Michele Mari vince il premio Strega con «I convitati di pietra», ma avrebbe preferito con «Leggenda privata»
Secondo classificato Matteo Nucci, terza Bianca Pitzorno, quarto Alcide Pierantozzi, quinta Teresa Ciabatti, e sesta Elena Rui
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È Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi) il vincitore dell’80° edizione del premio Strega, svoltosi nella splendida piazza romana del Campidoglio, disegnata da Michelangelo. Storia dal finale sorprendente di una classe di liceali che scommette su chi saranno gli ultimi tre del gruppo a restare in vita, e la cui parabola esistenziale finisce per deformarsi in quest’ottica, è un romanzo «cinico», «sadico», per usare le parole dell’autore, «ricalcato sul meccanismo narrativo di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie». Un libro scritto in meno di un mese che non è - a nostro parere - il suo migliore.
Chiedilo al Sole
Opinione che sembra condividere Mari stesso: quando gli chiediamo se è con questo testo che avrebbe voluto vincere lo Strega, guardandoci fisso negli occhi, dice: «no». Quando gli chiediamo con quale dei suoi numerosi libri avrebbe preferito vincerlo, risponde «Leggenda privata, forse». Aggiungendo poi che «spesso non sono i libri migliori di uno scrittore a vincere». E che però «tutti i libri di uno scrittore sono come i figli: pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre».
Il premio Strega si conferma dunque come un premio che finisce spesso per riconoscere la carriera di un autore, più che la singola opera. Per la singola opera avrebbe meritato anche Lo Sbilico (Einaudi), di Alcide Pierantozzi, arrivato solo quarto, con 74 voti. Un testo che con abilità letteraria, crudezza e coraggio riesce a avvicinare il lettore alla misconosciuta esistenza di una persona neurodivergente e con disturbi psichici («La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi» è la citazione di Todd Phillips in Joker in esergo al libro).
E un premio alla carriera lo avrebbe meritato anche Bianca Pitzorno, che per decenni ha appassionato alla lettura milioni di bambine e bambini, e che - da una decina d’anni a questa parte - ha continuato a scrivere con levità, gravità e precisione per quelle bambine (e ci auguriamo anche bambini) divenute grandi. A partire da La vita sessuale dei nostri antenati (Bompiani, 2015) fino al più recente la Sonnambula (Bompiani), storia di una donna in fuga da un marito violento che nella Sardegna di fine ottocento riesce a vivere fingendo di essere una medium. Romanzo che è arrivato terzo con 84 voti. Pitzorno che Daniela Marcheschi, specialista, tra l’altro, di Collodi, considera «una grande scrittrice internazionale che ha dimostrato una notevole capacità di innovazione, per esempio nel caso del romanzo storico, con La bambina col falcone, e che si è mossa con disinvoltura e bravura in più generi letterari».
I convitati di pietra, considerato da molti il superfavorito di questa edizione, aveva ai loro occhi perso terreno quando alcune osservazioni in cui Mari avrebbe denigrato l’onestà intellettuale e il fisico della scrittrice e opinionista Michela Murgia, morta nel 2023, osservazioni che sarebbero state estrapolate da un discorso privato e riferite alla giornalista di Repubblica Raffaella De Santis, avevano sollevato un polverone sui giornali e sui social. Diversi critici letterari, appassionati di letteratura e commentatori web avevano sostenuto con rammarico chequesto sarebbe costato a Mari la vittoria, nonostante i dubbi contorni della vicenda e gli interrogativi di ordine deontologico, .








