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Migranti, sempre più persone ottengono la cittadinanza italiana, aumenta il peso delle seconde generazioni

Il 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione ISMU ETS: nel periodo 2015-2024 le collettività albanese e marocchina si confermano le principali protagoniste. La residenza si conferma stabilmente il principale titolo di acquisizione, mentre la trasmissione dai genitori ai minori rappresenta la seconda modalità più rilevante

di Andrea Carli

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I processi di stabilizzazione dei migranti si riflettono nella crescita delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel decennio 2015-2024 superano un milione e 600mila unità e, a partire dal 2022, sono tornate stabilmente oltre la soglia delle 200mila l’anno, dopo un periodo (2017-2021) caratterizzato da livelli inferiori per effetto di fattori socio-politici ed economici, della pandemia da Covid-19 e di cambiamenti intervenuti nelle modalità di acquisizione (es. quella per matrimonio). Particolarmente rilevante, viene messo in evidenza dal 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione ISMU ETS, presentato mercoledì 25 febbraio a Milano, è il contributo dei minori e dei giovani sotto i 20 anni, che nel decennio totalizzano oltre 620mila acquisizioni, segnalando il peso crescente delle seconde generazioni, immigrate o nate in Italia, che accedono alla cittadinanza per trasmissione dai genitori (articolo 14 della legge 91/1992) o per “elezione” al compimento della maggiore età.

Il rapporto stima che, sulla base dei dati Istat, al 1° gennaio 2025 in Italia siano presenti complessivamente 5 milioni e 898mila cittadini stranieri, con un aumento di 143mila unità rispetto all’anno precedente. Tra i presenti, i residenti sono 5 milioni e 371mila, pari al 9,1% della popolazione residente complessiva, i soggiornanti regolari non iscritti (o non ancora iscritti) in anagrafe sono 188mila, mentre le persone in condizione di irregolarità sono stimate in 339mila unità. L’aumento delle presenze è attribuibile alla crescita della popolazione residente (+117mila), mentre le altre componenti risultano sostanzialmente stabili.

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In prima fila nell’acquisizione della cittadinanza albanesi e marocchini

Quanto alla distribuzione delle acquisizioni per Paese d’origine, nel periodo 2015-2024 le collettività albanese e marocchina si confermano le principali protagoniste del passaggio alla cittadinanza italiana, con rispettivamente circa 299mila e 243mila acquisizioni complessive. Segue la comunità romena, con oltre 118mila nuovi cittadini italiani nel decennio. Un secondo gruppo presenta volumi più contenuti ma comunque significativi: i brasiliani (circa 85mila acquisizioni), gli indiani (circa 75mila) e i bangladesi (circa 54mila), seguiti da moldavi (circa 49mila), argentini (oltre 43mila, concentrati soprattutto nel triennio più recente), egiziani (circa 33mila) e pakistani (circa 32mila). Nel complesso, la graduatoria delle acquisizioni conferma il peso delle collettività storicamente radicate (balcaniche e nordafricane) accanto all’emergere di nuove componenti, in particolare provenienti dall’America Latina e dall’Asia meridionale.

Residenza principale titolo di acquisizione della cittadinanza

Passando ai canali di acquisizione della cittadinanza, nel periodo 2015-2024 la residenza si conferma stabilmente il principale titolo di acquisizione, mentre la trasmissione dai genitori ai minori rappresenta la seconda modalità più rilevante. Le acquisizioni per matrimonio mostrano un andamento complessivamente stabile nel tempo, mentre l’elezione di cittadinanza, tipicamente associata ai giovani nati o cresciuti in Italia, registra valori più contenuti ma in aumento soprattutto nel 2022-2024. Infine, lo ius sanguinis, pur restando quantitativamente meno rilevante, mostra una forte crescita dal 2022, affermandosi come terza modalità di acquisizione.

In calo le richieste di asilo

L’andamento delle richieste d’asilo riflette la dinamica degli ingressi. Nel 2024 sono state presentate circa 151mila domande (di cui l’80,5% da parte di uomini), mentre nel 2025 se ne contano 126.630, in calo del 16,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 31 dicembre 2025 risultavano oltre 234mila pratiche pendenti, alla stessa data del 2024 erano circa 207mila. Le principali cittadinanze tra i richiedenti asilo sono Bangladesh, Pakistan, Marocco, Egitto e Perù tra gli uomini, mentre tra le donne prevalgono le provenienze latinoamericane, in particolare Perù, Colombia e Venezuela. Gli esiti mostrano una crescita dei dinieghi - esito che ha riguardato il 70,2% delle domande nei primi 9 mesi del 2025 a fronte del 64,1 del 2024 e del 52% del 2023 -, soprattutto per cittadinanze come Bangladesh, Egitto e Tunisia, con tassi di rigetto superiori all’80%.

