La «Superluna» e il Tg: dentro la fabbrica delle notizie
La redazione televisiva come un laboratorio nel libro di Andrea Rustichelli: tra potere, format, “notiziabilità” e il rischio di un’informazione sempre più standardizzata
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C’è una luna rossa che sale nel cielo e una redazione che si mette in moto. Non per capire, ma per non restare indietro. In “Superluna. Nella cucina di un telegiornale”, Andrea Rustichelli, giornalista e conduttore del Tg3, costruisce un racconto che è insieme romanzo e saggio, con una chiave precisa: osservare dall’interno la macchina dell’informazione e metterne in discussione il metodo.
Non è un memoir travestito, né un romanzo di ambiente: è piuttosto un dispositivo critico, che utilizza la forma narrativa per interrogare il metodo dell’informazione.
Il contesto è quello di una redazione televisiva - Altro Tiggì - osservata dall’interno, nei suoi meccanismi quotidiani: riunioni, gerarchie, costruzione del sommario, tensione tra linea editoriale e pratica giornalistica. Il pretesto narrativo è l’arrivo di un evento astronomico, la “Luna Rossa”, che diventa subito caso mediatico. Ma più che l’evento in sé interessa la sua gestione.
In Altro Tiggì, un telegiornale ben confezionato, riconoscibile, perfino autorevole - ma anche prevedibile - si muovono figure che sono insieme personaggi e funzioni: Belardelli, giornalista critico e refrattario all’omologazione; Bagassoni, direttore che incarna il potere editoriale e il primato del prodotto. Più che un conflitto personale, è una dialettica tra due idee di giornalismo.
Il pretesto narrativo - la Luna Rossa - serve a mostrare quello che traspare con grande chiarezza: il riflesso condizionato dei media. Quando un tema emerge, il sistema si compatta, lo amplifica, lo consuma. «Notizia» diventa ciò di cui tutti parlano. E il rischio arriva a essere quello di una saturazione che svuota i contenuti, li rende intercambiabili.








