Nello studio legale l’Ai è uno strumento quotidiano
Oggi a Palazzo di Giustizia di Milano viene presentata la ricerca dell’Ordine degli avvocati che mostra l’uso crescente dell’intelligenza artificiale
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I punti chiave
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L’intelligenza artificiale è diventata uno strumento ordinario nella scrivania digitale dell’avvocato. Non solo una curiosità o un supporto per rendere più efficiente l’operato negli studi medio-grandi, ma una modalità per facilitare le ricerche giurisprudenziali e ora anche per aiutare nella stesura degli atti pure nelle realtà legali di piccola dimensione. Un’affermazione, quella dell’Ai, in soli tre anni, testimoniata nella survey curata dall’Ordine degli avvocati di Milano, in collaborazione con «Il Sole 24 Ore». La survey, che sarà presentata questa mattina (dalle 10) a Palazzo di Giustizia a Milano nell’ambito della manifestazione «Talk to the future», fotografa l’evoluzione dal 2024 e dà conto del cambio culturale che sta attraversando l’avvocatura. In particolare quella milanese, che da anni si interroga sull’intelligenza artificiale e la sperimenta condividendo i risultati. Dall’Ordine di Milano, va ricordato, è arrivato il primo decalogo sui doveri dell’avvocato che adotta l’intelligenza artificiale, principi che poi sono stati recepiti - in sintesi - nella legge 132/2025.
La survey
La ricerca dell’Ordine coinvolge prevalentemente avvocati già iscritti all’Albo (93,5%), mentre i praticanti rappresentano il 6,5% del totale. La fascia anagrafica più rappresentata resta quella tra i 45 e i 54 anni (38,9%), seguita dagli over 55 (31,7%).
Anche la struttura degli studi legali coinvolti conferma un dato ormai costante nelle precedenti rilevazioni: il 73,5% lavora infatti in studi composti da uno a tre avvocati e il 93,8% in realtà con al massimo tre praticanti.
Nelle aree di attività, in coerenza con le precedenti edizioni, domina il diritto civile (53,6%), seguito dal diritto penale (15,2%) e dal diritto di famiglia (10%). Più residuali, ma comunque presenti, il societario, il bancario, il tributario, la privacy e il diritto delle nuove tecnologie. L’Ai è dunque percepita come utile anche in ambiti storicamente considerati ad alta componente relazionale e interpretativa.
«In appena tre anni l’intelligenza artificiale è passata da tema emergente a strumento operativo, fino a diventare infrastruttura quotidiana di lavoro», si annota tra i risultati della ricerca. «La survey 2024 rappresentava una fotografia di forte curiosità accompagnata da prudenza. Nel 2025 l’Ai comincia a essere percepita come fattore concreto di evoluzione professionale: cresce la percezione dell’impatto positivo, aumenta l’utilizzo reale e si rafforza la convinzione che alcune attività forensi possano beneficiare strutturalmente dell’automazione assistita. Nel 2026 - secondo i risultati della ricerca - il cambiamento culturale appare compiuto. La professione non si interroga più sul “se” utilizzare l’intelligenza artificiale, ma su come governarla, con quali competenze e secondo quali limiti deontologici e organizzativi».








