha), e ha fatto crescere soprattutto l’export, che nel 2025 ha battuto il record delle 10mila tonnellate (+250% sul 2014) e dei 36,4 miliardi di yen (quasi 200 milioni di euro, ndr) si legge in un report del ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca.

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È aumentato anche il numero dei mercati raggiunti, che vanno da Taiwan al Sudafrica alla Germania, anche se oltre il 30% finisce in un solo Paese: gli Stati Uniti. Dagli smoothie cafè di Los Angeles alle caffetterie di New York, la finissima polvere dal sapore amarognolo, dall’alto contenuto di antiossidanti e caffeina e dall’intenso colore verde brillante spopola in beveroni, snack e ricette di pasticceria.

Considerato un superfood, amato per il suo radicamento nella cultura giapponese (dov’è molto apprezzato per la cerimonia del tè) e molto “performante” nelle foto sui social media, il matcha ha tutte le carte in regola per affermarsi sempre di più in tutto il mondo.

... ma anche in Italia

Italia compresa. Nel nostro paese i retailer propongono già quarantina di prodotti che evidenziano on pack la presenza di matcha come ingrediente “speciale”. Sono tè in bustine, latte aromatizzato, smoothie, tè freddo, mochi, gelati, kefir e bevande vegetali, anche di brand noti come San Benedetto, Alpro, Innocent, Lindt, Arborea, Kit Kat e Sir Winston Tea, e nel 2025, secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, hanno aumentano le vendite di oltre il 3% (dopo un paio di anni di crescite a doppia cifra), totalizzando 9,6 milioni di euro di sell-out tra supermercati, ipermercati e libero servizio.

L’altra faccia del successo

Il successo, però, ha un prezzo e a pagarlo, paradossalmente, è proprio il Giappone, dove la produzione totale di tè verde è diminuita del 25% nel giro di vent’anni a causa del cambiamento climatico e dell’invecchiamento dei contadini, e quella di tencha (circa 4mila tonnellate) non riesce a soddisfare la crescente la domanda internazionale di matcha, in particolare nell’ingredientistica alimentare dove i produttori cinesi sono sempre più competitivi.

Il Paese del Sol Levante non vuole però farsi sfuggire un business tanto promettente e così il governo ha avviato un piano di sussidi per incentivare la coltivazione di tencha (ad esempio finanziando l’acquisto dei teli necessari per proteggere le piantine dal sole e aumentare la concentrazione di clorofilla) con l’obiettivo di arrivare a 15mila tonnellate di export entro il 2030.

Il contraccolpo sul tè sencha

Solo che per fare spazio al tencha occorre espiantare il sencha, il tè più comunemente consumato nel paese, che è sempre meno coltivato e che in dieci anni è sceso dal 60% al 50% della produzione giapponese. La minor disponibilità ne ha fatto schizzare le quotazioni del 20-30% (ma il sencha continua a costare un terzo rispetto al tencha) e ha fatto aumentare anche del 10% il prezzo delle bevande a base di tè verde, molto popolari e con consumi in aumento.

Sulle bottigliette del brand leader Oi Ocha è comparsa da alcune settimane la dicitura “foglie di tè prodotte al 100% in Giappone”: una risposta indiretta all’aumento delle importazioni di matcha soprattutto dalla Cina e con prodotti spesso presentati in modo ingannevole.

Per tutelare l’autentico tè giapponese e farlo diventare motivo di orgoglio nazionale, al pari della carne wagyu e del sakè, l’Associazione Giapponese del Tè ha proposto di inserirlo nel sistema di protezione nazionale delle indicazioni geografiche (IG).

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