Spy Story ucraina

Le ultime chiamate dell’attentatrice di Monaco, la stanza delle torture a Kiev e il primo tempo della spy story ucraina

Anastasiia Berezovska, sospettata per il tentato omicidio dell’oligarca Vadim Ermolaev, è stata ritrovata senza vita vicino a Kiev. Un agente segreto ucraino ha confessato l’omicidio, avrebbe aiutato la donna a compiere l’attentato a insaputa dei suoi superiori

L'ingresso di un edificio residenziale a Monaco, il 30 giugno 2026, dove la sera precedente l'esplosione di un presunto pacco-bomba aveva ferito l'imprenditore di origine ucraina Vadym Yermolaiev e altre due persone. La polizia ha setacciato Monaco e la vicina Francia alla ricerca di un sospetto visto mentre lasciava una borsa o un pacco nell’atrio dell’edificio.  EPA/SEBASTIEN NOGIER EPA

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È il 29 giugno, intorno alle 21:00 all’ingresso di un palazzo residenziale del Principato di Monaco, vicino al confine con la Francia, una bomba esplode e ferisce tre persone, di cui due in modo grave. Una settimana dopo, nei pressi di Kiev, le autorità ucraine trovano il corpo di una donna uccisa a colpi di arma da fuoco. Tra i feriti dell’attentato di Monaco c’è Vadim Ermolaev, businessman ucraino con cittadinanza cipriota, colpito insieme alla compagna e al figlio da un ordigno esplosivo piazzato davanti casa. La donna uccisa a Kiev è Anastasiia Berezovska, ricercata da giorni in tutta Europa perché sospettata di aver piazzato quella bomba. Sembra il soggetto di una spy story hollywoodiana, ma è uno dei casi in cui la realtà supera la fantasia dei migliori sceneggiatori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Attentato a Monaco, identificata la donna ricercata dall’Interpol

L’attentato e la caccia all’uomo

Tutto ha inizio con un tuono che sconquassa la tranquillità del piccolo paradiso fiscale lungo la Costa Azzurra. La sera del 29 giugno, Vadim Ermolaev sta tornando a casa dopo cena assieme a una donna e a suo figlio di tredici anni. Quando stanno per entrare nel palazzo, i tre vengono investiti dall’onda d’urto di un’esplosione che li scaraventa a terra. Trasportati in ospedale a Nizza, le condizioni più critiche sembrano quelle della donna, mentre Ermolaev e il bambino risultano fuori pericolo nel giro di poco tempo. Le autorità di Monaco rivelano che a causare l’esplosione è stata una bomba detonata a distanza con un telecomando. Per la ricca comunità del Principato è uno shock: il Ministro di Stato Christophe Mirmand dichiara che si tratta di un caso senza precedenti e il principe Alberto II parla di un atto «criminale» che ha sconvolto l’intera società monegasca.

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La pista del terrorismo viene esclusa quasi subito, anche se in un primo momento tutte le opzioni rimangono aperte e la Francia mette a disposizione le sue unità investigative anti-terrorismo in caso di necessità. All’inizio si pensa a un attentatore, ma il 3 luglio, venerdì, la polizia di Monaco diffonde l’identikit del sospettato. Si tratta di una donna ucraina di 39 anni, capelli castani, corporatura robusta e un tatuaggio sul braccio destro, forse un serpente. Le telecamere di sicurezza della zona l’hanno ripresa diverse volte mentre perlustrava l’area intorno al palazzo nei giorni precedenti all’esplosione. Il suo nome è Anastasiia Berezovska, e da quel momento è una ricercata internazionale, colpita da una Red Notice dell’Interpol con l’accusa di tentato omicidio e collocamento di un ordigno esplosivo in un luogo pubblico.

