Carabinieri

Il comandante Luongo: «Dall’AI un aiuto per gestire 2,3 milioni di denunce»

Il comandante generale Salvatore Luongo: «La sfida sarà coniugare l’innovazione con la vocazione alla prossimità con i cittadini»

di Ivan Cimmarusti

L’investimento dell’arma nelle nuove generazioni: tra tecnologia e tradizione Nella foto: Salvatore Luongo, Ivan Cimmarusti.

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«Immagino l’Arma di domani come un’Istituzione pienamente proiettata nella modernità, ma senza mai perdere la propria identità». Al Festival dell’Economia di Trento 2026, il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, ha indicato la traiettoria per i prossimi anni: tecnologia, formazione, competenze Stem, reclutamento di giovani professionisti e presidio del territorio. Non un semplice aggiornamento di strumenti. Un progetto di trasformazione operativa e culturale, costruito per affrontare una criminalità che cambia pelle: meno visibile, più economica, più digitale. Ma anche per rendere più rapido il rapporto quotidiano con i cittadini: 2,3 milioni di denunce l’anno che presto potranno passare anche attraverso l’appIo.

Denuncia con l’appIo

Il primo banco di prova è proprio questo. «Riceviamo mediamente 2,3 milioni di denunce», spiega il comandante generale. «Ci siamo chiesti che cosa possiamo fare per sfruttare la tecnologia e velocizzare il sistema. Attraverso l’appIo si potrà presentare una denuncia. Naturalmente resterà sempre la possibilità di farlo nelle Stazioni o nelle Caserme, ma contiamo che questo nuovo canale possa rendere il processo più rapido. Abbiamo fatto un calcolo: si risparmierebbero 61 milioni di ore di lavoro a basso valore aggiunto, 110mila tonnellate di Co2 e 110 milioni di fogli di carta. Questa è la tecnologia. È un progetto in itinere, ma lo lanceremo a breve».

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Nessun arretramento sul territorio

Digitalizzare, però, non significa arretrare dal territorio. Nella visione di Luongo, la modernità non rompe il modello dell’Arma. Lo spinge avanti senza spezzare il legame di prossimità che resta il tratto distintivo dei Carabinieri. La tecnologia, assicura, «non sostituirà il fattore umano: ne amplificherà l’efficacia. Esso resterà il cuore della missione». La sfida sarà mantenere «una sintesi equilibrata tra innovazione tecnologica e tradizionale vocazione alla prossimità con il cittadino».

I sequestri del 2025

Nel colloquio nella sala Depero dello storico Palazzo della Provincia, a Trento, Luongo ha collegato il futuro dell’Arma alla trasformazione della criminalità organizzata. «Nell’ultimo anno i Carabinieri hanno sequestrato oltre 168 milioni di euro e confiscato circa 44 milioni nell’ambito delle indagini contro la criminalità organizzata. Questi numeri raccontano un’evoluzione chiara: le mafie non sono più solo controllo del territorio e violenza, ma vere e proprie “holding criminali” che si muovono secondo logiche economiche per infiltrare l’economia legale e alterare la concorrenza».

«Presenti in 7.407 Comuni»

Se cambia il crimine, deve cambiare anche la formazione di chi lo contrasta. Dalla Stazione ai reparti specialistici. «Siamo presenti con Tenenze e Stazioni in 7.407 comuni italiani, siamo l’unico riferimento di legalità per il 57% della popolazione: una responsabilità che ci impone di ripensare radicalmente la formazione professionale. Un ecosistema che si nutre di collaborazioni con il mondo accademico, soprattutto nelle discipline Stem, scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – perché siamo consapevoli che l’esercizio delle nostre funzioni oggi passa inevitabilmente anche attraverso l’analisi dei dati e la comprensione dei domini digitali».

Il modello si sposta sempre più sul campo. «Dal corrente anno accademico è stato ulteriormente rafforzato il modello del training on the job: ufficiali e marescialli alternano la formazione delle Scuole con periodi operativi presso reparti territoriali». E nei «comparti investigativi e forensi come il Ris e i reparti del Ros», i percorsi includono «competenze avanzate in genetica forense e analisi del Dna, digital forensics e investigazioni telematiche».

Le nuove generazioni

Qui entra la partita delle nuove generazioni. Le competenze digitali sono contese, spesso assorbite dal settore privato. L’Arma punta su una proposta diversa: tecnologia, ma anche senso del servizio. «L’Arma non intende competere solo sul piano economico, ma valorizza elementi distintivi legati al significato del lavoro e all’impatto concreto sulla collettività. Il primo asse su cui investiamo è quello tecnologico. Offriamo ai giovani professionisti un ambiente avanzato, dove informatica, analisi dei dati, cybersecurity e intelligenza artificiale sono strumenti quotidiani per affrontare minacce reali e complesse. Proprio per intercettare queste eccellenze, il recente “decreto sicurezza” ha introdotto una modalità di accesso senza precedenti: l’arruolamento, fino al 31 dicembre 2027, di marescialli a nomina diretta. Questa opportunità, rivolta a laureati sotto i 28 anni, prevede un corso formativo di almeno sei mesi e una ferma di quattro anni, con il pieno riconoscimento economico e previdenziale del percorso universitario svolto. Il secondo pilastro è quello valoriale: l’Arma si basa su etica del servizio, senso del dovere, responsabilità e trasparenza. Il lavoro diventa così anche una scelta di valore, che unisce ciò che si fa a ciò in cui si crede».

Le indagini attraverso piattaforme digitali e cripto

Sul terreno investigativo, intanto, le indagini attraversano piattaforme digitali, criptovalute e reti transnazionali. «Oggi l’elemento decisivo è il dominio della dimensione cyber e dei flussi finanziari virtuali. Grazie a un modello investigativo “binario”, che affianca nuclei locali a una struttura centrale a Roma, i Carabinieri riescono a tracciare anche transazioni in criptovalute, spesso fondamentali per risalire ai vertici della criminalità transnazionale. Questo approccio è rafforzato dall’uso di banche dati integrate e dall’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati».

La prospettiva, per Luongo, è quella di una completa ristrutturazione. «Fra dieci anni, i Carabinieri saranno immersi in un processo di rinnovamento culturale che considera la tecnologia come un fattore di evoluzione operativa, necessario per anticipare minacce sempre più fluide, ibride e insidiose».

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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