Usa

Musk perde la causa contro Altman per OpenAI

La giuria ha respinto la causa di Musk sottolineando che l’azione legale è arrivata troppo tardi

di Biagio Simonetta

Foto Combo di Elon Musk e Sam Altman Reuters

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Niente da fare, almeno per ora. Elon Musk ha perso la sua causa contro Sam Altman sul futuro di OpenAI. Una giuria federale di Oakland, in California, ha stabilito all’unanimità che l’azienda con sede a San Francisco, che Musk e Altman hanno co-fondato ormai una decina di anni fa, non è responsabile nei confronti di di Mister Tesla per essersi allontanata dalla missione originaria dell’organizzazione, nata con l’obiettivo dichiarato di sviluppare intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità.

Dopo che la giuria consultiva aveva ritenuto Altman e OpenAI non responsabili, il tribunale, presieduto dalla giudice distrettuale statunitense Yvonne Gonzalez Rogers, ha confermato la decisione.

Loading...

Secondo il verdetto, Musk avrebbe presentato la causa troppo tardi. Chiaramente è difficile dire adesso se l’uomo più ricco del mondo si sfilerà da questa battaglia. A giudicare dall’energia che ci sta mettendo, sembra improbabile. E nel sistema federale statunitense, la prima opzione è il ricorso in appello. Musk, dunque, potrebbe chiedere alla Corte d’Appello del Ninth Circuit di rivedere la decisione sostenendo, ad esempio, che il giudice abbia interpretato male alcuni aspetti procedurali o giuridici, in particolare il tema della prescrizione o del ritardo con cui è stata presentata la causa.

Però va detto che le corti d’appello non rifanno il processo da zero, e difficilmente ribaltano un verdetto unanime di giuria se non emergono errori giuridici concreti.

Il verdetto odierno, dunque, rischia (per Musk) di porre la parola fine a uno scontro che andava avanti da mesi e che aveva assunto un peso simbolico molto più ampio del semplice contenzioso societario.

In aula, infatti, non si è discusso soltanto dei rapporti fra i fondatori di OpenAI, ma anche del modello economico e strategico che sta ridefinendo l’intero settore dell’intelligenza artificiale. Durante il processo, durato undici giorni, il confronto si è concentrato anche sulla credibilità personale dei protagonisti. I legali delle due parti hanno attaccato direttamente Sam Altman ed Elon Musk, accusandosi reciprocamente di avere usato la retorica dell’interesse pubblico per giustificare obiettivi finanziari.

La posta in gioco era altissima. OpenAI è oggi innegabilmente uno degli attori centrali dell’economia dell’intelligenza artificial. Il fiore all’occhiello dell’AI statunitnese, forse insieme alla rivale Anthriopic. E i rumors sono sempre più insistenti circa una possibile quotazione che, secondo diverse stime circolate sul mercato, potrebbe portare la valutazione vicino ai 1.000 di dollari.

Per riavvolgere il nastro, va ricordato che Musk aveva citato in giudizio Altman e OpenAI nel 2024, sostenendo che avessero violato l’impegno di mantenere il laboratorio di intelligenza artificiale come organizzazione no-profit. Musk aveva contribuito alla fondazione di OpenAI nel 2015, ma aveva lasciato il consiglio di amministrazione tre anni dopo.

Anche Microsoft, che aveva investito in OpenAI già nel 2019, era stata citata in giudizio, con Musk che accusava il colosso del software di aver agevolato e favorito la startup di intelligenza artificiale nella presunta violazione del suo vincolo. Il team di Musk chiedeva al tribunale di obbligare OpenAI e Microsoft a restituire fino a 134 miliardi di dollari di “guadagni illeciti”, a rimuovere Altman e il presidente di OpenAI Greg Brockman dalla leadership e ad annullare la ristrutturazione aziendale del 2025, che aveva permesso la crescita della sua divisione a scopo di lucro.

Elon Musk contro Apple: "Favorisce OpenAi su iPhone"

Musk sosteneva che qualsiasi somma dovesse essere restituita all’“ente benefico OpenAI”, piuttosto che a lui. Musk ha testimoniato di aver donato circa 38 milioni di dollari a OpenAI con la convinzione che avrebbe sviluppato l’intelligenza artificiale “a beneficio dell’umanità”, non per arricchire una singola persona. Gli avvocati di OpenAI hanno sostenuto che le donazioni di Musk non erano soggette ad alcuna restrizione e che la ristrutturazione aziendale era l’unico modo per competere, in una costosa corsa contro DeepMind di Google.

La partita, insomma, si chiude con una sconfitta pesante per Musk, che però intanto continua a rafforzare la propria presenza nel settore AI attraverso xAI, ora integrata nel perimetro industriale di SpaceX. Anche in questo caso il mercato guarda con attenzione a una possibile IPO futura, che secondo alcuni analisti potrebbe raggiungere dimensioni persino superiori a quelle ipotizzate per OpenAI.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti