Sì, viaggiare

Musica in movimento con Eddie Brock

Per il cantautore la strada è libertà, creatività e crescita personale. Ma ogni viaggio richiede responsabilità e attenzione

di Marzia Redaelli

Musica in Movimento
Nella foto: Eddie Brock

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La notorietà è arrivata da un giorno all’altro per Eddie Brock , approdato quest’anno a Sanremo con il brano “Avvoltoi” e protagonista del panel “Musica in Movimento”, promosso da Autostrade per l’Italia al Festival dell’Economia di Trento.

La sua carriera, che vanta però una storia decennale, scorre veloce tra un nuovo disco - è appena uscito il singolo “Bel venerdì”-, agli appuntamenti dal vivo con i fans: dalla kermesse sanremese a quella trentina, fino ai festival che animeranno la stagione musicale estiva.

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Viaggi d’ispirazione

In dialogo con il giornalista Enrico Galletti, Brock ha parlato del viaggio come esperienza umana, artistica e professionale.

Nel suo racconto, l’artista esprime grande dinamicità, la stessa che ha forgiato la sua storia professionale, dagli esordi come gestore di B&B fino al successo sui social, che lo ha proiettato nel mainstream dello spettacolo.

Il trait d’union delle sue esperienze professionali sono i viaggi: le trasferte in autostrada con la famiglia per giocare a calcio o per andare in vacanza al mare, le avventure vissute con la fantasia grazie ai turisti venuti da lontano, gli spostamenti in van per raggiungere concerti e locali in tutta Italia. Ognuno di questi viaggi è stato fonte di ispirazione musicale.

«La strada - afferma Brock - è stata parte fondamentale del mio percorso. Viaggiare significa osservare, ascoltare e vivere esperienze che poi si trasformano in musica. Molte idee nascono proprio durante i tragitti, guardando i paesaggi o condividendo chilometri con le persone a cui vuoi bene».

Libertà è consapevolezza

La vivacità dell’artista, però, lascia spazio a un forte senso di responsabilità quando si tratta di sicurezza stradale, perché la libertà che si prova viaggiando, come spiega, è bellissima, ma va accompagnata dalla consapevolezza: «La sicurezza stradale riguarda tutti e significa prendersi cura di sé stessi e del prossimo. Vado dritto per la mia strada e per non distrarmi con musica nuova faccio addirittura suonare soltanto le canzoni che conosco già. Anche a mio fratello minore, dico sempre che se non si sente sicuro di guidare è meglio che lasci l’auto dov’è e che si faccia portare a casa, non cambia nulla e ne va della salvezza propria e degli altri».

Sicurezza universale

Alla domanda su quale sia il modo migliore per sensibilizzare sempre più giovani alla sicurezza stradale risponde con un afflato umano e lancia un appello alla sua generazione, ma anche universale: «Si tende a imporre, piuttosto che a spiegare, ma la cosa migliore è amare il prossimo e pensare che nell’altra auto c’è un ragazzo come te, che magari sta portando le rose alla sua fidanzata».

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