Prodotti

Motorola Razr 70, il pieghevole che torna umano (anche nel prezzo)

Il modello base spiega perché gli smartphone a conchiglia stanno vivendo una seconda vita. Design curato, schermo esterno davvero utile, buona autonomia senza superare la soglia psicologica dei mille euro.

di Luca Tremolada

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il pieghevole è sopravvissuto. Anzi, sta vivendo una seconda giovinezza. Dopo anni in cui gli smartphone sembravano diventati tutti uguali — grandi lastre nere indistinguibili una dall’altra — Motorola ha capito una cosa semplice: la nostalgia, se ben progettata, può trasformarsi in innovazione. E il nuovo Motorola Razr 70 base è probabilmente il miglior esempio di questa idea.

Perché il punto non è soltanto avere uno smartphone che si piega. È avere un telefono che torna a essere un oggetto desiderabile. Un accessorio. Qualcosa che si chiude con uno “snap” quasi cinematografico e che entra davvero in tasca senza sembrare una mattonella. In un mercato dominato da specifiche tecniche sempre più incomprensibili, il Razr rimette al centro il piacere fisico dell’uso.

Loading...

Motorola lo ha capito meglio di Samsung e meglio di quasi tutti i concorrenti Android. Lo scrivono anche molte recensioni internazionali: The Verge, parlando dei nuovi Razr, sottolinea come Motorola abbia riportato “stile” nel mondo degli smartphone, trasformando il pieghevole in un oggetto di moda oltre che tecnologico.

Il Razr 70 base è la dimostrazione che il pieghevole non deve necessariamente costare quanto un computer portatile. Ed è qui che Motorola centra il bersaglio: 999 euro al lancio. Ancora tanti soldi, certo. Ma nel mondo foldable significa stare sotto la soglia psicologica dei mille euro. E soprattutto significa costare molto meno dei modelli Ultra senza sacrificare davvero l’esperienza.

Anzi, per molti utenti il Razr 70 normale è probabilmente il modello più sensato della famiglia.

Il retro in ecopelle gommata o simil-tessuto è riuscitissimo. Le colorazioni Hematite, Violet Ice, Bright White e Sporting Green sembrano uscite da una collaborazione con Pantone più che da un catalogo tech. In mano il telefono trasmette una sensazione diversa rispetto ai soliti flagship in vetro lucido: più caldo, meno scivoloso, quasi “umano”.

Anche il display esterno da 3,63 pollici convince. Sulla carta è più piccolo rispetto a quello dei fratelli maggiori, ma nell’uso reale cambia poco. Le notifiche si leggono benissimo, si può usare la fotocamera senza aprire il telefono e perfino richiamare Gemini a schermo chiuso. Motorola resta una delle aziende che ha progettato meglio l’esperienza del display esterno nei flip phone.

Aprendo il dispositivo compare il pannello AMOLED interno da 6,9 pollici a 120 Hz. La piega centrale c’è, ovviamente, ma Motorola ha fatto un lavoro notevole: frontalmente quasi sparisce e durante la navigazione si percepisce molto meno rispetto alle prime generazioni di foldable. Dolby Vision, colori Pantone Validated e speaker stereo con Dolby Atmos completano un comparto multimediale che sorprende soprattutto considerando il prezzo.

Sotto la scocca lavora il MediaTek Dimensity 7450X. Non è un chip da benchmark estremi, ma è esattamente il tipo di processore che serve a questo telefono: veloce nelle attività quotidiane, efficiente e sufficientemente potente per fotografia, multitasking e AI. Le recensioni internazionali concordano su un punto: il Razr base non nasce per chi vuole giocare tre ore a Genshin Impact, ma per chi vuole un pieghevole elegante e affidabile nella vita reale.

Poi c’è tutta la partita dell’intelligenza artificiale. Motorola ha costruito attorno al Razr una specie di hub AI tascabile. Gemini è integrato in modo profondo, anche a telefono chiuso. C’è Copilot per la produttività, Perplexity per le ricerche con fonti citate e moto ai che prova a sintetizzare notifiche e suggerire azioni rapide. Non tutto è indispensabile — alcune funzioni sembrano ancora acerbe — ma rispetto ad altri produttori qui almeno si intravede un’idea: usare l’AI per ridurre il numero di aperture compulsive dello smartphone.

Anche la batteria è una piccola sorpresa. I 4800 mAh sono tanti per un flip phone. Molti concorrenti sacrificano autonomia per inseguire design ultrasottili; Motorola invece sembra avere scelto il compromesso giusto. Ricarica rapida da 30W, wireless da 15W e una durata che finalmente permette di arrivare a sera senza ansia.

Il comparto fotografico è più che buono: sensore principale da 50 megapixel con stabilizzazione ottica, grandangolo da 50 megapixel e selfie camera da 32 megapixel. Ma il vero punto forte non sono tanto i numeri quanto il modo in cui il form factor cambia il modo di fotografare.

Il Razr si piega a 90 gradi e diventa un cavalletto. Oppure si usa come una videocamera degli anni Novanta: impugnatura orizzontale, zoom controllato inclinando il polso, display esterno per vedersi mentre si registra. È una funzione apparentemente gimmick, finché non la si prova. Poi si capisce perché i flip phone stanno tornando di moda: non sono semplicemente smartphone pieghevoli. Sono smartphone che cercano di rendere di nuovo divertente usare uno smartphone.

Ed è forse questa la vera intuizione di Motorola. Nel 2026 il telefono perfetto non è necessariamente quello con il processore più potente. È quello che riesce ancora a stupire.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti