Intelligenza artificiale e occupazione, la Uil chiede redistribuzione dei profitti e riduzione dell’orario a parità di salario
Dal congresso nazionale il leader Bombardieri propone la redistribuzione dei benefici prodotti dall’aumento di produttività generato dall’AI e incentivi pubblici e politiche industriali solo le imprese che la utilizzano per creare occupazione di qualità,
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I punti chiave
- Dieci proposte: controllo umano sulle decisioni automatizzate e redistribuzione dei benefici
- Conferma della detassazione al 5% degli aumenti contrattuali anche nel 2027-2028
- Incentivi fiscali per le aggregazioni
- Rappresentanza: serve un nuovo accordo con le imprese che venga poi recepito dal governo
- Un election day anche per l’elezione dei rappresentanti sindacali
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La crescita della produttività generata dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve tradursi in «salari più elevati, maggiore formazione, migliori condizioni di lavoro e riduzione dell’orario a parità di retribuzione». Perché se «le macchine producono di più, i lavoratori devono lavorare meno e vivere meglio»: è il principio indicato dalla UIL che ha posto il tema dell’Intelligenza artificiale al centro del proprio XIX Congresso nazionale, con l’obiettivo di costruire regole e tutele che accompagnino l’innovazione senza lasciare indietro lavoratrici e lavoratori.
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Dieci proposte: controllo umano sulle decisioni automatizzate e redistribuzione dei benefici
Il sindacato guidato da Pierpaolo Bombardieri presenterà a Governo e parti sociali un documento articolato in dieci proposte che vanno dall’informazione preventiva e valutazione dell’impatto degli algoritmi, al controllo umano sulle decisioni automatizzate, dal diritto alla spiegazione e alla contestazione, alla certificazione della sostenibilità algoritmica, dalla formazione continua sull’AI durante l’orario di lavoro all’istituzione di un Fondo nazionale per la transizione.
Tra le proposte c’è la redistribuzione dei benefici prodotti dall’aumento di produttività generato dall’AI, la tutela dell’occupazione, la creazione di campioni nazionali nel settore tecnologico, la protezione del patrimonio nazionale dei dati e una revisione delle norme sui licenziamenti legati ad automazione e digitalizzazione. La UIL chiede inoltre che incentivi pubblici e politiche industriali sostengano solo le imprese che utilizzano l’AI per creare occupazione di qualità, migliorare servizi e competenze e rispettare i diritti delle persone.
Particolare attenzione viene posta ai rischi di sorveglianza, discriminazione algoritmica e perdita di autonomia nei luoghi di lavoro. Da qui la richiesta di trasparenza degli algoritmi, limiti al monitoraggio digitale e maggiore contrattazione sindacale.
Per la UIL l’AI può favorire crescita, innovazione e benessere, ma solo attraverso regole chiare, investimenti, partecipazione delle organizzazioni sindacali e una strategia pubblica capace di governare la transizione, evitando che il mercato sia l’unico arbitro del cambiamento.








