Nuova filiera tecnica, lingue e digitale per legare scuola e lavoro
Dal 2025 al 2029 serviranno circa due milioni di diplomati e laureati Steam. Fari puntati su 4+2, nuovi programmi e più orientamento
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In un Paese che perde 110-120mila studenti all’anno per via della denatalità, e dove, ancora oggi, 15-20mila laureati ogni anno scelgono di andare all’estero per migliorare vita e lavoro, far conoscere tutte le opportunità, o almeno quelle principali, che la scuola offre ai nostri giovani può essere quanto mai utile. Perché se è vero che dal 2019 al 2026 sono stati “recuperati” in classe circa 520mila ragazzi, l’altra faccia della medaglia mostra che continuiamo ad avere il 13,3% di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano (i cosiddetti «Neet», percentuale che sale al 15,6% se si guarda alla fascia di età 15-34 anni) e più di quattro diplomati su 10, se potessero tornare indietro, cambierebbero scuola o percorso (il 23,9%, addirittura tutti e due).
Chiedilo al Sole
Senza dimenticare il “mismatch”, cioè il disallineamento tra competenze possedute e skill richieste dalle aziende, lamentato praticamente da due imprese su tre, che interessa oltre il 40% degli inserimenti programmati. Un peccato mortale, specie per la manifattura, che è la spina dorsale del Paese, alle prese con cambiamenti epocali, dall’AI alla rivoluzione green, che richiedono sempre più profili “ben formati”. Soprattutto tecnici ed esperti Steam (materie scientifico-tecnologiche, con l’aggiunta della “a” di arte). Dal 2025 al 2029 la stima è che ne serviranno circa due milioni.
Insomma, siamo nel bel mezzo del nuovo umanesimo tecnologico e la formazione si sta adeguando, con modifiche, piuttosto incisive, dei programmi scolastici; con la messa a regime della nuova e innovativa filiera tecnologico-professionale, il cosiddetto modello 4+2 (quattro anni di scuola superiore più due anni negli Its Academy); e con i cospicui investimenti sulle Agende Nord e Sud, e poi su lingue e digitale.
Orientamento centrale
Il punto di partenza è l’orientamento a famiglie e ragazzi. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, da due anni a questa parte, a ridosso del Natale, manda ai genitori una corposa lettera con tutti gli scenari del mercato del lavoro. Perché se i trend di iscrizione (che vedono ormai stabilmente oltre il 50% degli studenti scegliere il liceo) non si invertono, ogni anno rischiamo di avere, da un lato, fino a 110mila posti vacanti e, dall’altro, 60mila liceali disoccupati.
Il perché ce lo raccontano i dati Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro: dal 2025 al 2029 le aziende richiederanno complessivamente circa 1,6-1,8 milioni di lavoratori in possesso di un diploma di secondo grado (310-360 mila in media all’anno). In gran parte si tratta di diplomati degli istituti tecnici e professionali: annualmente ne serviranno tra 160mila e 186mila unità. A tassi di iscrizione invariati, però, sul mercato ce ne saranno solo 153mila. Con una carenza di lavoratori con diploma tecnico o professionale che potrà variare tra 7mila e 33mila unità all’anno. A soffrire di più sono gli ambiti meccanico, meccatronico, energia, non a caso quelli più impattati da Industria 5.0: le imprese richiederanno tra 19mila e 22mila di questi talenti. Ma dai percorsi scolastici ne usciranno, ogni anno, appena 9mila o poco più. Anche l’indirizzo trasporti e logistica ha un mismatch piuttosto elevato: a fronte di una domanda di 8.700-9.800 giovani, l’offerta è meno della metà, 3.900.
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