Lo strano legame tra equità, punizioni e produzione volontaria di beni pubblici
La sfida che ci si pone davanti, quindi, è quella di progettare o ri-progettare istituzioni e organizzazioni più rispettose della nostra natura umana, più capaci di creare opportunità di cooperazione e nelle quali i membri sono più felici di interagire gli uni con gli altri.
di Vittorio Pelligra
7' di lettura
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La qualità della vita nelle nostre società complesse è sempre più dipendente dalla qualità dei beni pubblici a cui possiamo avere accesso. I beni pubblici sono beni che, diversamente da quelli privati, non si consumano con l’uso e dal cui godimento non si può legittimamente escludere nessuno.
Se mi compro una pizza e la mangio, quella stessa pizza non sarà più disponibile per nessun altro. Per questa sua caratteristica la pizza, così come tutti gli altri beni privati, è detta “rivale”. Allo stesso modo, se mi compro una pizza posso legittimamente impedire a qualcun altro di mangiarsela. La pizza è mia. In questo senso i beni privati sono detti “escludibili”.
I beni pubblici sono “non rivali” e “non escludibili”
Tutto all’opposto di quelli privati, i beni pubblici sono, invece, “non rivali” e non escludibili”. Se mio figlio va a scuola, questo non impedisce a un altro bambino o a un’altra bambina di godere dello stesso bene “istruzione”. Analogamente non è legittimamente possibile impedire a un bambino o a una bambina di andare a scuola. Il bene istruzione è, in quanto “non rivale” e “non escludibile”, un bene pubblico.
Una delle implicazioni più importanti della natura pubblica di certi beni, è che questi non possono essere prodotti efficientemente dal mercato. Immaginate che voglia installare nella via davanti a casa mia dei pali dell’illuminazione. Naturalmente questi pali illuminerebbero non soltanto il vialetto di casa mia, ma anche quelli dei miei vicini. Quell’illuminazione è dunque un bene pubblico perché non rivale e non escludibile. Se, una volta installati i lampioni, andassi dai miei vicini per farmi pagare per il bene di cui ora usufruiscono grazie alla mia illuminazione, questi potrebbero ragionevolmente rifiutarsi pur continuando a godere del bene. Potrebbero, cioè, comportarsi da free riders, coloro che usufruiscono di un bene o di un servizio senza sopportarne i costi.
Chi produce i beni pubblici?
Questa logica naturalmente scoraggia la produzione volontaria dei beni pubblici che, infatti, proprio per questa ragione, sono nella maggior parte dei casi prodotti dallo Stato. Ma ci sono alcuni beni pubblici che per loro stessa natura non possono essere prodotti neanche dal settore pubblico. Sono per esempio i beni la cui portata travalica quella della singola nazione: l’ambiente globale, le acque degli oceani, l’atmosfera, i grandi fiumi che attraversano più nazioni, il sistema internazionale di protezione della salute, la qualità della stampa e del dibattito pubblico, la cooperazione economica tra gli stati e, come tragicamente stiamo constatando in questi mesi, la pace. Altri beni pubblici, invece, non possono essere prodotti dallo Stato per la loro stessa natura: la raccolta del sangue, la fiducia interpersonale, il rispetto delle norme di convivenza sociale, l’onestà, solo per fare qualche esempio. Tutti questi beni pubblici possono essere prodotti solo su base volontaria.
Senza incentivi, beni pubblici insufficienti
E questo ci porta al problema iniziale. Se non ci sono incentivi privati alla produzione volontaria di questi beni pubblici cosa succede? Succede che questi beni verranno prodotti in quantità insufficiente. L’ambiente viene sfruttato eccessivamente e degradato, la fiducia si riduce, tradimento dopo tradimento, scandalo dopo scandalo, la qualità del dibattito pubblico e della stampa tende a ridursi, volta com’è alla ricerca di un click di un punto di share in più. Gli economisti comportamentali da qualche decennio, ormai, si sono dedicati allo studio delle dinamiche che ostacolano o facilitano la produzione di beni pubblici. Questo processo è diventato l’esempio principale per analizzare la cooperazione in tutti i quei casi nei quali le parti in gioco sono numerose. Per replicare sperimentalmente la dinamica insita nella produzione di beni pubblici viene utilizzato il cosiddetto public good game.








