Il bilancio

Omicidi stradali, il reato non riduce le vittime. Denunce stabili dal 2016

A dieci anni dal nuovo delitto, ancora 3mila vittime. Nel 2025 segnalate 1.099 persone, ma un incidente mortale su tre non ha controparti

Incidente stradale  (Adobe Stock)

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A dieci anni dall’entrata in vigore del reato di omicidio stradale (introdotto dalla legge 41/2016), il numero di denunce per questo tipo di delitto è rimasto pressoché costante. I dati forniti al Sole 24 Ore del Lunedì dal dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno consentono di valutare gli effetti della normativa: il “nuovo” articolo 589-bis del Codice penale non sembra aver dato un sostanziale contributo alla sicurezza stradale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il numero delle vittime rimane sostanzialmente stabile. In seguito all’entrata in vigore della riforma, dopo gli aumenti registrati nel 2017 e nel 2018, i decessi sono diminuiti nel 2019 e soprattutto nel biennio pandemico 2020-2021, per poi tornare a crescere nel 2022 e nel 2023, assestandosi nel 2024 a 3.030 morti. Più di otto al giorno. Il tasso di mortalità stradale, pari a 51,4 decessi per milione di abitanti (contro il 44,8 nella media Ue 27), posiziona il nostro Paese al 19° posto della graduatoria europea.

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Giovedì prossimo verranno diffusi i nuovi dati Istat-Aci sugli incidenti stradali nel 2025: «In base alle previsioni – afferma Silvia Frisina, vicepresidente dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada – ci aspettiamo una riduzione della mortalità, per effetto del miglioramento delle tecnologie e dell’introduzione delle “zone 30” in molte città, dove si registra il 70% degli incidenti mortali o con lesioni. Ma non diminuisce l’incidentalità».

IL TREND

Le vittime per natura dell’incidente stradale, le denunce per omicidio colposo e le persone segnalate. Anni dal 2016 al 2025

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Dal 2016 al 2025, in parallelo, anche le denunce per omicidio stradale inviate all’autorità giudiziaria dalle forze di Polizia hanno registrato un trend stabile nel tempo: 1.062 omicidi stradali denunciati e 1.099 persone segnalate nel 2025 (per il medesimo evento possono essere chiamate a rispondere più persone), a fronte di 1.146 denunce e 1.596 persone segnalate nel 2016. La geografia delle denunce riflette in parte il peso demografico e i volumi di traffico delle grandi aree urbane: nel 2025 se ne contano 94 a Roma, seguita da Bergamo e Milano con 37 ciascuna, poi da Napoli (34) e Torino (28).

Dieci anni fa la legge 41/2016 è stata una delle più profonde riforme del diritto penale della circolazione stradale degli ultimi decenni. Oltre a introdurre nel Codice penale i delitti di omicidio e lesioni stradali, il legislatore ha costruito un sistema repressivo particolarmente severo, prevedendo aggravanti a effetto speciale per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, eccesso di velocità e altre gravi violazioni del Codice della strada. Sono stati inoltre inaspriti i casi di fuga del conducente, le circostanze attenuanti, gli accertamenti dello stato di alterazione, le misure cautelari personali e il sistema delle sanzioni accessorie, fondato soprattutto sulla revoca della patente (con termini molto lunghi per conseguirne una nuova).

L’obiettivo della riforma era evidente: incentivare condotte di guida più prudenti attraverso uno straordinario inasprimento della risposta sanzionatoria nei confronti di chi provoca un incidente mortale violando le regole della circolazione stradale.

Osservando il trend dei decessi su strada e delle denunce, l’effetto deterrente però non emerge. Inoltre le persone segnalate per incidenti mortali sono circa un terzo rispetto al numero complessivo delle vittime, nonostante il ventaglio dei soggetti che possono essere ritenuti responsabili di un incidente mortale sia molto ampio (si veda l’articolo in basso).

SUL TERRITORIO

Le province con il tasso di mortalità da incidente stradale più elevato (media 2022-2024) e il relativo numero di denunce per omicidio colposo da incidente stradale, con le persone denunciate e arrestate/fermate, nel 2025

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Naturalmente i due dati non sono sovrapponibili: innanzitutto si possono verificare più eventi mortali causati dallo stesso sinistro, inoltre – osservando le statistiche Istat sugli incidenti mortali – circa 950 decessi derivano da eventi che coinvolgono un solo veicolo, 460 dall’investimento di pedoni e oltre 1.600 da collisioni tra due o più veicoli.

In pratica, le vittime di incidenti causati “in autonomia” sono quasi un terzo del totale. «Si tratta di un dato allarmante – aggiunge Frisina – che conferma come la mortalità su strada sia per la gran parte causata da distrazioni o eccessi di velocità. Il fattore umano legato ai comportamenti alla guida, così come il caso fortuito legato a un malore, oppure un cedimento meccanico o l’ostacolo infrastrutturale, non si combattono inasprendo le pene, ma con la prevenzione».

Lo scarto tra dato statistico e dato penalistico suggerisce che la riduzione della mortalità stradale non possa essere letta solo attraverso la lente della responsabilità penale del conducente. Diventa altrettanto importante comprendere il ruolo di altri fattori, come gli accertamenti sull’idoneità psicofisica alla guida, le condizioni e la manutenzione di infrastrutture e rete viaria. È su questo terreno che si misurerà, nei prossimi anni, l’effettiva capacità di ridurre il numero delle vittime.

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