Internazionalizzazione

Intesa Sanpaolo porta le pmi dell’aerospazio in Silicon Valley

Il gruppo guida una missione a San Francisco per 12 pmi italiane della filiera, in collaborazione con innovit. Nuova piattaforma Connecting Markets

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Laser in formato tascabile in grado però di alimentare sensori che vanno sulla Luna, elicotteri biposto con paracadute balistiche, lamine in alluminio montate sulle antenne più alte del mondo, alla Nasa, componenti meccaniche che dalla Motor Valley emiliana sono pronte a decollare verso lo Spazio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’eccellenza italiana anche nei settori tecnologicamente più avanzati è fatta di una miriade di piccole e piccolissime aziende, che non finiscono mai di sorprendere per la qualità della lavorazione e la capacità di trovare e adattare soluzioni sempre nuove a seconda della domanda del mercato. Anche i mercati più esigenti, come quello statunitense, patria per eccellenza dell’innovazione e dei grandi capitali.

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La missione in Silicon Valley

Ed è proprio per far conoscere questa eccellenza, questo made in Italy ad altissimo contenuto tecnologico, e supportarne la crescita e lo sviluppo sul mercato Usa, che nasce la missione di Intesa Sanpaolo nella Silicon Valley dedicata alle imprese italiane. Un programma giunto quest’anno alla terza edizione, realizzato in collaborazione con Innovit, società con sede a san Francisco, promossa dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale per il tramite di Agenzia Ice (in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Washington e il Consolato Generale d’Italia a San Francisco), che da ottobre 2022 è gestito dalla Fondazione Giacomo Brodolini e Harmonic Innovation Xcelerator, (incubatore e acceleratore di Harmonic Innovation Group).

Dedicato a 12 start up il primo anno (nel 2024) e a 12 pmi innovative l’anno scorso, quest’anno il programma si è focalizzato su 12 piccole e medie aziende della filiera aerospace & robotics, clienti della banca e selezionate assieme a Innovit.

Per una settimana, a inizio settembre, queste realtà hanno partecipato a oltre 100 sessioni formative e business, di cui 85 incontri B2B one-to-one e 23 lezioni in aula con 43 mentor della rete di Innovit (che in quattro anni ha sviluppato una rete di oltre mille professionisti).

La strategia di Intesa Sanpaolo per le pmi

La missione è inserita nella strategia globale del Gruppo Intesa Sanpaolo a supporto del posizionamento dell’industria italiana all’estero e, in particolare, nelle attività della divisione Banca dei Territori, guidata da Stefano Barrese, orientate a finanziare le nuove iniziative e sedi all’estero delle pmi italiane, a favorire il loro incontro con investitori stranieri e a sostenere lo sviluppo internazionale di settori ad alto contenuto tecnologico strategici per la crescita dell’economia italiana nel mondo.

L’iniziativa di Intesa Sanpaolo è stata promossa dal responsabile della Banca dei Territori, Stefano Barrese, accompagnato da Anna Roscio, executive director sales & marketing imprese della divisione, con Nicola Baiocchi di Silvestri, country manager Usa & Americas della divisione IMI CIB. Supportata dal console generale d’Italia a San Francisco Massimo Carnelos e dal director dell’ufficio di Houston dell’ITA Filippo Fusaro, la missione è stata organizzata grazie al centro italiano di innovazione Innovit, diretto da Alberto Acito, di cui sono componenti essenziali Ita (Italian Trade Agency) e Iic (Italian Cultural Institute San Francisco).

La nuova missione statunitense rientra nella strategia annunciata dal ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nella presentazione del Piano di Impresa 2026-2029 ed è frutto della sinergia tra le divisioni del gruppo e della sua rete a livello globale con istituzioni e community imprenditoriali.

«Non si tratta di un progetto singolo, ma di un percorso articolato per accompagnare la crescita strutturata delle aziende italiane – spiega Anna Roscio, executive director sales&marketing Imprese della divisione Banca dei Territori -. Per farlo, non ci limitiamo a svolgere il ruolo tradizionale di una banca, quello di finanziatore, sebbene anche in questo senso abbiamo un impegno rilevante, con oltre 140 miliari di euro di finanziamenti erogati alle pmi dal 2020. Ma inoltre forniamo alle aziende anche un sostegno per così dire “soft”, offrendo opportunità di connessione, conoscenza e confronto, rese possibili grazie al network che un istituto come il nostro può offrire alle piccole e medie aziende italiane. La collaborazione con Innovit si inserisce in questa strategia».

Perché la Silicon Valley

Innovit ha infatti saputo creare, in quattro anni di attività, una rete di oltre mille professionisti, tra mentor e relatori nel territorio della Silicon Valley, a supporto di quasi 500 aziende in 48 programmi di promozione per start up e pmi innovative. Oltre la metà di queste ha già avviato percorsi di sviluppo sul mercato statunitense.Uno di questi programmi è quello promosso da Intesa Sanpaolo.

