Il valore (anche economico) delle intenzioni
In una relazione fiduciaria entrambe le parti possono godere dei benefici della cooperazione a patto che il primo si fidi e il secondo si dimostri affidabile
di Vittorio Pelligra
6' di lettura
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Secondo Herbert Gintis, economista dell'università del Massachusetts il problema con la descrizione delle scelte umane incorporata nella teoria economica non risiede tanto nella presunzione di razionalità: “L'assunto che gli esseri umani siano razionali – infatti – è un'eccellente prima approssimazione”, afferma Gintis, il problema vero risiede nell'incapacità della teoria a cogliere la naturale socialità dell'uomo: “Gli esseri umani hanno un'epistemologia sociale, nel senso che abbiamo processi di ragionamento che ci offrono forme di conoscenza e comprensione, in particolare la comprensione e la condivisione del contenuto di altre menti, che non sono disponibili per le creature semplicemente ‘razionali'. Questa epistemologia sociale caratterizza la nostra specie. Il limite della ragione non è dunque l'irrazionale, ma il sociale” (The Bounds of Reason, Game Theory and the Unification of the Behavioral Sciences, Princeton University Press, 2009).
Questi limiti hanno iniziato a manifestarsi in particolare nell'area di indagine relativa ai comportamenti cooperativi, i quali difficilmente possono essere compresi facendo esclusivo riferimento ai concetti della teoria standard. Tale ambito di analisi, dunque, rappresenta un interessante terreno nel quale è possibile discutere quelle limitazioni della teoria classica che non sono tanto imputabili a un deficit di razionalità, quanto piuttosto ad uno di socialità. In questo senso l'introduzione di categorie marcatamente relazionali, come quelle di fiducia e di reciprocità, ha portato a notevoli progressi verso la creazione di una teoria più adeguata descrittivamente, e maggiormente capace di produrre una visione di agente genuinamente “sociale”.
In un famoso esperimento Kevin McCabe, Mary Rigdon e il premio Nobel Vernon Smith prendono in considerazione le scelte in due versioni del cosiddetto “gioco della fiducia” (trust game). Nella prima versione, che viene definita “trust game volontario”, il giocatore A ha due alternative: se sceglie la prima può vincere $20 e può far vincere la stessa somma anche ad un altro partecipante con cui è abbinato anonimamente.
Se sceglie la seconda alternativa passa la palla a questo secondo partecipante (il giocatore B) che potrà a sua volta scegliere tra due opzioni: la prima fa guadagnare $25 ad entrambi i giocatori; con la seconda il giocatore B vincerà $30 e il giocatore A solamente $15. In una seconda versione di questo gioco, chiamata “trust game involontario” il giocatore A non ha nessun ruolo attivo. Solamente il giocatore B può fare le sue scelte che sono in tutto e per tutto simili a quelle della versione “volontaria” del gioco: la prima opzione fa guadagnare $25 ad entrambi i giocatori; la seconda, invece, $30 a B e solo $15 ad A. La teoria classica che assume individui razionali, autointeressati e motivati esclusivamente dalle possibili conseguenze delle loro azioni, procede retrospettivamente prevedendo che nel gioco “volontario” il giocatore A anticiperà la mossa opportunistica di B ($30 per sé e $15 per A) e per questo preferirà giocare la sua prima opzione che farà ottenere $20 a testa. Nella versione “involontaria” la previsione sul comportamento di B è identica: per massimizzare il suo guadagno, questi sceglierà la seconda opzione che fa ottenere $30 a B e $15 ad A. Come sappiamo, però, non sempre le persone si comportano in maniera totalmente autointeressata. Su Mind the Economy abbiamo incontrato molti esperimenti e casi concreti di scelte basate su criteri differenti, in particolare sul principio di altruismo e su quello di avversione alla disuguaglianza.
Considerando queste teorie le previsioni cambierebbero radicalmente. Sia l'altruismo che l'equità porterebbero, infatti, una certa percentuale di giocatori B a scegliere l'opzione cooperativa ($25 a testa). Anticipando questa mossa, un certo numero di giocatori A deciderebbe di fidarsi scegliendo la propria seconda opzione mettendosi, in questo modo, nelle condizioni di determinare un mutuo vantaggio. Se consideriamo un numero elevato di partecipanti, dunque, il nostro esperimento dovrebbe mostrare una certa percentuale positiva di scelte cooperative sia da parte dei giocatori A che da parte dei giocatori B. La questione importante da notare è che sia altruismo che equità prevedono approssimativamente la stessa percentuale di mosse cooperative in entrambi i giochi. Questo perché, dal punto di vista dei giocatori B, le conseguenze delle loro scelte nei due giochi sono identiche. In entrambe le versioni dei giochi, infatti, il giocatore B deve decidere se guadagnare $30 e far guadagnare $15 ad A o se far guadagnare $25 sia ad A che a B.








