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Netflix, i dieci anni che hanno cambiato Tv e consumi globali

Il big dello streaming celebra il decennio dell’espansione mondiale: 135 miliardi investiti in contenuti, 325 miliardi di impatto economico globale

di Andrea Biondi

Una schermata del sito creato da Netflix per i dieci anni dall’espansione internazionale

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C’è anche chi non è contento. In Texas è stata fatta causa a Netflix perché, secondo il procuratore generale Ken Paxton, la piattaforma raccoglierebbe in modo improprio i dati degli utenti e sarebbe progettata per creare dipendenza, soprattutto tra i più giovani. «Quando guardi Netflix, Netflix guarda te», è la frase scelta dall’accusa per aprire il dossier. Nel mirino finiscono anche meccanismi come l’autoplay, quel piccolo trucco gentile e implacabile che trasforma una puntata nell’altra prima ancora che lo spettatore abbia deciso davvero di restare.

Netflix respinge tutto: «Questa causa è priva di fondamento e si basa su informazioni inesatte e distorte». E rivendica di prendere «molto sul serio la privacy dei propri abbonati».

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Il salto internazionale

Tutto questo mentre il colosso dello streaming celebra i dieci anni dal grande salto internazionale. E lo fa mettendo in fila numeri che testimoniano una crescita continua, puntando sempre verso l’alto. Certo, il dibattito è aperto, e non da oggi: l’arrivo di Netflix sulla scena e la sua espansione globale hanno rappresentato un toccasana per le economie dei territori o un elemento che ha scosso dalle fondamenta la industry.

Anche a Wall Street, del resto, l’effetto Netflix si è visto. Chi avesse investito 10.000 dollari dieci anni fa oggi si ritroverebbe con 97.370 dollari, con un tasso di crescita medio annuo composto del 25,57%. Non male per un’azienda che, nel gennaio di dieci anni fa, passò in un solo giorno da circa 60 Paesi a oltre 190.

Allora sembrava una conquista geografica. Oggi Ted Sarandos, co-ceo del gruppo, in un post sul blog la racconta come un’operazione culturale: «Non vedevamo l’ora di portare grandi storie da ogni parte del mondo agli spettatori di ogni parte del mondo».

Globale e locale

La tesi è semplice: per diventare globale, Netflix ha dovuto farsi locale. Non solo Hollywood, dunque. Nel 2015 arrivò in Messico “Club de Cuervos”, prima serie originale fuori dagli Stati Uniti. Da allora il gruppo ha prodotto film e serie in oltre 4.500 città, in più di 50 Paesi e in 50 lingue. Negli ultimi dieci anni ha investito più di 135 miliardi di dollari in contenuti e rivendica un contributo superiore ai 325 miliardi all’economia globale, con oltre 425mila opportunità di lavoro per cast e troupe, più 700mila comparse e lavoratori giornalieri.

L’impatto economico

Sarandos insiste sulle persone dietro le cifre: sceneggiatori, registi, falegnami, elettricisti, albergatori, autisti, ristoratori. “The Lincoln Lawyer”, quattro stagioni, avrebbe portato oltre 425 milioni di dollari all’economia della California e impiegato più di 4.300 persone. “Stranger Things” avrebbe creato oltre 8mila posti nella produzione. A Strängnäs, vicino Stoccolma, sette versioni europee di “L’amore è cieco” trasformano per 40 settimane l’anno una cittadina in set permanente.

L’effetto, però, non si ferma al set. È consumo, turismo, moda, musica, desiderio. Le serie non si guardano soltanto: si imitano. Dopo “La regina degli scacchi” sono aumentate le vendite di scacchi e libri sugli scacchi. Con “Stranger Things” una canzone di Kate Bush è tornata in cima al mondo. Con “Squid Game” le Vans bianche sono diventate uniforme planetaria. Con “Emily in Paris” un cappello può trasformarsi in fenomeno di ricerca online.

In Italia

E l’Italia? Negli ultimi dieci anni Netflix dice di aver distribuito oltre mille film e serie italiane. Le sue produzioni originali sono state girate in più di 100 città. Dal 2021 al 2024 avrebbe generato oltre 1,1 miliardi di euro di valore aggiunto nell’economia italiana e più di 5.500 opportunità di lavoro. “La legge di Lidia Poët”, tra Torino e Piemonte, ha mobilitato oltre 600 persone tra cast e troupe, 2.700 comparse e collaboratori giornalieri, 110 location e decine di costumi e gioielli creati ad hoc.

Non solo originals

C’è poi l’altro lato della piattaforma, quello meno raccontato: Netflix non vive solo di originali. Più del 75% dei titoli disponibili sono su licenza. È il caso di Mare Fuori, nato su Rai2 e diventato poi, una volta arrivato su Netflix, un titolo capace di restare per oltre 30 settimane nella top 10 italiana e superare 10 milioni di visualizzazioni tra 2023 e 2025.

È questa la vera trasformazione: lo streaming non ha solo cambiato il telecomando. Ha cambiato la geografia dell’industria. Nel 2025 il 70% delle visualizzazioni arrivava da abbonati che guardavano titoli di un Paese diverso dal proprio. Le opere non in inglese, dieci anni fa sotto un decimo delle visualizzazioni, sono salite a un terzo.

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