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Instagram, niente più chat tutte private: che cambia per noi e che alternative privacy ci sono

di Alessandro Longo

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Instagram ha chiuso una strada che negli ultimi anni sembrava inevitabile destino, per questo social come per internet in generale: la via della messaggistica (davvero) privata. Dal 8 maggio 2026 la piattaforma non supporta più i messaggi con crittografia end-to-end (ossia completa) nei direct. Per molti utenti la differenza sarà quasi invisibile, perché su Instagram quella protezione non era mai diventata lo standard. Ma per chi l’aveva attivata su alcune conversazioni la novità c’è tutta: scompare la garanzia tecnica che neppure Meta possa leggere il contenuto delle chat.

Bisogna chiarire il punto. Quando si parla di “messaggi protetti”, non tutte le protezioni sono uguali. Anche senza crittografia end-to-end un servizio può cifrare i dati mentre viaggiano tra dispositivo e server. Ma con la end-to-end il contenuto resta leggibile solo ai partecipanti della conversazione. Senza questa architettura, il fornitore del servizio torna almeno in teoria a poter accedere ai messaggi, gestirli o consegnarli se richiesto in base alle regole applicabili.

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Sulla questione c’è un po’ di caos mediatico in questi giorni. Bene saper che non tutti i DM di Instagram erano coperti da crittografia end-to-end. La funzione era opzionale, non attiva di default. Questo significa che per una larga parte degli utenti la novità non cambia il livello di privacy reale di molte conversazioni quotidiane: quelle chat erano già fuori da quel perimetro di protezione.

Sono invece direttamente coinvolti gli utenti che avevano scelto chat cifrate per scambi più sensibili, personali o riservati. In questi casi Instagram ha indicato che le conversazioni interessate avrebbero mostrato istruzioni per scaricare messaggi e contenuti multimediali eventualmente da conservare. In alcuni casi può essere necessario anche aggiornare l’app per completare l’operazione.

Per l’utente ci sono alcune conseguenze pratiche.

Instagram ora non è più il posto giusto per conversazioni che richiedono riservatezza forte: dati finanziari, documenti sensibili, temi sanitari, credenziali, informazioni di lavoro delicate o scambi personali che non si vorrebbero esporre al gestore del servizio.

Instagram va considerato quindi nel gruppo delle app in cui la messaggistica resta utile per coordinarsi, commentare contenuti, scambiarsi file non sensibili, ma non per sostituire un canale davvero privato.

Sul piano ufficiale, Meta ha spiegato il cambio con la scarsa adozione della funzione sui DM di Instagram. È il punto che emerge dall’aggiornamento del 9 marzo 2026 pubblicato da Meta Newsroom. Da considerare però anche il contesto più ampio: da anni governi, autorità e associazioni per la tutela dei minori contestano l’espansione della crittografia forte nelle piattaforme social, sostenendo che renda più difficile individuare abusi e contenuti criminali, come quelli pedopornografici.

Inoltre la end-to-end non proteggeva comunque da tutti i rischi. Non impediva, per esempio, che il destinatario facesse screenshot, inoltrasse un contenuto o mostrasse il telefono a terzi. La differenza riguardava soprattutto la non accessibilità del contenuto da parte della piattaforma.

Che fare, quindi?

Per chi usa Instagram soprattutto per messaggi occasionali, il cambio può non giustificare alcuna rivoluzione. La soluzione più semplice è lasciare su Instagram le conversazioni leggere e spostare altrove quelle sensibili.

Per chi vuole restare nell’ecosistema Meta, l’alternativa normale è WhatsApp o, in misura diversa, Messenger. Su Messenger Meta ha introdotto la crittografia end-to-end come impostazione predefinita per chat e chiamate personali. WhatsApp però è più comodo e più usato per messaggi.

Chi mette la privacy al primo posto guarda però soprattutto a Signal, dove la crittografia end-to-end non è una modalità opzionale ma il funzionamento standard del servizio.

E Telegram? Attenzione: alcuni lo vedono ancora come sinonimo di privacy, ma dal punto di vista tecnico è un pregiudizio. Non tutte le chat Telegram sono infatti crittografate end-to-end. La protezione piena vale nelle Secret Chats, che sono separate e non rappresentano il comportamento predefinito dell’app. Insomma, Whatsapp è più privato di Telegram. Un’altra questione è volersi sottrarre al sistema di pubblicità personalizzata Meta, che però in Europa su Whatsapp è fortemente frenata dalla nostra regolazione. Anche in questo caso, per i pochi che ci tengono, la soluzione è di nuovo Signal non Telegram. Con l’ovvia contro indicazione che troveremo lì molti meno contatti rispetto a Whatsapp, con cui scambiare messaggi.

Si potrebbe infine leggere quest’ultima mossa di Meta come la conferma che il mondo è meno interessato alla privacy rispetto a dieci anni fa, quando – a valle del caso Snowden sulle intercettazioni globali di massa – è stato tutto un fiorire di crittografia di default, sul web e sulle chat. Possibile; lo sviluppo dei large language model peraltro rende più facile l’analisi massiva automatizzata dei nostri messaggi (e post social) a fini di sicurezza (o sorveglianza).

Le alternative per sfuggire al fenomeno però ci sono. Per i pochi a cui importa davvero.

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