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Liste d’attesa, miglioramenti in 16 regioni

Le Regioni accelerano su visite ed esami da garantire al cittadino nei tempi più rapidi ma restano forti anomalie come l’85,5% di prestazioni erogabili in 4 mesi registrato in Basilicata

di Barbara Gobbi

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A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, il sistema si muove eccome. Non solo rispetto al sostanziale stallo durato quasi mezzo secolo ma anche guardando a un anno e mezzo fa.

A considerare invece quel che resta da fare e soprattutto in termini di appropriatezza e di capacità di risposta, c’è molto da rimboccarsi le maniche visto che nei primi mesi di quest’anno sono stati “bucati” i tempi di 2 milioni di visite ed esami su circa 12,5 milioni di prenotazioni registrate dalla Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa.

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Di certo c’è che la Piattaforma, istituita presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con la legge (Dl 73/2024), sta prendendo quota e per la prima volta consente una misurazione su scala nazionale di quella che è la prima magagna vissuta dai cittadini quando si interfacciano con il Servizio sanitario nazionale.

Dopo una partenza al ralenti, oggi si è arrivati al cruscotto 2.0, “in chiaro” anche per gli utenti, dove si dà conto delle performance regionali per le prime visite specialistiche e per 22 gruppi di esami diagnostici: quelli previsti dal Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa 2019-2021 e che vanno dalla prima visita cardiologica a quella oncologica all’oculistica e dalla mammografia alla Tac torace fino alla spirometria.

Esami che quotidianamente vengono prescritti essenzialmente dal medico di famiglia sulla base di criteri di priorità che dettano - o almeno dovrebbero farlo - il tempo limite in cui ogni prestazione va erogata.

E cioè (sempre bene ricordarlo):
- 3 giorni per le urgenze (classe U);
- 10 giorni per un’attesa breve (classe B);
- 30 giorni per le visite;
- 60 giorni per gli esami per la classe D (differita) ;
- 120 giorni per la classe P (programmata).

Schillaci: «Operazione trasparenza»

La piattaforma, pure se consultabile dai cittadini, ha però ancora la valenza di strumento tecnico-organizzativo. Con la pubblicazione sempre più raffinata dei dati ci si aspetta che ogni Regione e azienda sanitaria sia stimolata - non solo per obbligo di legge - a fare sempre meglio accorciando i tempi.

Di «operazione trasparenza» ha parlato aprendo la presentazione del nuovo “cruscotto” il ministro della Salute Orazio Schillaci, che della lotta alle liste d’attesa ha fatto la sua priorità.

«Dopo più d 47 anni dalla fondazione del Ssn l’Italia ha una Piattaforma nazionale di gestione delle liste d’attesa - ha detto -. Un vuoto di mezzo secolo che finalmente viene colmato».

Il ministro, che da inizio mandato ha avuto più di un motivo di scontro con i governatori proprio sull’attuazione della legge contro le code in sanità, ha voluto sottolineare che «la collaborazione con le Regioni non è mai stata così intensa» e che «la piattaforma non ha l’intento di essere una classifica ma nasce per migliorare il sistema in un’ottica di trasparenza».

A che punto siamo

A tracciare il bilancio è il direttore generale Agenas, Angelo Tanese: «Tra gennaio 2025 e aprile 2026 la Piattaforma ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni, di cui circa 32 milioni per prime visite specialistiche e circa 33 milioni per prestazioni diagnostiche - ha spiegato - effettuate nel pubblico o nel privato accreditato.

Una base dati già molto ampia, che si alimenterà via via in modo automatico dai Cup delle Regioni e che finalmente ci consente di leggere il trend, comprendere il fenomeno, analizzare i punti critici e misurare l’impatto delle misure correttive.

Entro la fine del 2026, intanto, l’obiettivo è arrivare alla piena interoperabilità piena con le 21 piattaforme dei Cup regionali e misurare i tempi di attesa con un flusso dati giornaliero».

