La norma

Lombardia introduce oneri maggiorati fino al 200% per la costruzione di data center in aree verdi e agricole

La nuova legge regionale mira a frenare l'espansione incontrollata dei data center, favorendo il riutilizzo di aree industriali dismesse e garantendo un controllo sull'impatto ambientale e energetico.

di Sara Monaci

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La Lombardia prova a regolamentare i data center. È la prima Regione in Italia che approva una legge finalizzata a disincentivarne la realizzazione, attraverso un inasprimento notevole degli oneri di costruzione: il 100% in più rispetto ad oggi nelle aree agricole e il 200% in più nei parchi.

La norma è stata approvata il 26 maggio 2026 dal consiglio regionale dopo un lungo dibattito, che ha visto anche una parziale collaborazione da parte dell’opposizione di centrosinistra (durante il voto tre democratici si sono astenuti e tre sono usciti dall’aula).

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L’ok finale è arrivato non senza sorprese: se nel progetto iniziale si parlava di un incremento degli oneri tra il 50 e il 75%, rispettivamente per le aree rurali e per i parchi, ora l’aumento sarà appunto del 100% sulle aree rurali e del 200% nelle zone verdi (dopo l’emendamento del capogruppo della Lega, Alessandro Corbetta).

Una stangata che dovrebbe servire non a bloccare ma almeno a disincentivare la tendenza a comprare aree con l’obiettivo - spesso senza tempi e progetti chiari, annotano i vertici lombardi - di realizzare data center.

Il motivo per cui la Lombardia ha preceduto non solo le altre Regioni, ma anche lo stesso Governo, è che proprio qui si trova il maggior numero di progetti realizzati o da realizzare.

Solo nell’area metropolitana di Milano si contano già 33 data center attivi; altri 10 sono in fase di realizzazione e 23 in fase di valutazione.

Se l’hinterland milanese è l’area più “bersagliata”, anche nelle altre province viene registrato un aumento di interesse: nel resto della Lombardia ce ne sono tre già attivi, più uno in costruzione e 5 in fase di valutazione.

 La Lombardia da sola ha raccolto il 63% delle richieste di autorizzazione presentate in tutta Italia.

La stima dell’assessorato agli Enti locali e Risorse energetiche è che dei 22 miliardi di investimenti avviati in tutto il Paese, la metà si concentrano sul suolo lombardo, sulla base di piani repentini peraltro, che si svilupperanno in soli 5 anni.

Tra quanti hanno scelto di puntare sull’economia dei dati, investendo in Lombardia, ci sono Amazon, Aruba, Eni e Stack Emea, per fare qualche esempio.

«Non possiamo, alla luce di questi numeri, bloccare lo sviluppo delle aziende e dell’occupazione, la corsa all’intelligenza artificiale è già un dato di fatto - dice l’assessore della Lombardia Massimo Sertori - Possiamo però provare a tenere sotto controllo il fenomeno evitando gli eccessi e lo sfruttamento esasperato del territorio».

La legge, quindi, prevede un forte disincentivo a costruire nelle aree verdi, dove l’impatto non sarebbe sostenibile dal punto di vista ambientale, ma al tempo stesso viene favorito l’utilizzo di ex aree industriali dismesse. In questo caso non ci sono oneri aggiuntivi, ma anzi la legge propone facilitazioni burocratiche.

Rispetto alle preoccupazioni relative al rischio di avere un consumo energetico fuori controllo, l’assessore Sertori tende comunque a ridimensionare: «Abbiamo richieste per 30 Gigawatt in tutta Italia, di cui la metà in Lombardia. Ma sul nostro territorio, vedendo i progetti reali e più concreti, dovremmo autorizzarne solo per un valore energetico complessivo pari al massimo a 2 Gigawatt. Con questa legge intendiamo colmare un vuoto, con regole certe e procedure omogenee per gli investimenti».

In base alla legge lombarda Terna farà parte della cabina di regia e si impegnerà a mappare la disponibilità di energia nei siti.

Dall’opposizione parla il democratico Matteo Piloni: «In Lombardia abbiamo provato a riempire il vuoto del governo Meloni sulle politiche industriali. Lo sviluppo dei data center è necessario ma non può esser lasciato al caso o solo al mercato, serve una visione politica. Tuttavia in questa legge manca una vera e decisiva tutela del suolo, perché né il governo né la Regione hanno messo vincoli stringenti. Ci dovremo mettere mano in attesa di una legge nazionale.

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