Il nodo della “segregazione professionale”

Una criticità strutturale, viene me in evidenza nel report, è la “segregazione professionale”: l’80% degli occupati nati all’estero è concentrato nel segmento secondario del mercato del lavoro (dati OIL 2025). Il 26% è impiegato in occupazioni elementari, contro il 7,6% dei nati in Italia; tra gli impiegati, le incidenze sono del 13,7% e del 4,7%. Nei profili manageriali e professionali ad alta qualificazione, la quota scende al 7,5% per i nati all’estero, contro il 21,5% degli italiani. Nel 2024, le nuove attivazioni che hanno interessato lavoratori stranieri si concentrano soprattutto in agricoltura (44,1%), costruzioni (35,8%), industria (24,8%), commercio e riparazioni (15,4%) e servizi (15,0%), con una netta prevalenza di occupazioni a bassa qualificazione. I 30.748 tirocini extracurriculari attivati mostrano solo segnali marginali di cambiamento, con una differenziazione tra cittadini UE, più presenti anche in profili qualificati, ed extra-UE, concentrati nelle professioni meno qualificate.

... e quello dei salari

Questo modello di inserimento, viene messo in evidenza nel documento, limita l’attrattività del Paese per immigrati più istruiti e favorisce una “selezione negativa” dei flussi. La concentrazione nei settori a bassa produttività si riflette in forti penalizzazioni salariali: nel 2024 la retribuzione media annua dei lavoratori non comunitari è inferiore del 30,4% a quella complessiva (17.015 euro contro 24.449), con divari più ampi nei contratti a tempo indeterminato e solo parzialmente ridotti in quelli a termine (dati Inps). Anche quando le retribuzioni risultano leggermente superiori alla media, come nel lavoro domestico e agricolo, i livelli restano molto bassi. In termini di salari orari mediani, il divario raggiunge il 26,3% ed è più marcato per le donne.Ne deriva un’elevata incidenza della povertà assoluta tra le famiglie straniere: nel 2024 riguarda il 35,2% dei nuclei di soli stranieri, contro il 6,2% di quelli di soli italiani; il 17,9% delle famiglie straniere sperimenta insicurezza alimentare e il 40,5% dei nuclei con minori è in povertà assoluta. Gli stranieri risultano penalizzati anche nella mobilità economica: tra il 2011 e il 2022 solo il 25% ha migliorato la propria condizione reddituale, contro il 41% dei naturalizzati e il 51% degli italiani. Nel complesso, sottolinea Fondazione ISMU ETS, emerge il rischio di una condizione di svantaggio strutturale destinata a consolidarsi e a trasmettersi alle nuove generazioni.

Sono 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico

Fondazione ISMU ETS stima che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti dalle scuole dell’infanzia a quelle secondarie di secondo grado. L’incidenza percentuale sul totale della popolazione scolastica ha raggiunto l’11,6%, passando in vent’anni dal 3,5% a quasi 12 studenti non italiani ogni 100. Il 51,7% del totale è rappresentato da maschi, il restante 48,3% da femmine.

Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni con più studenti stranieri

La maggioranza degli alunni con cittadinanza non italiana è concentrata nelle regioni settentrionali che, complessivamente, accolgono oltre il 60% del totale (Nord Ovest 38,3%, Nord Est 25,7%), seguite dal Centro (22,1%) e dal Mezzogiorno. La Lombardia si conferma – come sempre – la prima regione per numerosità assoluta (circa 236 mila alunni, pari al 26% del totale nazionale), seguita da Emilia-Romagna (112.839 presenze), Veneto (94.669), Lazio (80.051) e Piemonte (78.256). A livello provinciale e metropolitano, Milano mantiene il primato per numero di studenti con cittadinanza non italiana (79.039), seguita da Roma (63.782), Torino (39.465) e Brescia (32.747). Negli ultimi quattro anni scolastici, gli incrementi più rilevanti si registrano proprio in Lombardia (+15mila studenti stranieri) ed Emilia-Romagna (+8mila) e, tra le città, a Roma (+4.300). Se poi si considerano i minori stranieri non accompagnati (MSNA), Milano rimane la prima città per presenze (oltre mille), ma anche in Sicilia e in particolare a Catania (745) i numeri sono molto elevati, seguite da Roma (685). Gli studenti con cittadinanza non italiana provengono da quasi 200 Paesi. Circa il 43% ha origini europee (con la prevalenza di Romania, Albania, Ucraina, Moldova), il 32% è di origine africana (Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria, Senegal), circa il 20% di provenienza asiatica (Cina, India, Filippine, Pakistan, Bangladesh) e l’8,5% di origine latino-americana (Perù, Ecuador).

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