Sulle tracce della sospettata

Le autorità in cerca di Berezovska diffondono un altro dettaglio: la sospettata parla tedesco. Da diverso tempo infatti vive a Francoforte, dove la polizia tedesca perquisisce il suo appartamento. Lei non c’è: in base alle prime ricostruzioni degli investigatori, dopo l’attentato ha attraversato a piedi il confine con la Francia fino a Beausoleil, dove ha recuperato un’automobile immatricolata e noleggiata in Germania per poi scappare verso l’Italia. Secondo Morgan Raymond, viceprocuratore di Monaco, la relativa sofisticatezza della bomba e il modus operandi del tentato omicidio suggeriscono che la donna non abbia agito da sola, e forse è stata aiutata anche nella fuga. Il punto più oscuro rimane il movente: esclusa la matrice terroristica, le autorità pensano a un regolamento di conti della criminalità organizzata, visti i possibili legami con l’attività imprenditoriale di Ermolaev. Qualcuno inizia a ipotizzare anche un coinvolgimento dei servizi segreti ucraini, ma le zone d’ombra restano molte.

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Chi è Vadim Ermolaev

«Per quanto ne sappiamo, non è ricercato dalle autorità di Paesi stranieri». Sono le parole del procuratore generale di Monaco Stéphane Thibault, il quale aggiunge che Ermolaev non è mai stato oggetto di indagini nel Principato. Il rapporto del businessman ucraino con il suo Paese di origine, però, è più complicato. Vadim Vladimirovich Ermolaev, 58 anni, è un noto oligarca emerso nei primi anni 2000 che ha costruito la sua fortuna nel settore immobiliare, agroalimentare e degli alcolici. Grazie al controllo della compagnia Alef, è uno dei costruttori più influenti della regione di Dnipro, stabilmente nella top 100 delle persone più ricche dell’Ucraina. È anche co-proprietario della società finanziaria estone Versobank, sospesa nel 2018 dalla Banca centrale europea per violazione delle norme anti-riciclaggio.

Nel 2019 rinuncia alla cittadinanza ucraina e ottiene un passaporto cipriota. In un’intervista rilasciata a Forbes spiega così la sua decisione: «Voglio ottenere protezione internazionale. Il sistema giudiziario ucraino non è ideale e il sistema fiscale non è imparziale. Nel 2021 si trasferisce nel Principato, aggiungendosi al gruppo che un’inchiesta ucraina ha ribattezzato “Battaglione Monaco”, un elenco di miliardari che allo scoppio della guerra sono fuggiti in Costa Azzurra. Nel 2023, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky impone delle sanzioni su Ermolaev, accusandolo di aver continuato a fare affari con i russi nei territori ucraini occupati dal Cremlino, compresa la Crimea.

L’uccisione di Berezovska

Il passato turbolento dell’oligarca nutre il sospetto che l’intelligence ucraina abbia un ruolo nell’attentato, e la morte improvvisa di Anastasiia Berezovska sembra una macabra conferma. Subito dopo il ritrovamento del cadavere della donna, infatti, un ufficiale dei servizi segreti ucraini confessa l’omicidio. Dichiara di aver aiutato Berezovska nelle attività collegate ai fatti di Monaco di nascosto dai suoi superiori, per poi ucciderla con l’aiuto di un ex agente delle forze dell’ordine.

Nella nota ufficiale del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) si legge: «Dopo il suo ritorno in Ucraina, la donna ha comunicato con la sua famiglia e con due uomini. Il primo è un ex agente delle forze dell’ordine, il secondo è un attuale dipendente della Direzione militare del Ministero degli Interni». Per via dei loro contatti sospetti con Berezovska, i due erano già sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori ucraini, che nei giorni precedenti all’omicidio avrebbero anche scoperto una stanza simile a una camera di tortura nel seminterrato dell’abitazione dell’ex agente coinvolto.

Le indagini sono in corso, assicura l’Sbu, specificando che «tutte le informazioni a disposizione delle forze dell’ordine ucraine sono state fornite alle autorità investigative del Principato di Monaco». La sensazione, tuttavia, è che, se questa storia fosse un film, ci troveremmo soltanto alla fine del primo tempo.

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