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«Si tratta di una collaborazione strategica, perché condividiamo molti obiettivi, tra cui la promozione dell’Italia come una “tech Nation”», spiega Alberto Acito, direttore di Innovit. Che mette l’accento anche sul ruolo cruciale della Silicon Valley per la filiera dell’aerospazio in questa fase storica: «In questo settore è in corso una profonda trasformazione, accelerata dall’intelligenza artificiale – spiega il direttore di Innovit -. Grazie proprio alla Silicon Valley, la Space Economy sta entrando in una fase di trasformazione, da tecnologia a infrastruttura strategica. Se fino a qualche anno questo settore significava per lo più esplorazione, satelliti e astronauti, oggi diventa principalmente servizi. Perciò le imprese vengono qui in Silicon Valley non più solo a vendere prodotti, ma soprattutto a capire come inserirsi in questo nuovo ecosistema».

L’Italia ha moltissimo da offrire al mercato americano in tal senso, come dimostrano le storie delle 12 aziende portate da Intesa Sanpaolo a San Francisco (si veda l’articolo sotto) e come sottolinea Anna Roscio, ricordando il ruolo strategico di questo settore, un ruolo per così dire «di connessione»: «Le aziende di questo comparto ricevono input da molti settori merceologici diversi, ad esempio l’automotive o l’elettronica, e restituiscono risultati che trovano applicazioni a loro volta in molti ambiti diversi, dall’agricoltura all’energia, alla logistica. È questo che ci ha spinto a focalizzarci, quest’anno, sulla filiera dell’aerospazio».

Il tempo della Space Economy

Oltre al fatto che la Space economy è oggi uno degli ecosistemi produttivi a più alto potenziale di crescita a livello mondiale, con un valore che, secondo le stime della Space Foundation, dovrebbe raggiungere gli 800 miliardi di dollari entro il 2027 e superare i mille miliardi entro il 2032. In questa partita, l’Italia può contare su un’industria che conta oltre 50mila addetti e copre tutti gli anelli della value chain, dalla progettazione dei software ai servizi di cyberscurity, dalla fabbricazione di laser a quella di veicoli spaziali e piattaforme di lancio.

E gli Stati Uniti restano un mercato «imprescindibile» secondo le parole del console generale d’Italia a San Francisco, Massimo Carnelos, che ha sottolineato l’importanza di questo programma.

Connecting markets, la spinta dell’IA

L’impegno di Intesa Sanpaolo per l’internazionalizzazione non si ferma però agli Usa e alle missioni in presenza: il contesto geopolitico e l’incertezza sui mercati globali impongono alle imprese italiane di esplorare sempre nuove geografie. Per sostenerle nella ricerca di partner esteri, la Banca dei Territori ha annunciato proprio a San Francisco la nuova piattaforma digitale Connecting markets, fondata sull’intelligenza artificiale, che metterà a adisposizione dei clienti della banca i dati di 560 milioni di aziende in 170 Paesi, attive in oltre 2mila settori tecnologici. Attraverso tale strumento, sviluppato in collaborazione con la società Matchplat, e con il supporto garantito da Intesa Sanpaolo nell’interazione con le controparti, le aziende clienti potranno ricercare nuovi partner industriali, commerciali e per la catena di fornitura, così come aziende target per acquisizioni o collaborazioni, oltre a una maggiore diversificazione dei mercati di ingresso e sviluppo per il proprio business. Un ulteriore supporto per la crescita delle pmi italiane, alle quali il gruppo bancario dal 2020 ha già erogato 12 miliardi di euro in termini di finanziamenti dedicati a progetti di internazionalizzazione e supporto all’export.

La filiera dell’aerospazio

Settore strategico per la sua trasversalità e per la sua capacità di attingere competenze da diversi comparti produttivi per poi restituirla ad altrettanti comparti industriali, la filiera dell’aerospazio è da tempo sotto la lente delle iniziative di Intesa Sanpaolo, non a caso prima banca commerciale europea ad aver aderito all’ESA Investor Network. Il gruppo ha sostenuto infatti oltre 500 pmi della filiera, a cui ha erogato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro. Intesa Sanpaolo è inoltre l’unica banca italiana e la prima a livello europeo che ha sottoscritto una collaborazione con Banca Europea per gli investimenti (BEI) e Agenzia Spaziale Europea (ESA): l’accordo siglato a luglio scorso attiverà 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti per gli investimenti delle pmi, grazie a risorse europee e strumenti di garanzia dedicati.

«Siamo da sempre la banca di riferimento per le PMI e lo siamo anche per la filiera dell’aerospazio, che si sviluppa dai nostri territori e nei distretti industriali per raggiungere obiettivi sfidanti, anche negli Stati Uniti e in Silicon Valley, culla dell’innovazione e di molte opportunità, come abbiamo già testimoniato nel tempo - dice Stafano Barrese, responsabile della divisione Banca dei territori -. Il nostro ruolo è individuare con loro nuove opportunità per crescere all’estero e ideare nuovi strumenti per affiancarle nei progetti industriali, nelle partnership con nuovi investitori e nei risultati anche culturali oltre che economici. Grazie alla nostra innovativa piattaforma, frutto di stimoli raccolti qui nelle missioni precedenti, saremo in grado di offrire un potenziale planetario per la crescita e la competitività delle nostre pmi, alle quali dal 2020 abbiamo erogato credito per oltre 141 miliardi di euro, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria come acquisizioni, fusioni, apertura del capitale».

