Navi, blindati e agroalimentare. Mosca marcia sul Mediterraneo
Negli ultimi mesi militari e mercenari di Putin sono tornati in forze in Libia. Il Cremlino piazza un ambasciatore esperto di cyber in Egitto e ottiene il controllo di due scali marittimi a Suez. Mentre l’import di cibo dalla Tunisia cresce del 57%. Una strategia combinata e non solo ibrida che mira a destabilizzare il vicinato
3' di lettura
3' di lettura
Mentre scriviamo, al largo di Tripoli si sta tenendo un’esercitazione militare navale che coinvolge, oltre a mezzi e personale libico, anche militari italiani, algerini, marocchini, tunisini, francesi. Senza dimenticare Malta, Mauritania, Portogallo e Spagna. Obiettivo: controllare immigrazione, traffico di esseri umani e armi. Pochi giorni fa a Bizerte, in Tunisia, sotto il controllo della Sesta Flotta, c’erano i marines americani ad addestrare le forze speciali locali e quelle del governo di Tripoli. Phoenix Express 2026, il nome dell’esercitazione. Anch’essa contro traffici illeciti. Con l’aggiunta di un dettaglio: si sono svolte anche attività di interposizione agli attacchi cyber destinati alle navi. Qualcosa che ricorda da vicino la cosiddetta flotta ombra russa. E forse l’attenzione non è un caso.
Chiedilo al Sole
È vero che da tempo stazionano nel Mediterraneo mediamente 80 navi che troppo spesso spengono i transponder, ma a qualcuno non sarà sfuggito che negli ultimi mesi, e soprattutto da agosto, la Russia di Vladimir Putin ha dato una accelerata con il chiaro obiettivo di allargare la propria presenza nel Mare Nostrum. Tanti episodi apparentemente separati tra loro, che però vale la pena unire come i puntini di una mappa.
Partiamo da Est, Siria. Un convoglio di quattro mezzi (cargo, due petroliere e un cacciatorpediniere) è approdato a Tartus, dopo mesi che non si monitoravano navi di Mosca nel Paese.
Oltre la diplomazia
In Egitto la Russia, mentre gli italiani erano in vacanza, ha chiuso due partite di peso. Primo, ha nominato come ambasciatore Artur Lyukmanov, che è stato direttore del Dipartimento per la Sicurezza Internazionale dell’Informazione. Non si tratta di un diplomatico ma di un esperto di securitizzazione in ambiti spesso affini ai servizi di intelligence.
L’obiettivo è poter creare una coalizione cibernetica russo-araba in chiave anti occidentale. Poco prima, a luglio, Mosca ha avviato la costruzione di due scali logistici (concessi da Abdel Fattah al-Sisi per 99 anni) all’ingresso e all’uscita di Suez. A settembre quattro aziende della difesa russe hanno partecipano alla fiera della Difesa di El Alamein, con l’intento di avviare accordi anche al di fuori della sfera satellitare. Un po’ più a Ovest si arriva in Cirenaica. Ed è in questa parte della Libia che il Cremlino sta concentrando gli sforzi militari.

