I conti dei sei mesi

Lvmh argina la crisi del lusso: debito in calo, ricavi in tenuta

Il presidente e ceo Arnault: «Fiducia nel potenziale di lungo termine». Crescita organica del 2% a 36,8 miliardi, a due cifre solo gioielli e orologi (+11%)

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È il più grande gruppo del lusso al mondo, con ricavi circa quattro volte quelli del secondo (Richemont). Il suo marchio di punta, Louis Vuitton, è il più grande per ricavi e il più famoso al mondo: quando Lvmh annuncia i dati l’intero settore osserva e si muove di conseguenza, a maggior ragione in un momento di rallentamento che dura dal 2025, a partire da Lvmh.

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Dall’inizio dell’anno il titolo ha perso il 28,42%, a fronte di un aumento del Cac 40 di Parigi del 2,7%. La capitalizzazione è di circa 230 miliardi, 21 volte l’utile netto del 2025. Il 27 luglio, giorno dei risultati del primo semestre, il titolo aveva chiuso a 464,05 euro, con un aumento dello 0,51%, in linea con il Cac 40 (+0,71%).

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Se il leggero rialzo sia stato un segnale della ritrovata fiducia degli investitori lo vedremo nei prossimi giorni, ma i titoli scambiati a New York alle 17 di Parigi di oggi erano scesi dell’1,8%, toccando un minimo rispetto al giugno del 2025.

La crescita organica dei ricavi nel primo semestre è stata del 2% a 36,8 miliardi e del 3% nel solo secondo trimestre. A doppia cifra (+11%) ha corso la divisione orologi e gioielli, confermando il buon momento dell’hard luxury, già indicato dai numeri di Richemont, gruppo svizzero che ha in portafoglio, Cartier, Van Cleef&Arpels e Buccellati.

Con 5,225 miliardi di ricavi la divisione però è la terza di Lvmh, dopo Fashion & Leather Goods (18,1 miliardi) e Selective Retailing (trainata da Sephora a 5,4 miliardi).

La crescita organica della divisione, che comprende Louis Vuitton e Dior, è stata dell’1% e a frenare il fatturato complessivo di Lvmh sono state pure le altre due divisioni, Perfume &Cosmetics (-1% a 3,9 miliardi) e Wines & Spirits (+5%, ma con vendite totali di “soli” 2,6 miliardi).

Anche sulla redditività le buone notizie vengono dalla divisione alcolici, che pare aver superato un momento negativo, legato ai minori consumi da parte delle generazioni più giovani e ai dazi.

Per Lvmh è una divisione, identitaria: il nucleo originario attorno al quale Bernard Arnault ha costruito il gruppo, che oggi conta 70 maison, è costituito da Louis Vuitton (LV dell’acronimo), dallo champagne Moet et Chandon (M) e dal cognac Hennessy (H). In calo il debito (-19%), passato dai 10,1 miliardi del primo semestre 2025 a 8,2.

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La redditività operativa complessiva è scesa del 4% a 8,7 miliardi (pari a un margine sui ricavi del 22,5%), ma quella della parte Wines & Spirits è salita dell’11% a 582 milioni, seguita da quella di orologi e gioielli (+9% a 831 milioni). In calo gli utili della moda (-7% a 6,2 miliardi) e della cosmetica (-2% a 417 milioni). Come per Zegna e Moncler, che hanno già pubblicato i dati del primo semestre, a compensare lo stallo dovuto alla guerra nel Golfo Persico sono stati gli Stati Uniti e, in parte, la lenta ripresa della Greater China che ha avuto effetti positivi sui risultati dell’Asia nel suo complesso.

Un segnale che il clima all’interno del gruppo non sia del tutto rasserenato l’ha dato il fondatore, Bernard Arnault, uomo più ricco di Francia e tra primi cinque al mondo: a 77 anni tiene per sé i ruoli di presidente e ceo del gruppo, anche se tutti e cinque i figli hanno ruoli apicali, a partire da Delphine, ceo di Dior.

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A margine della semestrale ha detto di «avere fiducia nel potenziale a lungo termine del gruppo»; martedì scorso però Le Monde gli aveva dedicato uno dei suoi ritratti estivi, richiamato in prima pagina con una gigantesca (e bella) fotografia dell’imprenditore, ma definendo l’atmosfera tra i dipendenti un mix di «terrore e ammirazione» e ipotizzando che tra i cinque eredi ci siano forti tensioni In una lettera al quotidiano, pubblicata sull’account Lvmh di X, Arnault ha detto che «chiunque scommetta sull’incrinatura di una famiglia per vendere carta dovrà aspettare a lungo».

I rapporti tra Arnault e parte della stampa non sono mai stati idilliaci, ma la durezza della replica a Le Monde colpisce in un uomo solitamente fedele – nel bene e nel male – al consiglio dantesco “non ti curar di lor, ma guarda e passa”.

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