Il report

La guerra si finanzia anche con il riciclaggio tramite evasione, criptovalute e truffe online

La denuncia in un rapporto di Moneyval, organizzazione del consiglio d’Europa. Le soluzioni: confisca, congelamento dei beni, scambio di informazioni e intelligence finanziaria

 (Photo by Iryna Rybakova / The 93rd Kholodnyi Yar Separate Mechanized Brigade / AFP)

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La guerra alimenta il riciclaggio e il riciclaggio finanziail terrorismo e la proliferazione di armi distruttive. Gli schemi di crimine finanziario con cui si drenano risorse per finanziare i conflitti si strutturano attraverso l’evasione fiscale, l’utilizzo improprio delle criptovalute ma anche truffe telefoniche, false organizzazioni di volontariato e gioco illegale online.

L’allarme, non nuovo, ma di stretta attualità, arriva dal Moneyval, il braccio operativo del consiglio d’Europa dedicato al monitoraggio e al controllo dei fenomeni di riciclaggio globali e dei metodi per contrastarli. Un report pubblicato il 12 marzo evidenzia come i conflitti creino le condizioni per la generazione di proventi illeciti e come questi fondi vengano successivamente riciclati o utilizzati per finanziare il terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.

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I metodi usati

Le modalità utilizzate, e messe in luce nel report, sono perfettamente al pari con l’evoluzione tecnologica finanziaria. Accanto ai metodi di evasione e riciclaggio più tradizionali, come la creazione di società di comodo offshore o l’uso di trust opachi, ci sono gli acquisti di beni come tecnologie, micro elettronica, tramite intermediari e triangolazioni con paesi non sottoposti a sanzioni ma anche l’utilizzo di spedizioni attraverso porti intermedi per confondere la reale rotta e i reali scopi dei flussi.

C’è poi tutto il tema degli strumenti di finanza e tecnologia che porta il conflitto a un piano di guerra e riciclaggio ibridi. Tra le casistiche affrontate dal report, si parte dagli attacchi informatici, che compromettono da un lato le informazioni sensibili e dall’altro paralizzano pubblica amministrazione e infrastrutture nazionali critiche, interferendo con i processi decisionali, l’erogazione dei servizi e il coordinamento della sicurezza.

Tra i metodi di criminalità informatica maggiormente utilizzati la distribuzione di malware, la clonazione di carte di credito, gli attacchi di phishing, l’ingegneria sociale (una manipolazione psicologica per ottenere i dati), l’utilizzo delle telefonate con voce registrata per rubare i dati (come il vishing) e l’utilizzo di contenuti online illegali. Anche le piattaforme di crowdfunding, mette in guardia Money Val, vengono sempre più sfruttate per finanziare obiettivi militari, tra cui l’acquisto di armi o componenti a duplice uso.

Non immuni da questo rischio le campagne di raccolta fondi. I più vulnerabili? Giovani e anziani, spesso vittime di iniziative che, con schemi fraudolenti, dirottano da account sui social media liquidità non per gli scopi umanitari millantati. Inoltre, gli schemi fraudolenti utilizzati prevedono la creazione di falsi enti no profit, con falsi documenti, per accedere a eventuali contributi e finanziamenti. Una volta ottenuti, i fondi - conferma il report - vengono spesso riciclati attraverso una rete di conti diversi e convertiti in contanti o valuta digitale per occultarne l’origine.

Il legame con i crimini fiscali

C’è poi una stretta connessione tra guerra, riciclaggio e crimini fiscali. I crimini fiscali , riconosce il documento, «rappresentano una tendenza pervasiva e dannosa negli ambienti colpiti da conflitti, minando le entrate statali in un momento in cui la spesa pubblica e la resilienza sono più critiche». Gli schemi utilizzati sono vari:fatture fittizie, l’utilizzo di prestanome e la manipolazione di imprese legittime per attività di comodo, lacune legislative con interpretazioni forzate di norme sui trattati contro la doppia imposizione e sistemi di pagamento transfrontalieri.

Focus su gioco illegale e criptovalute

Sotto la lente, anche il gioco illegale online. La tecnica evidenziata prevede che la deviazione dei pagamenti dei giocatori avvenga attraverso codici esercente falsificati da istituti finanziari cooperanti, mascherando così la vera natura delle transazioni. I pagamenti classificati erroneamente vengono registrati come beni o servizi non correlati e, alla fine della fiera, i fondi accumulati sono utilizzati per distribuire vincite non tassate e generare «denaro nero non in contanti», mentre la parte restante viene assorbita dagli operatori come profitti non dichiarati.

Sul banco degli imputati non possono mancare le criptovalute, spesso utilizzate per eludere le sanzioni, finanziare attività sovversive o terroristiche e facilitare transazioni legate ai mercati illegali di armi, stupefacenti e gioco d’azzardo. La loro capacità di rendere anonime le transazioni e di aggirare i controlli ufficiali consente, precisa Moneyval, l’accumulo di proventi difficili da rintracciare e spesso di portata transnazionale.

Le strategie di contrasto

La risposta a questo lungo elenco di casistiche, fornita dal Moneyval, passa attraverso l’utilizzo del congelamento dei fondi, l’attuazione di misure cautelari (come la confisca) e il coordinamento dell’intelligence finanziaria. Restano però armi spuntate in quanto l’organizzazione evidenzia, da parte degli Stati, risposte disomogenee e lacune di coordinamento, con l’utilizzo ancora limitato dell’intelligence finanziaria.

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L’attuazione, poi, delle misure di contrasto internazionale rimane a macchia di leopardo: mentre alcune giurisdizioni hanno sviluppato solidi strumenti di pianificazione strategica, altre sono ancora nelle fasi iniziali dell’integrazione delle dinamiche dei conflitti nella gestione del rischio di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. La strada ancora una volta è indicata nel rafforzamento e potenziamento dello scambio dei dati più sistematico e nell’allineamento della vigilanza finanziaria con l’analisi del rischio geopolitico.

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