Innovazione

Lotta all'obesità, i nuovi farmaci ora guardano oltre la bilancia

Gli studi presentati all'Eco 2026 di Istanbul mostrano che il tema non è più soltanto perdere peso: il focus si sposta sul mantenimento e sugli effetti delle terapie sulle patologie correlate

di Francesca Cerati

Doctor measuring obese man waist body fat. Obesity and weight to loose. JPC-PROD - stock.adobe.com

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Non è più la perdita di peso la notizia. È ciò che succede dopo. La traiettoria dei farmaci anti-obesità sta cambiando rapidamente e l'European Congress on Obesity (Eco26) di Istanbul ha reso evidente un passaggio di fase: dai risultati sul dimagrimento alla gestione cronica della malattia e delle sue complicanze. In questo scenario la competizione scientifica tra Eli Lilly e Novo Nordisk si sposta sempre più sul mantenimento del peso e sugli effetti sistemici dei trattamenti.

I due lavori cardine presentati al congresso, pubblicati su “The Lancet” e “Nature Medicine”, affrontano lo stesso problema da prospettive complementari: cosa accade quando la terapia viene continuata, modificata o interrotta.

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Nel trial Surmount-Maintain, pubblicato su “The Lancet”, i pazienti trattati con tirzepatide che hanno proseguito il trattamento hanno mantenuto quasi integralmente la perdita di peso ottenuta nella fase iniziale, mentre la sospensione ha determinato un recupero significativo. I partecipanti che hanno continuato la terapia alla dose massima tollerata hanno conservato il 96,5% del peso perso, mentre chi è passato al placebo ha recuperato in media circa 13 chili in un anno. Anche la riduzione del dosaggio a 5 mg si è dimostrata più efficace dell'interruzione completa del trattamento. «Sospendere una terapia efficace nell'obesità significa perdere il beneficio clinico ottenuto -, ha spiegato Deborah Horn della McGovern Medical School di Houston -. È la conferma che l'obesità va trattata come una malattia cronica».

Il secondo studio, Attain-Maintain pubblicato su “Nature Medicine”, ha valutato il passaggio all'orforglipron orale sviluppato da Eli Lilly. I dati indicano che il mantenimento della perdita di peso resta in larga parte possibile anche dopo il cambio di formulazione: i pazienti provenienti da semaglutide hanno mantenuto circa il 79% del peso perso, mentre quelli inizialmente trattati con tirzepatide ne hanno conservato circa il 75%. «Per alcuni pazienti un lieve recupero di peso può essere clinicamente accettabile se una terapia orale migliora l'aderenza nel lungo periodo», ha osservato Louis Aronne del Weill Cornell Medicine di New York.

La questione della persistenza terapeutica non è secondaria neppure sul piano organizzativo ed economico. Una compressa quotidiana, senza necessità di iniezioni o catena del freddo, potrebbe ridurre costi logistici, semplificare la distribuzione e limitare gli abbandoni del trattamento. Ed è proprio sulla continuità terapeutica che si giocherà la prossima fase della partita dei Glp-1.

Farmaci anti-obesità aiutano a mantenere la perdita di peso

A Istanbul è apparso chiaro che l'obesità viene ormai considerata una patologia sistemica, con effetti che vanno ben oltre il peso corporeo. Per questo la ricerca si sta rapidamente allargando alle complicanze cardiovascolari, respiratorie, epatiche e neurologiche.

Uno dei fronti più avanzati riguarda la salute cardiovascolare. I dati discussi al congresso hanno confermato che la riduzione di peso ottenuta con Glp-1 e doppi agonisti si accompagna spesso a miglioramenti clinicamente significativi della pressione arteriosa, dei livelli di colesterolo e dei marker infiammatori. Alcuni studi mostrano riduzioni della pressione sistolica di oltre 6-7 mmHg e un miglioramento della funzione cardiometabolica già nei primi mesi di terapia. Nei pazienti con obesità e insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata, semaglutide ha inoltre dimostrato di migliorare sintomi, capacità funzionale e qualità della vita.

Parallelamente cresce il corpo di evidenze sul rischio cardiovascolare. I risultati del trial Select, più volte richiamati durante il congresso, avevano già mostrato che semaglutide riduce del 20% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con obesità e malattia cardiovascolare pregressa. È uno dei dati che ha contribuito a trasformare la percezione clinica di queste molecole, ormai considerate non soltanto farmaci per il controllo del peso ma strumenti di prevenzione cardiometabolica.

Un altro capitolo centrale è quello epatico. Le nuove evidenze sulla Mash, la steatoepatite associata a disfunzione metabolica, indicano che sia semaglutide sia tirzepatide possono favorire la remissione della malattia, mentre sul miglioramento della fibrosi epatica i dati oggi più robusti riguardano semaglutide sviluppato da Novo Nordisk. La Mash rappresenta una delle principali cause emergenti di cirrosi e trapianto di fegato nei Paesi occidentali ed è strettamente associata all'obesità viscerale.

I ricercatori hanno discusso anche dei risultati sull'apnea ostruttiva del sonno, una complicanza molto frequente nei pazienti con obesità severa. I dati preliminari indicano una riduzione significativa degli episodi notturni di apnea nei pazienti trattati con tirzepatide, con miglioramenti della qualità del sonno e della sonnolenza diurna. Cresce inoltre l'interesse sugli effetti nell'osteoartrosi del ginocchio, dove la perdita di peso sembra associarsi a una riduzione del dolore e a un miglioramento della mobilità.

Un capitolo emergente riguarda la salute femminile. Diversi interventi hanno richiamato il possibile ruolo dell'obesità nella modulazione dei sintomi menopausali e nelle alterazioni metaboliche legate alla riduzione degli estrogeni. Al congresso sono stati presentati anche dati preliminari sull'emicrania cronica, con l'ipotesi che la riduzione dell'infiammazione sistemica e del peso corporeo possa attenuare frequenza e intensità degli attacchi.

«La perdita di peso non rappresenta più il solo endpoint clinico -, ha sintetizzato Barbara McGowan del Guy's & St Thomas' Hospital di Londra -. La sfida è trattare le complicanze in modo integrato e scegliere il farmaco in base al profilo del singolo paziente». È il segnale più evidente della nuova fase dei Glp-1: meno attenzione ai chili persi come obiettivo isolato e più focus sulla riduzione del rischio clinico complessivo.

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