Liste d’attesa in sanità, a due anni dalla legge solo due Regioni adempienti sui tempi massimi
Prime visite ed esami diagnostici: i dati del 2026 certificano che i target sono ancora lontani e che appena l’11,6% dei cittadini vede soddisfatto in pieno il proprio diritto alla cura
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I punti chiave
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Sono trascorsi due anni dall’approvazione della Legge sulle liste di attesa e tra le novità più rilevanti introdotte c’è la Piattaforma nazionale sulle liste di attesa. Proprio grazie all’ultima versione della Piattaforma, se da una parte sappiamo, come ci ha anche detto l’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ndr), che la capacità delle Regioni di rispettare i tempi massimi di attesa è in miglioramento rispetto al 2025, dall’altra, dai dati pubblicati sulla stessa piattaforma, aggiornati a giugno 2026, è allarme sul rispetto dei tempi massimi di attesa previsti dalla Legge:
Chiedilo al Sole
• per le prime visite, da gennaio a maggio 2026, sono solo 2 le Regioni in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B (Breve, 10 giorni), D (Differita, 30 giorni) e P (Programmata, 120 giorni) in almeno il 90% dei casi;
• per gli esami diagnostici, da gennaio a maggio 2026, sono solo 2 le Regioni in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B, D e P in almeno il 90% dei casi.
Queste sono alcune delle evidenze che emergono dall’analisi realizzata dall’Osservatorio di Salutequità a giugno 2026, sui dati contenuti nella Piattaforma nazionale sulle liste di attesa gestita dall’Agenas e relativi al periodo gennaio-maggio 2026.
La soglia di garanzia
Infatti, secondo il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) 2019-2021 (vigente a maggio 2026) “per tutte le prestazioni ambulatoriali oggetto di monitoraggio (visite specialistiche e prestazioni strumentali),.. il tempo massimo di attesa indicato dalla Regione e Provincia Autonoma dovrà essere garantito (ai fini del monitoraggio) almeno per il 90% delle prenotazioni con Classi di priorità B e D, riferite a tutte le strutture sanitarie...e a decorrere dal 2020 il monitoraggio sarà esteso anche alla classe P”.







