Digitalizzazione

Pagamenti digitali: quando aumentano cresce anche il Pil

Lo studio di Banca d’Italia indaga la relazione tra i metodi di pagamento non cartacei e la performance economica

di Anna Mulassano

Customer using credit card for payment to owner at cafe restaurant, cashless technology and credit card payment concept Nattakorn - stock.adobe.com

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Quando i pagamenti con carta aumentano del 10 per cento, il Prodotto interno lordo italiano cresce dello 0.33 per cento. Una cifra che sale se si considerano i pagamenti account to account (A2A), cioè addebiti diretti e bonifici. In questo caso, il Pil registra un +0.42 per cento. Ad avere un impatto significativo non è solo il volume dei pagamenti, ma anche la modalità con cui avvengono: una crescente partecipazione all’e-commerce e una maggiore percentuale di trasferimenti online si affiancano a ulteriori picchi del Pil. È quanto emerge da uno studio della Banca d’Italia che indaga la relazione tra i pagamenti digitali e la performance economica. Secondo Via Nazionale, i pagamenti A2A che hanno origine online, insieme all’uso di piattaforme di e-commerce, producono un valore aggiunto che è superiore a quello del denaro trasferito. Queste correlazioni si mostrano ancora più stringenti nelle province con alti livelli di digitalizzazione: diverse abitudini di pagamento potrebbero quindi contribuire alla persistenza delle differenze nella performance economica delle varie Regioni.

L’uso del contante

Nonostante nel decennio 2014-2024, a livello europeo, si sia ridotta di molto l’abitudine a usare il denaro contante, il nostro Paese resta ancora profondamente legato all’uso delle banconote. Nel 2023 la media di pagamenti non-cash pro capite era di 219, contro i 365 dell’Unione europea e i 395 della zona euro. In quell’anno, infatti, l’Italia si classificava all’ultima posizione per pagamenti cashless nella zona euro e terzultima nell’Ue, davanti solamente a Romania e Bulgaria. Secondo le indagini della Banca centrale europea, però, questo dato non riflette pienamente i desiderata dei consumatori italiani, il 61 per cento dei quali preferisce utilizzare la carta o pagamenti digitali, mentre il contante è l’opzione migliore solo per il 20 per cento del campione. Nonostante questo, nei negozi è ancora il denaro fisico a fare la parte del leone, con il 61 per cento delle transazioni, seguito dal 32 per cento delle carte e dal 4 per cento delle app.

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La prevalenza del contante, secondo Banca d’Italia, è quindi trainata prevalentemente da fattori legati al lato della domanda. Secondo gli studi dell’Istituto guidato da Fabio Panetta, inoltre, esiste una correlazione tra il metodo di pagamento di elezione e il retroterra socioeconomico, nonché nella geografia di provenienza. Infatti, sono le famiglie con reddito basso a mostrare una particolare affezione per il denaro contante e, tra queste, la tendenza si accentua quando il capofamiglia ha un basso livello di educazione, è in età avanzata, in pensione o disoccupato. Al Sud, poi, si tende a privilegiare la banconota più che al Nord: nel 2022 nel Mezzogiorno questa rappresentava il 40 per cento della spesa delle famiglie, contro una media nazionale del 25 per cento.

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