Natalità

Mamme d’Europa tra tassi di fertilità in calo e aumento dell’età al primo figlio

Sempre più europee posticipano la maternità. L’Unione cresce più grazie all’immigrazione che ai nuovi nati.

di Maria Paola Mosca

4' di lettura

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Le donne in Europa fanno sempre meno figli. E le primipare sono sempre più attempate. Tra percorsi di studio che le impegnano per periodi più lunghi, costi in continua crescita per la cura dell’infanzia e la scienza che permette di protrarre i limiti dell’età fertile, diventare madri non ha più le stesse caratteristiche del passato. A fare un quadro della situazione, gli ultimi dati di Eurostat che mostrano per tutto il continente picchi negativi delle nascite, tassi di fertilità totali in calo e l’aumento dell’età di quante partoriscono per la prima volta. Non si tratta certo di tendenze sconosciute, la direzione verso cui vanno queste linee di evoluzione è più o meno la stessa da almeno sessant’anni. Ma si rinnovano ancora una volta gli estremi raggiunti.

Le statistiche delle nascite

Stando ai numeri dell’ufficio statistico europeo, nel 2023 i nati entro i confini dell’Unione sono stati tre milioni e 667 mila. Minimo storico a cui si affianca un tasso di fertilità continentale di 1,38 nati per donna, altra cifra mai così bassa. Questa la media tra i 27, dal picco della Bulgaria (1,81) al punto inferiore di Malta (1,06). Innegabile, insomma, l’andamento discendente della curva delle nascite a partire dagli anni ‘60, da quando, cioè vengono raccolte stime comparabili: oggi nascono due volte meno bambini di sessant’anni fa. Si continua, poi, ad allontanare l’apice registrato nel ‘64: allora i neonati europei erano stati 6,8 milioni.

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L’identikit delle mamme

Il numero medio di figli per donna, per quanto chiave nel descrivere le tendenze, restituisce solo in parte il quadro generale di una popolazione dell’Unione europea che se cresce, di poco e con chiare differenze nei vari Paesi, è grazie più all’impatto dell’immigrazione che ai nuovi nati.

Utile allora chiedersi chi sono le mamme in Europa. E facile, poi, scoprire come alcuni elementi le accomunano in tutto il continente. Alla tendenza diffusa ad avere meno figli, si accompagna, per esempio, l’aumento continuo dell’età delle madri. Altra caratteristica che porta il 2023 ad essere un anno record. Nel 2001 in Europa le mamme avevano mediamente 29 anni, ma poco più di un ventennio dopo questa cifra è salita a 31,2. Tocca inoltre il suo massimo anche l’età delle donne che partoriscono per la prima volta: la media attuale di 29,8 anni è aumentata di un anno esatto rispetto al 2013, quando si è iniziato a monitorare questo dato specifico. Guardando alle statistiche nazionali, nell’Unione europea le donne diventano mamme leggermente prima in Bulgaria e Romania (rispettivamente a 26,9 e 27,1 anni). Mentre, all’estremo opposto, sono più “anziane” quelle che vivono in Italia e in Irlanda (31,8 e 31,6 rispettivamente).

In generale, in tutta Europa le donne hanno poi sempre meno figli da giovani. Tanto che se per decenni, dalla seconda metà del secolo scorso, la maggioranza dei bambini nascevano da madri sotto i trent’anni, a partire dalla metà degli anni ‘70 questo numero è in crescita continua. Secondo le Nazioni Unite, dal 2015 sono soprattutto le ultratrentenni a dare alla luce il maggior numero di figli. Infatti il tasso di fertilità massimo si registra nella fascia 30-34. Inoltre, oggi sono molte di più le quarantenni che diventano madri rispetto alle adolescenti.

Le ragioni del procrastinare

Alla base dei cambiamenti nell’età delle donne al primo parto o del numero di figli che hanno ci sono ragioni molteplici ma spesso molto chiare. Da una parte, le giovani passano più anni a studiare e a sviluppare le loro carriere. Dall’altra, con l’accesso più facile alla contraccezione e i progressi nei trattamenti per la fertilità, le donne se lo vogliono possono posticipare il concepimento. E quindi, di fatto, valutare meglio i tempi, l’opportunità e le possibilità effettive di sostenere i costi connessi alla nascita e alla cura dell’infanzia.

Le proiezioni per il futuro

Al momento, nonostante le diverse iniziative politiche per invertire le tendenze, le proiezioni per la crescita futura in Europa segnalano un aumento modesto dei tassi di fertilità. Secondo il think tank Bruegel, per esempio, da qui al 2070 si dovrebbe arrivare a 1,6 nati per donna. Cifra comunque al di sotto della “quota di sostituzione” di 2,1 e che prospetta una variazione naturale della popolazione in negativo, non compensata più dai flussi migratori, specialmente in alcune le zone del continente e in particolare nell’Europa meridionale. Italia in testa, perché più che altrove, le cause di questa evoluzione sarebbero imputabili anche al numero delle giovani che emigrano e al declino dei tassi di natalità tra quelle che restano, su cui pesa inoltre la carenza di politiche familiari efficaci e servizi per la cura accessibili.

Non sono però solo gli stati Mediterranei o dell’est Europa a conoscere sviluppi simili. Nonostante i generosi programmi di welfare familiare, anche le tendenze dei Paesi nordici sono al ribasso e, secondo i numeri dei singoli istituti di statistica nazionali, si conosce la crisi di natalità del resto dell’Unione. I tassi di fertilità sono infatti scesi in Svezia, passando da una media di 2,13 figli per donna negli anni ‘90 al minimo di 1,43 nel 2024. In Norvegia, dove in dieci anni dal 2014 le mamme sono passate dall’avere quasi 1,8 figli ciascuna a 1,4, e le primipare dall’avere meno di 29 anni a superare oggi i 30. E anche in Finlandia, dove la situazione è cambiata profondamente. Non solo il tasso di fertilità è calato da oltre 1,7 nel 2014, al 1,2 riportato dalle ultime rilevazioni di fine aprile, ma nello stesso periodo l’età media delle primipare è salita da 28,6 a 30,4 anni.

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