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Iran: Trump valuta un raid mirato seguito da un attacco più ampio

«I colloqui di giovedì sono un test per Trump e determineranno se i soldati americani andranno all’inferno o torneranno in America». Lo ha scritto su X il portavoce del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, a proposito del nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran che si terranno giovedì a Ginevra

Un F/A-18E Super Hornet sul ponte di volo della portaerei di classe Nimitz USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico (Reuters)

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando di condurre un attacco mirato contro l’Iran, seguito da un attacco più ampio. Lo scrive il New York Times citando persone informate sulle deliberazioni interne all’Amministrazione Usa. Secondo le fonti, Trump ha infatti detto ai suoi consiglieri che se la diplomazia o un attacco iniziale mirato degli Stati Uniti non indurranno l’Iran a cedere alle sue richieste di rinunciare al programma nucleare, allora valuterà un attacco molto più grande nei prossimi mesi, volto a cacciare i leader iraniani. Opzioni che Trump sta valutando se dovessero fallire i negoziati in programma per giovedì a Ginevra.

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Sebbene non siano state prese decisioni definitive, i consiglieri hanno affermato che Trump è propenso a condurre un attacco iniziale nei prossimi giorni, con l’obiettivo di dimostrare ai leader iraniani che devono essere disposti ad accettare di rinunciare alla capacità di costruire un’arma nucleare. Gli obiettivi presi in considerazione spaziano dal quartier generale dei Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran, ai siti nucleari del Paese, fino al programma missilistico balistico. Se queste misure non dovessero convincere Teheran ad accogliere le sue richieste, Trump ha detto ai suoi consiglieri che prenderà in considerazione un attacco militare entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di rovesciare la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei.

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Usa, Trump all'Iran: "Negozi accordo o prossimo attacco sarà molto peggiore"

Teheran: attacchi limitati saranno considerati come aggressione

Ogni attacco al suo territorio, compresi gli attacchi limitati, sarà considerato come «un atto di aggressione». Lo ha dichiarato, durante un briefing con i media, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo riferisce l’agenzia iraniana Isna.

«Non esiste un attacco limitato, un atto di aggressione è un atto di aggressione», ha spiegato. «Qualsiasi governo considererebbe un simile atto un atto di aggressione e, nell’ambito del suo intrinseco diritto alla legittima difesa, reagirebbe con decisione e forza, quindi la nostra risposta sarebbe la stessa», ha aggiunto.

«I colloqui di giovedì sono un test per Trump e determineranno se i soldati americani andranno all’inferno o torneranno in America». Lo ha scritto su ’X’ il portavoce del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, a proposito del nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran che si terranno giovedì a Ginevra.

Ambasciata India a Teheran: «Lasciare il Paese»

Intanto, l’ambasciata indiana a Teheran ha lanciato un appello urgente ai suoi concittadini affinché lascino l’Iran, mentre resta altissima la tensione tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica, con il presidente Donald Trump che continua a valutare l’opzione militare contro gli ayatollah. “In seguito all’avviso emesso dal governo indiano il 5 gennaio 2026 e alla luce dell’evoluzione della situazione in Iran, si consiglia ai cittadini indiani che si trovano attualmente in Iran (studenti, pellegrini, uomini d’affari e turisti) di lasciare il Paese con i mezzi di trasporto disponibili, compresi i voli commerciali”, ha dichiarato l’ambasciata dell’India a Teheran in una nota.

Israele informato volontà Trump per accordo «a fasi»

Donald Trump starebbe puntando a un accordo “a fasi” con l’Iran, sul modello di quello raggiunto per la Striscia di Gaza. Questo - secondo il quotidiano Maariv - sarebbe stato spiegato ai ministri durante la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano che si è tenuta ieri sera a Gerusalemme e che si è concentrata a lungo sull’impostazione dei negoziati in corso tra Iran e Stati Uniti. Stando a Maariv, l’idea del capo della Casa Bianca sarebbe quella di chiudere prima il dossier più urgente e sensibile - il programma nucleare iraniano - rimandando a una fase successiva le altre questioni sul tavolo, che interessano da vicino Israele. In particolare, il tema dei missili balistici di Teheran e quello del sostegno iraniano ai proxy regionali verrebbero affrontati solo dopo un’intesa sul nucleare. Un approccio graduale che, secondo il quotidiano, ricalcherebbe il metodo già adottato dall’amministrazione americana in altri scenari di crisi. Intanto il primo ministro, Benjamin Netanyahu, dovrebbe convocare oggi a Gerusalemme una nuova riunione ristretta sulla sicurezza con i collaboratori più stretti e alcuni ministri chiave, secondo quanto riferito dall’ufficio di uno dei partecipanti.

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