Palma d’Oro alla carriera per Peter Jackson, regista «quasi per caso»
Il premio Oscar Peter Jackson racconta gli esordi e l’impatto con Cannes, l’amore per King Kong e l’avventura de «Il signore degli anelli»
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Il regista dei mostri buoni e degli spiriti, degli sguardi compassionevoli, il maestro del Signore degli anelli, Peter Jackson, è stato accolto a Cannes con una standing ovation. Non solo alla consegna della Palma d’oro alla carriera dalle mani del suo Frodo, Elijah Wood; ma anche dai fortunati che sono riusciti ad accappararsi un biglietto per l’incontro con il regista premio Oscar nella sala Debussy del Festival di Cannes per un incontro con il pubblico.
Casual e imbarazzato
Con la giacca di velluto marrone di una taglia in meno di quella che sarebbe stata necessaria, una camicia color vinaccia sopra i pantaloni marroni e le scarpe da trekking - il tutto frusto e liso -, Jackson riceve la standing ovation dei fan con imbarazzo. E non è una posa. Il giorno prima, nello smoking con la vita bassa e la pancia strabordante, i pochi capelli lunghi - che sul tapis rouge si alzavano al vento -, si vedeva che era in forte disagio. Lo stesso che poi lo ha rapito nel discorso a braccio che ha fatto sul palco dopo la visione di un montaggio dei suoi film più famosi, da Fuori di testa (1987) a Splatters - Gli schizzacervelli (1992), a Creature del cielo (1994), a Sospesi nel tempo (1996), alla saga del Signore degli Anelli, a King Kong (2005)y, alla miniserie tv The Beatles: Get Back (2021).
Il discorso per la Palma d’oro alla carriera
Ieri sul palco del Grand Auditorium Louis Lumière ha, infatti, scherzato sul miracolo di tenere in mano la preziosa statuetta con la Palma. «Non realizzo film da Palma d’Oro, è una sorpresa assolutamente straordinaria e un onore incredibile. Sono stato a Cannes solo due volte prima d’ora, ma entrambe le volte che ci sono venuto, si è trattato di una tappa importante della mia carriera».
L’amore per Buster Keaton
Durante l’incontro di oggi con un pubblico più ristretto Jackson appare più rilassato, non tartaglia più come aveva fatto la sera prima. In sala c’è Elijah Wood, e cerca di accogliere gli applausi schermendosi. Poi cerca di dare via all’incontro per sedare i battimani e spiega con gli occhi al cielo. «Un film è chimica davanti e dietro lo schermo», raccontando il suo amore per l’horror che fa anche ridere, l’amore per la paura, il senso del grottesco e la passione per Buster Keaton. «Faccio i film che amo vedere»
L’inizio della carriera
Jackson ripercorre volentieri gli esordi, quando per realizzare Fuori di testa aveva impiegato quattro anni di lavoro durante i week end. «Per un esordiente girare un horror è la via più facile, è possibile girarli senza sceneggiatura e più li fai esagerati e meglio. Ma per me le possibilità per diventare un regista erano molto vicine a quelle di diventare danzatrice del ventre e campione olimpico di salto in alto».

