Spettacoli & geopolitica

Le 80 domande che aiutano a capire il mondo

Giampaolo Musumeci e Beppe Salmetti dialogano con il pubblico al Festival dell’Economia. Ironia e toni lievi per riflettere su guerre, crisi e migrazioni

di Marzia Redaelli

Il giro del mondo in 80 domande. Da Borgo Valsugana alla Kamčatka

Nella foto: Beppe Salmetti; Giampaolo Musumeci

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Capire il mondo partendo da una domanda. Anzi, da tante domande. È questo il cuore dello spettacolo “Il giro del mondo in 80 domande. da Borgo Valsugana alla Kamčatka” presentato al Festival dell’Economia di Trento da Giampaolo Musumeci e Beppe Salmetti: un viaggio tra geopolitica, guerre, migrazioni, tecnologia e cambiamenti globali raccontato con un linguaggio accessibile, ironico e fortemente interattivo.

Un viaggio globale che parte dal pubblico

L’idea nasce da una constatazione semplice: il pubblico oggi ha fame di notizie dall’estero, di scenari internazionali, di chiavi per interpretare un mondo sempre più complesso. E allora niente lezioni frontali o conferenze ingessate, ma uno spettacolo costruito sul dialogo e sul coinvolgimento diretto degli spettatori.

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«Come state?». È da qui che parte il viaggio. Da una domanda apparentemente semplice, che diventa il pretesto per attraversare crisi internazionali, rincaro del petrolio, conflitti, i fatti economici e l’impatto della tecnologia. Perché la geopolitica non è qualcosa di lontano dalla vita quoatidiana: entra nelle case, influenza il prezzo del pane, dell’olio d’oliva, dell’energia.

La geopolitica spiegata col sorriso

Il tono è volutamente leggero, quasi scanzonato. «Come va a finire la guerra? Boh, che ne so», scherzano i due sul palco. Un modo per smontare la retorica degli esperti onniscienti e ricordare che il mondo non offre risposte facili.

Tra una battuta e l’altra, però, arrivano temi serissimi: dallo stretto di Hormuz ai sistemi missilistici Samp/T, dai checkpoint alle tensioni tra Cina e Taiwan. Questioni che spesso sentiamo nominare nei telegiornali senza che qualcuno ce le spieghi davvero.

E allora lo spettacolo prova a colmare queste lacune, senza mai perdere il sorriso. «Molto spesso si danno per scontate un sacco di cose – spiegano – ma il pubblico ha bisogno che qualcuno gliele racconti in modo chiaro».

Cambiare prospettiva

Uno dei temi centrali è il cambiamento del punto di vista. Guardare il mondo da un’altra angolazione. Non più soltanto con una lente eurocentrica, ma cercando di capire come ci vede chi vive dall’altra parte del pianeta.

E così si passa da Nauru, minuscola isola del Pacifico diventata simbolo delle politiche migratorie australiane, al Sudafrica, fino ai nuovi equilibri globali disegnati da Cina, Africa e Medio Oriente.

«Siamo abituati a ragionare per confini – continua Musumeci – ma oggi il mondo è fatto soprattutto di flussi: dati, denaro, persone, cultura». Una rete globale che collega aeroporti, cavi sottomarini, data center e piattaforme digitali, cambiando completamente il modo in cui leggiamo la realtà.

“Facciamo fatica insieme”

Il finale non offre soluzioni preconfezionate. Anzi. Musumeci e Salmetti rivendicano il diritto alla complessità. «Il mondo è difficile, facciamo fatica insieme», è il messaggio che lanciano al pubblico.

Perché avere un’opinione non basta: bisogna costruirla, studiare, approfondire. Informarsi davvero.

E così, alla fine dello spettacolo, arriva la frase che è già diventata una sorta di manifesto: «Buonanotte e buona fortuna». Un invito a non spegnere la curiosità una volta usciti dalla sala, ma a continuare a farsi domande. Perché, in fondo, sono proprio le domande giuste a cambiare il modo di vedere il mondo.

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