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La storia di Bending Spoons: Ferrari e i tre amici, dal fallimento al Nasdaq

Dal massiccio sviluppo di app iOS, Bending Spoons si è affermata con il progetto Immuni e il debutto al Nasdaq

FOTO D'ARCHIVIO: Luca Ferrari, amministratore delegato di Bending Spoons, posa per un ritratto a Milano, in Italia, il 17 ottobre 2024. REUTERS/Claudia Greco/Foto d'archivio REUTERS

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Bending Spoons nasce nel 2013 dalle macerie di un progetto andato male. I quattro fondatori sono tutti italiani (Luca Ferrari, Matteo Danieli, Francesco Patarnello e Luca Querella) e tutti ingegneri formati principalmente all’Università di Padova. Fanno gruppo a Copenaghen, durante un programma di doppia laurea alla Technical University of Denmark.

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L’idea un po’ californiana di lanciare una start up tech li accomuna. E provano con Evertale, un’app di diario personale che non trova mai un mercato. Dalla liquidazione di quel progetto, però, rimangono 40mila dollari. E da lì, da quei 40mila dollari, Ferrari e i soci fondarono la nuova società, il cui nome (Bending Spoons) è ispirato a una scena del film di fantascienza Matrix.

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L’azienda nasce idealmente in Danimarca, ma diventa realtà in Italia. La sede trova spazio inizialmente nel cuore di Milano, su Corso Como, prima di spostarsi in via Bonnet, in Porta Nuova.

Per anni l’azienda resta un nome noto solo agli addetti ai lavori, uno sviluppatore di app per iOS tra i più prolifici d’Europa. Il salto nella percezione pubblica arriva nel 2020, con la pandemia. Il governo italiano sceglie la società per costruire Immuni, l’app di contact tracing pensata per contenere la diffusione del Covid. E da lì la traiettoria cambia, fino al debutto al Nasdaq.

Ma il cuore di questo unicorno italiano rimane quello di una startup, con una sede che ricorda molto quella delle aziende tech americane, con tanto di sala pisolino e cucine attrezzate con snack, caffè, bibite e frutta fresca, tutto gratuito. C’è un bancone bar con tre tipi di birra alla spina, oltre ai classici calciobalilla e ping pong, e due postazioni maxi per videogiochi.

Ogni anno l’azienda invita tutti gli “Spooner” che lavorano da remoto in giro per il mondo a trascorrere una settimana nella sede di Milano. Un modo per tenere unito un gruppo che, nonostante la crescita internazionale, resta fortemente centrato sulla base italiana.

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