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La «Superluna» e il Tg: dentro la fabbrica delle notizie

La redazione televisiva come un laboratorio nel libro di Andrea Rustichelli: tra potere, format, “notiziabilità” e il rischio di un’informazione sempre più standardizzata

di Andrea Biondi

3' di lettura

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C’è una luna rossa che sale nel cielo e una redazione che si mette in moto. Non per capire, ma per non restare indietro. In “Superluna. Nella cucina di un telegiornale”, Andrea Rustichelli, giornalista e conduttore del Tg3, costruisce un racconto che è insieme romanzo e saggio, con una chiave precisa: osservare dall’interno la macchina dell’informazione e metterne in discussione il metodo.

Non è un memoir travestito, né un romanzo di ambiente: è piuttosto un dispositivo critico, che utilizza la forma narrativa per interrogare il metodo dell’informazione.

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Il contesto è quello di una redazione televisiva - Altro Tiggì - osservata dall’interno, nei suoi meccanismi quotidiani: riunioni, gerarchie, costruzione del sommario, tensione tra linea editoriale e pratica giornalistica. Il pretesto narrativo è l’arrivo di un evento astronomico, la “Luna Rossa”, che diventa subito caso mediatico. Ma più che l’evento in sé interessa la sua gestione.

In Altro Tiggì, un telegiornale ben confezionato, riconoscibile, perfino autorevole - ma anche prevedibile - si muovono figure che sono insieme personaggi e funzioni: Belardelli, giornalista critico e refrattario all’omologazione; Bagassoni, direttore che incarna il potere editoriale e il primato del prodotto. Più che un conflitto personale, è una dialettica tra due idee di giornalismo.

Il pretesto narrativo - la Luna Rossa - serve a mostrare quello che traspare con grande chiarezza: il riflesso condizionato dei media. Quando un tema emerge, il sistema si compatta, lo amplifica, lo consuma. «Notizia» diventa ciò di cui tutti parlano. E il rischio arriva a essere quello di una saturazione che svuota i contenuti, li rende intercambiabili.

Il punto messo a fuoco è cruciale: la crisi dell’informazione - secondo la tesi del libro - non è solo questione di piattaforme o di tecnologia, ma di metodo. «Rispetto alla crisi, dunque, è probabilmente da interpellare, più che il dove (cioè il mezzo, il medium), soprattutto il come (cioè il metodo)» .

Il cuore del ragionamento è la “notiziabilità”, cioè la facoltà di selezionare e gerarchizzare i fatti. Nel mondo raccontato da “Superluna”, questa facoltà appare spesso guidata più dal clamore che dall’interesse pubblico. Si privilegia ciò che ha immagini, ciò che si presta al racconto veloce, ciò che genera reazioni. Si trascurano, invece, i temi meno spettacolari ma più strutturali.

La descrizione del lavoro redazionale è, in questo senso, uno degli elementi più riusciti. Tempi stretti, catena gerarchica, scrittura rapida, dipendenza da agenzie e comunicati: il giornalista rischia di diventare un esecutore. Una dinamica che il libro non denuncia con toni moralistici, ma ricostruisce nei suoi passaggi quotidiani.

Non manca una riflessione sul contesto più ampio: la pressione dei social, la serialità dei contenuti, l’ingresso dell’intelligenza artificiale come strumento di produzione. Tutti elementi che contribuiscono a rafforzare una logica già presente.

Eppure, dentro questo quadro, resta una tensione. Belardelli insiste su un’idea diversa: un giornalismo capace di creare distanza critica, di parlare a cittadini e non a follower, di restituire complessità. È una posizione che il libro non mitizza, ma che utilizza come controcanto.

In questo quadro “Superluna” non è tanto un libro sul dietro le quinte del telegiornale, ma sulla sua funzione. La vera materia è il modo in cui le notizie prendono forma. E il risultato è un testo che, più che offrire risposte, rimette al centro una domanda essenziale: che cosa significa oggi informare.

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