Per il console Massimo Carnelos, «Saper fare sistema è essenziale per valorizzare le eccellenze italiane in un contesto strategico come la Silicon Valley. La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Innovit dimostra il valore di un impegno condiviso tra soggetti con competenze complementari, capace di accompagnare le imprese nel confronto con un ecosistema altamente competitivo e di favorire nuove connessioni con partner strategici d’oltreoceano».

«La Space Economy è da sempre uno dei verticali tecnologici su cui Innovit ha scelto di investire, costruendo competenze e relazioni con l’ecosistema della Silicon Valley. In questi anni abbiamo sviluppato 48 programmi per startup e pmi innovative, supportando quasi 500 aziende e 1.000 imprenditori, con oltre 1.750 sessioni e più di mille mentor e speaker. Con Intesa Sanpaolo siamo al terzo anno di collaborazione: una continuità che ci permette di mettere questo patrimonio al servizio di 12 PMI dell’aerospazio, in un settore in cui la convergenza tra spazio, intelligenza artificiale, software e dati sta aprendo nuove opportunità», aggiunge il direttore di Innovit Alberto Acito.

Le aziende protagoniste

«Il sogno di mio padre era il motorsport, il mio sogno è l’aerospazio». Francesca Paoli è ceo di Dino Paoli, azienda di ingegneria di precisione fondata dal padre a Reggio Emilia, che dal 1968 progetta e produce componenti meccanici ed elettronici ad alte prestazioni. Fa parte della delegazione di imprenditrici e imprenditori che hanno partecipato la scorsa settimana alla missione in Silicon Valley di Intesa Sanpaolo con Innovit.

Dodici piccole e medie imprese della filiera aerospaziale, provenienti da tutta Italia e rappresentative delle diverse parti della filiera, selezionate tra le oltre 200mila Pmi clienti della divisione Banca dei Territori: Ali (Napoli), Apr (Torino), Bercella (Parma), Bisiach&Carrù (Torino), Bright Solutions (Pavia), Cospal Composites (Bergamo), Curti (Ravenna), Dino Paoli (Reggio Emilia), Leas (Padova), Netgroup (Napoli), Novation Tech (Treviso), Sab Aerospace (Benevento).

«Siamo tra i leader nei pit stop della Formula 1, grazie ai nostri avvitatori e, da qualche anno, lavoriamo anche nel settore subacqueo», racconta l’imprenditrice. «Ora vogliamo crescere anche nel settore dell’aerospace, in cui siamo appena entrati, e per questo siamo qui a San Francisco»,continua. La piccola realtà emiliana (10,3 milioni di euro di fatturato nel 2025 e una cinquantina di dipendenti) ha già una sede negli Stati Uniti – a Charlotte in North Carolina – grazie alle attività rivolte al motorsport, ma vuole farsi conoscere e crescere anche nell’ambito della Space Economy.

Anche Cospal Composites, azienda bergamasca con 46 dipendenti e circa 12 milioni di euro di fatturato, è già attiva negli Usa, dove conta tra i propri clienti anche la Nasa. Ma l’azienda – specializzata nella lavorazione dell’alluminio e dei materiali compositi – guarda ora anche alle realtà più innovative della cosiddetta «new space economy», concentrate proprio nella Silicon Valley, come spiega Luca Barello, business developer della Pmi lombarda, nata negli anni 80 e da subito operativa nel settore dell’aerospazio, con una specializzazione via via crescente su prodotti e servizi ad alta precisione per i più importanti clienti della filiera.

Tra le imprese più grandi presenti a San Francisco c’era la Curti di Castel Bolognese (Ravenna), una realtà con circa 400 dipendenti e un fatturato di 110 milioni di euro che, fondata nel 1955 e specializzata in lavorazioni meccaniche da saldatura per macchine di movimento terra, ha avviato negli anni 80 una strategia di diversificazione. «Oggi abbiamo diverse Business Unit attive», precisa Filippo Curti, rappresentante della terza generazione alla guida dell’azienda di famiglia. Tra le altre, Curti ha sviluppato per 30 anni una grande expertise nella fornitura di componenti per l’aeronautica e proprio queste competenze sono alla base dello Zefir, un elicottero biposto in fibra di carbonio, l’unico al mondo dotato di paracadute balistico. «Siamo qui per cercare partner industriali con i quali produrre e commercializzare lo Zefir sul mercato americano, in particolare nella sua versione dronizzata».

Sab Aerospace, azienda di Benevento con 15 milioni di euro di fatturato e 90 dipendenti, vanta tra i prodotti di punta le piattaforme spaziali necessarie al lancio multiplo dei satelliti. «Abbiamo ormai una posizione consolidata e radicata sul mercato europeo, siamo nella Silicon Valley per entrare anche nel mercato commerciale, che in Europa sostanzialmente non esiste», spiega Valentina Latini, direttore tecnico dell’azienda.

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