Spazio

Rinviato all’ultimo minuto il test in volo della nuova Starship di Musk

V3 è la terza generazione del sistema di lancio completamente riutilizzabile di SpaceX, alta dai 124 in su, a seconda delle configurazioni

di Leopoldo Benacchio

Aggiornato il 22 maggio 2026

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SpaceX ha annullato il tentativo di lancio odierno del suo razzo Starship V3 a causa di un problema tecnico verificatosi all’ultimo minuto prima del decollo. Il conto alla rovescia si è fermato a 41 secondi dal lancio vero e proprio.

“Nuovo razzo, nuova piattaforma di lancio, stiamo imparando molto su questi nuovi sistemi mentre li utilizziamo per la prima volta”, ha dichiarato Dan Huot di SpaceX durante la diretta. “Prevediamo di poter effettuare un altro tentativo di volo domani.”

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Se SpaceX riuscirà a tentare il lancio di Starship durante il volo di prova Flight 12, la finestra di lancio rimarrà invariata. Il lancio è previsto per le 00:30 ora italiana del 23 maggio, con una finestra di 90 minuti.

Niente di male, meglio essere molto sicuri: è un momento importantissimo per SpaceX, per il suo gioiello, la costellazione Starlink, e per tutti quelli che sono interessati al progetto lunare Artemis, e sono 62 fra nazioni e Agenzie spaziali. Il prossimo lancio di Starship, il razzo più potente e grande mai costruito, è tutto questo, ed è anche un passaggio chiave per Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, che vuole chiedere tanti soldi freschi alla Borsa con la imminente IPO di SpaceX.

Terza generazione del sistema di lancio

I lanci precedenti sono stati un successo all’inizio, poi un fallimento e poi di nuovo un successo, stiamo quindi aspettando risultati sicuri e continui, che rendano affidabile questo incredibile mezzo. V3 è la terza generazione del sistema di lancio completamente riutilizzabile di SpaceX, alta dai 124 in su, a seconda delle configurazioni. Rispetto alla versione precedente ha serbatoi allungati, motori Raptor più potenti e, soprattutto, una capacità di carico di 200 tonnellate, numero piuttosto impressionante.

Deve servire, nei piani di Musk, a tre compiti precisi. Innanzitutto, portare in orbita bassa tanti nuovi satelliti per completare la costellazione Starlink, ne mancano ancora 25.000, e quindi si capisce che dovrà essere lanciato molte volte per questo. Come secondo compito dovrà portare uomini, robot e materiale di ogni tipo sulla Luna, per costruire e mantenere la città lunare voluta col programma Artemis. A regime parliamo di decine di lanci al mese. Infine, quando tutto questo sarà a buon punto, se si andrà avanti come vuole il presidente Usa, dovrà fare la spola con Marte per portare il milione di persone umane, oltre a tutto il resto che serve, per popolare il pianeta rosso, come previsto dai piani originali di SpaceX. Per questo si userà una versione potenziata, che arriva a 150 metri di altezza.

Il debutto dei satelliti “ispettori”

Il prossimo lancio, fra poche ore in definitiva, sarà quindi molto importante per capire se il programma Artemis, nella versione ultima modificata radicalmente da Iared Isaacman amministratore Nasa, potrà rispettare i tempi e portarci entro il decennio di nuovo sul nostro satellite naturale. Dobbiamo anche mettere in luce un’altra novità, molto importante, dopo il cambio dei serbatoi e l’aggiornamento dei potenti motori: durante il volo Starship si osserverà “da fuori” grazie a due piccoli satelliti “ispettori”, portati in orbita assieme a 22 mockup di satelliti Starlink, in sostanza modelli non funzionanti ma realistici.