RISPETTO DEI TEMPI DELLA PRIMA DISPONIBILITÀ PROPOSTA

Dati in percentuale

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I nodi critici

Il primo dato critico è quello che emerge dal “punto” fatto da Agenas e che arriva ad aprile scorso: nei primi quattro mesi di quest’anno, riprendendo la logica del “bicchiere mezzo vuoto”, sono 2 milioni le richieste di prestazioni cui la sanità pubblica non è riuscita a dare una risposta. Per la precisione, 1,914 milioni, chiariscono da Agenas.

Nel dettaglio 1,3 milioni di visite e 700mila esami, tra cui prestazioni cruciali tanto da rientrare anche tra gli screening Ssn come la colonscopia che in caso di urgenza vede il rispetto dei tempi in appena il 37% dei casi.

Se si volesse ampliare lo sguardo all’anno e 4 mesi del monitoraggio (da gennaio 2025) che include i 65 milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma, un calcolo spannometrico restituirebbe un gap di 13 milioni di prestazioni non evase, mal contate, tra 7 milioni di visite e 5 milioni di esami “persi”.

Tra queste è chiaro che rientrano - come ha rilevato il Dg Tanese - innanzitutto anche quelle che «magari di un solo giorno» sforano i tempi prescritti dalle classi di priorità.

I dati per Regione

Nel primo quadrimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2025 - rilevano dall’Agenzia che monitora in tempo reale la situazione e che ha annunciato un Bollettino trimestrale sull’andamento -, si evidenzia però un miglioramento a livello nazionale sia per le visite sia per gli esami diagnostici, su tutte le classi di priorità.

In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa passa dal 76,1% al 78,7% mentre per gli esami diagnostici va dall’83% all’84,7 per cento. Il miglioramento riguarda soprattutto le prestazioni “urgenti” e “brevi”, a testimonianza di «un lavoro intenso in corso nelle Regioni» e di un sistema che nel complesso «è in tensione», ha sottolineato ancora il Dg Tanese.

Il quadro generale restituisce il miglioramento in 16 Regioni su 21 mentre analizzando il dato sulle singole Regioni, per le prime visite peggiorano Abruzzo, Trento, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta mentre per gli esami sono in “calo” sempre Abruzzo, Piemonte, Bolzano, Trento, Sicilia e Valle d’Aosta.

Alcune Regioni, come l’Abruzzo che nel complesso presenta un trend discesa, registrano però un balzo sulla classe di priorità U tra primo quadrimestre 2025 (76,5%) e primo quadrimestre di quest’anno (85,6%) a riconferma della scelta di recuperare proprio dove i cittadini presentano maggiore urgenza.

Troppe “programmate”

Tra le prime anomalie da correggere, l’attribuzione “sospetta” dei codici di priorità: in Basilicata la percentuale di prime visite in classe P (erogabile in 120 giorni) arriva all’85,5%, in Campania supera l’80%, in Molise è del 71,5% e in Calabria del 66,5% mentre nel Lazio è del 51,4% e giù a scendere.

All’opposto c’è il dato di Toscana (7,8%), Piemonte (8,2%), Emilia Romagna (8,8%) e Umbria (13,5%) e «su questo aspetto è stato avviato un confronto con le Regioni», avvisano da Agenas.

Poi c’è il dato che emerge dall’analisi del Sistema Tessera sanitaria ed è il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente avvenute che si ferma a poco più del 50% (50,3% prime visite e 54,4% esami) mentre si considera “fisiologico” il mancato passaggio al Cup di una quota al massimo del 25-30% delle ricette.

Al di là delle scelte dei singoli, è evidente che come rilevano da Agenas percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti.

Su questo fronte per la prima visita “performano” peggio Abruzzo (33,7%), Lazio (36,2%), Piemonte (45%) e Puglia (46,8%) e per gli esami diagnostici Lazio (37,3%), Abruzzo (39,3%), Puglia (43,2%).

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