Festival di Cannes

Palma d’Oro alla carriera per Peter Jackson, regista «quasi per caso»

Il premio Oscar Peter Jackson racconta gli esordi e l’impatto con Cannes, l’amore per King Kong e l’avventura de «Il signore degli anelli»

di Cristina Battocletti

Il regista neozelandese Peter Jackson riceve la Palma d'Oro d'Onore dalle mani di Elijah Wood durante la cerimonia di apertura e la proiezione del film "La Venus electrique" (The Electric Kiss), fuori concorso, alla 79ª edizione del Festival di Cannes, a Cannes, in Francia, il 12 maggio 2026. REUTERS/Manon Cruz   REUTERS

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Il regista dei mostri buoni e degli spiriti, degli sguardi compassionevoli, il maestro del Signore degli anelli, Peter Jackson, è stato accolto a Cannes con una standing ovation. Non solo alla consegna della Palma d’oro alla carriera dalle mani del suo Frodo, Elijah Wood; ma anche dai fortunati che sono riusciti ad accappararsi un biglietto per l’incontro con il regista premio Oscar nella sala Debussy del Festival di Cannes per un incontro con il pubblico.

Casual e imbarazzato

Con la giacca di velluto marrone di una taglia in meno di quella che sarebbe stata necessaria, una camicia color vinaccia sopra i pantaloni marroni e le scarpe da trekking - il tutto frusto e liso -, Jackson riceve la standing ovation dei fan con imbarazzo. E non è una posa. Il giorno prima, nello smoking con la vita bassa e la pancia strabordante, i pochi capelli lunghi - che sul tapis rouge si alzavano al vento -, si vedeva che era in forte disagio. Lo stesso che poi lo ha rapito nel discorso a braccio che ha fatto sul palco dopo la visione di un montaggio dei suoi film più famosi, da Fuori di testa (1987) a Splatters - Gli schizzacervelli (1992), a Creature del cielo (1994), a Sospesi nel tempo (1996), alla saga del Signore degli Anelli, a King Kong (2005)y, alla miniserie tv The Beatles: Get Back (2021).

Loading...

Il discorso per la Palma d’oro alla carriera

Ieri sul palco del Grand Auditorium Louis Lumière ha, infatti, scherzato sul miracolo di tenere in mano la preziosa statuetta con la Palma. «Non realizzo film da Palma d’Oro, è una sorpresa assolutamente straordinaria e un onore incredibile. Sono stato a Cannes solo due volte prima d’ora, ma entrambe le volte che ci sono venuto, si è trattato di una tappa importante della mia carriera».

Standing ovation a Cannes per Peter Jackson

Photogallery8 foto

L’amore per Buster Keaton

Durante l’incontro di oggi con un pubblico più ristretto Jackson appare più rilassato, non tartaglia più come aveva fatto la sera prima. In sala c’è Elijah Wood, e cerca di accogliere gli applausi schermendosi. Poi cerca di dare via all’incontro per sedare i battimani e spiega con gli occhi al cielo. «Un film è chimica davanti e dietro lo schermo», raccontando il suo amore per l’horror che fa anche ridere, l’amore per la paura, il senso del grottesco e la passione per Buster Keaton. «Faccio i film che amo vedere»

L’inizio della carriera

Jackson ripercorre volentieri gli esordi, quando per realizzare Fuori di testa aveva impiegato quattro anni di lavoro durante i week end. «Per un esordiente girare un horror è la via più facile, è possibile girarli senza sceneggiatura e più li fai esagerati e meglio. Ma per me le possibilità per diventare un regista erano molto vicine a quelle di diventare danzatrice del ventre e campione olimpico di salto in alto».

L’impatto con Cannes

Poi racconta il primo impatto con il festival di Cannes dove era venuto per Fuori di testa. «Arrivavo dalla Nuova Zelanda e avevo fatto tutto quello che era necessario, compilato i moduli in maniera impeccabile e quindi vado a fare la fila per ritirare l’accredito. E lì mi rendo conto che ritirare il badge è come vincere il biglietto per Willy Wonka. Poi mi dirigo verso il Palais e vengo fermato dalle guardie di sicurezza e rispedito fuori perché sono in pantaloni corti».

L’amore per King Kong

Poi Jackson parla del suo amore per King Kong. «Sono cresciuto negli anni 60 e quando abbiamo comprato la televisione inizialmente mi sono innamorato della serie Thunderbirds. Poi quando avevo 9 anni alla tivù hanno dato King Kong del 1933. L’ho amato da subito ma non c’era la storia d’amore. King Kong è innamorato di Fay Wray, ma lei grida tutto il tempo. Così ho voluto che nella nostra versione ci fosse un po’ di amore da entrambe le parti. Da quella visione però ho capito che mi ero innamorato del cinema e che volevo realizzare film così. I miei genitori avevano a casa una macchina da presa e ho cominciato a realizzare piccoli firma, senza inizio e fine, ma piccoli film di animazione».

Il signore degli Anelli

Poi si arriva al capitolo Signore degli Anelli 13 Oscar per (Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re) la platea si scalda. «Quando ho iniziato a lavorare al primo capitolo non avrei mai pensato di stare su questa storia per 25 anni. Una delle cose che mi piacciono dei film è che rimangono nell’aria in modo strano. Ho letto naturalmente Tolkien, ma in realtà questo film è nato in modo casuale. Girando Sospesi nel tempo ci siamo accorti che avevamo costruito una compagnia di effetti visivi e avevamo circa 30 computer con 30 membri di squadra che facevano effetti CG. Quando il film è finito non volevamo perdere queste persone e stavamo pensando a un film per mantenere questa infrastruttura e l’unica soluzione era creare un fantasy. Abbiamo iniziato a scrivere una storia originale, ma ogni volta saltava fuori Il signore degli anelli e allora...» Poi ha un moto di riconoscenza verso Elijah Wood. «Senza di lui, senza il suo ottimismo, il suo atteggiamento sempre positivo non avremmo potuto fare un film del genere. Non ne sapevamo abbastanza per essere impauriti. Lui mi ha aiutato a fare film con la sua energia ottimistica. Ti sono riconoscente», dice rivolgendosi in qualche punto della sala e scatta un grande applauso.

Il capitolo Beatles

Si parla di molti altri film e diffusamente, ma un capitolo importante è quello dedicato ai Beatles.

«Non volevo mettere le mani a quei filmati originali. Era gennaio del 1969: un brutto periodo per la band, stavano per dividersi. Pensavo “Non voglio vedere questa miseria”, ma poi la curiosità ha prevalso e mentre guardavo, mi sono sorpreso a ridere e pensavo: “La gente si divertirà, è cosi inusuale”. Sono ragazzi carini che lavorano assieme e il racconto era completamente diverso da quello che è stato tramandato. Anche Paul McCartney aveva la stessa diffidenza, gli sembrava di avere un brutto ricordo. E, invece, si è divertito».

Alla fine una nuova standing ovation e Peter Jackson rimane a lungo sul bordo del palco a firmare centinaia di autografi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti