Liste d’attesa, miglioramenti in 16 regioni
Le Regioni accelerano su visite ed esami da garantire al cittadino nei tempi più rapidi ma restano forti anomalie come l’85,5% di prestazioni erogabili in 4 mesi registrato in Basilicata
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A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, il sistema si muove eccome. Non solo rispetto al sostanziale stallo durato quasi mezzo secolo ma anche guardando a un anno e mezzo fa.
A considerare invece quel che resta da fare e soprattutto in termini di appropriatezza e di capacità di risposta, c’è molto da rimboccarsi le maniche visto che nei primi mesi di quest’anno sono stati “bucati” i tempi di 2 milioni di visite ed esami su circa 12,5 milioni di prenotazioni registrate dalla Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa.
Di certo c’è che la Piattaforma, istituita presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con la legge (Dl 73/2024), sta prendendo quota e per la prima volta consente una misurazione su scala nazionale di quella che è la prima magagna vissuta dai cittadini quando si interfacciano con il Servizio sanitario nazionale.
Dopo una partenza al ralenti, oggi si è arrivati al cruscotto 2.0, “in chiaro” anche per gli utenti, dove si dà conto delle performance regionali per le prime visite specialistiche e per 22 gruppi di esami diagnostici: quelli previsti dal Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa 2019-2021 e che vanno dalla prima visita cardiologica a quella oncologica all’oculistica e dalla mammografia alla Tac torace fino alla spirometria.
Esami che quotidianamente vengono prescritti essenzialmente dal medico di famiglia sulla base di criteri di priorità che dettano - o almeno dovrebbero farlo - il tempo limite in cui ogni prestazione va erogata.







