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Musica, ogni giorno più di 50mila brani elaborati con l’AI sulle piattaforme streaming

Hollywood reporter ha sondato il terreno, chiedendo a quasi 3000 statunitensi cosa ne pensassero della musica generata dall’intelligenza artificiale

di Gabriele Amante

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La rivista di spettacolo e musica Hollywood reporter in collaborazione con la Frost School of Music dell’Università di Miami, ha condotto un sondaggio incentrato sulle abitudini di ascolto del pubblico. L’indagine si è concentrata anche sulle opinioni relative alla musica generata dall’intelligenza artificiale e su come questo fenomeno stia modificando il mercato discografico.

Il mercato discografico globale è effettivamente sotto pressione: secondo una stima, ogni giorno vengono caricati più di 50.000 brani elaborati tramite l’AI sui principali servizi di streaming. L’avanzamento dell’AI in campo musicale ha fatto passi da gigante, al punto che persino gli ascoltatori più esperti non riescono a distinguere tra tracce prodotte classicamente e quelle interamente generate. Il mite interesse verso l’AI music e la tutela verso essa

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La riluttanza verso la musica generata dall’intelligenza artificiale è diffusa: poco più della metà degli americani dichiara di non essere interessata ad ascoltarla.

Tuttavia, il sentimento è più netto sul tema dei diritti: ben il 62% degli intervistati ritiene che i creatori di musica con AI debbano ottenere il permesso dall’artista originale nel replicarne la voce. Questa convinzione si traduce nella necessità non solo di chiedere l’autorizzazione, ma anche di riconoscere le royalty agli artisti la cui voce viene generata artificialmente. Su questa tesi, i Baby Boomer si attestano al 58%, la Gen X si distacca di poco con il 52%, mentre Millennial e Gen Z si aggirano attorno al 50%.

Di parere nettamente opposto è invece la volontà di accettare musica generata dall’AI senza alcun intervento umano (sia nel testo, nella melodia, nell’arrangiamento che nella produzione) alla pari di quella prodotta in modo classico. In questo caso, il dissenso è elevato: i Baby Boomer si posizionano al 75% di contrarietà, la Gen X al 63%, i Millennial al 57% e la Gen Z al 52%.

Vecchi e nuovi modi per ascoltare musica

Lo studio evidenzia una netta distinzione di orientamento politico per quanto riguarda i generi musicali preferiti: i Repubblicani prediligono Rock, Country e Pop, mentre i Democratici ascoltano Rock, Rap e Pop/R&B. Il dato sul Country non stupisce, considerando che è un genere fortemente radicato negli Stati del Sud degli USA, aree spesso associate a una presenza conservatrice nei palazzi di potere. Ciò che si conferma, trasversalmente, è che il Rock rimane il genere più ascoltato in assoluto.

Un’ulteriore distinzione riguarda le piattaforme di ascolto: la Gen Z predilige servizi come Spotify e Apple Music, mentre i Baby Boomer ascoltano principalmente tramite SiriusXM e Amazon Music.

Per quanto riguarda la scoperta di nuova musica, solo circa il 7% degli americani si affida a critici o blog. I canali più utilizzati sono invece i social media (45%) e la radio (44%). Seguono i suggerimenti forniti dalle piattaforme di streaming (27%) e l’ascolto di brani riprodotti in spazi pubblici (31%).

Sul fronte dell’innovazione, i concerti in realtà virtuale (VR) suscitano un interesse moderato: il 30% del campione non è per niente interessato, il 25% è abbastanza interessato e il 15% si dichiara molto interessato.

Non tutta la tecnologia vien per nuocere

Il dato più sorprendente del sondaggio riguarda la percentuale di persone che hanno imparato a suonare uno strumento. La Gen Z si piazza al 67%, seguita dai Millennial al 50%, dai Baby Boomer al 43%, e infine dalla Gen X al 42%.

Questo scarto tra le generazioni si spiega anche con la democratizzazione dell’apprendimento portata dalla tecnologia, e in particolare da Internet. Se un tempo, per imparare un accordo o per un problema di accordatura, si doveva chiedere a un esperto—si pensi a leggende come Paul McCartney, che impiegò un’ora e mezza di autobus per scoprire come eseguire un Si7—oggi l’apprendimento è rapido. Siamo inondati da tutorial che insegnano dalle basi fino all’uso avanzato di qualsiasi strumento.

In questo contesto, l’intelligenza artificiale ha dato un contributo decisivo: chiedendo a Gemini come eseguire un accordo di Do# minore, questo non solo spiegherà dove posizionare ogni dito, ma può persino offrire un’immagine o un video per dimostrare la corretta esecuzione.

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