Nella descrizione del volo, nel sito SpaceX è scritto precisamente “Gli ultimi due satelliti rilasciati scansioneranno lo scudo termico di Starship e trasmetteranno le immagini agli operatori per testare i metodi di analisi dell’idoneità dello scudo termico di Starship in vista del rientro al sito di lancio nelle missioni future. Diverse piastrelle [dello scudo termico] sono state dipinte di bianco per simulare piastrelle mancanti e fungere da bersagli per le immagini durante il test.“

Rientro fase critica per i veicoli spaziali

È molto importante: quando i mezzi rientrano a terra attraverso l’atmosfera si producono temperature di centinaia e centinaia di gradi; quindi proteggere i veicoli spaziali da questo calore che li distruggerebbe è un compito difficile ma ineludibile.

Se nel caso di una navicella, come la Orion rientrata poche settimane fa dal giro attorno alla Luna, è difficile, nel caso di Starship è molto più difficile e al tempo stesso fondamentale: la grande capsula spaziale, che costituisce il secondo stadio di 50metri, è infatti pensata e progettata per essere completamente riutilizzabile in tempi rapidi. D’altronde, anche senza pensare alla Luna o a Marte, si fa presto a capire che, se SpaceX dovrà mettere in orbita 25.000 satelliti Starlink per completare la costellazione, il ritmo dei lanci dovrà essere per forza frequentissimo, anche più di uno alla settimana.

Mentre i nostri occhi sono quindi puntati sul razzo, i tecnici di SpaceX sono in ansia per lo scudo termico del secondo modulo, lo Ship, che è composto da un numero gargantuesco di piastrelle di protezione: 40.000.

“Nessuno ha mai realizzato uno scudo termico orbitale riutilizzabile”, ha detto Musk in un’intervista a febbraio “quindi, lo scudo termico deve superare la fase di ascesa senza staccare piastrelle, e poi deve rientrare senza perdere un mucchio di piastrelle o surriscaldare la struttura principale.”

Occhi dei tecnici puntati sullo scudo termico

Finora lo scudo termico ha retto bene, nei voli precedenti, ma ha perso parecchie piastrelle; quindi, non era riutilizzabile in poche ore. A SpaceX parlano di arrivo, rifornimento e ripartenza in poche ore per sostenere il ritmo, quasi pensando alla Formula 1 automobilistica, ma certo se le piastrelle si staccano, occorre ispezionarle e magari rimpiazzarle, e allora ci vogliono giorni e non ore per rimpiazzarle. E la catena di lanci salta.

Per questo, anche se noi spettatori saremo interessati a vedere le fasi di decollo e rientro, sempre spettacolari, gli occhi dei tecnici saranno puntati sulle piastrelle dello scudo termico. 

Se tutto andrà secondo i piani, il primo stadio di Starship, dopo aver svolto il suo compito tornerà a terra, nel Golfo del Messico, circa sette minuti dopo il decollo.

La navicella, la parte “ship”, ammarerà invece nell’Oceano Indiano, 65 minuti dopo il lancio. I due mezzi di controllo rilasciati in orbita ci diranno se e come le piastrelle possono reggere a questo serratissimo programma.

Rischio inquinamento

Su questi voli, mica solo quelli di SpaceX che sono comunque di gran lunga i più frequenti, aleggia sempre più la minaccia dell’inquinamento che provocano. Mentre noi, con le nostre automobili o industrie, inquiniamo nella bassa atmosfera immettendo fuliggine, che se ne va al primo acquazzone, i razzi portano la loro fuliggine prodotta direttamente nella stratosfera, tra i 15 e i 50 chilometri dal suolo. Là non ci sono meccanismi importanti che ci liberino in qualche modo di queste particelle e il carbonio rimane sospeso in media dai 2 ai 4 anni. Non lo respiriamo, probabilmente, ma certamente sta lì e continua ad assorbire radiazione solare, contribuendo a riscaldare l’atmosfera. Cosa di cui non abbiamo certo bisogno. Uno dei tanti problemi da risolvere se vogliamo continuare ad andare nello spazio.

Se tutto andrà bene, comunque, la Luna sarà finalmente un po’ più vicina come obiettivo.

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