Norme UE

Pannelli, con il Cbam costi di produzione in aumento fino al 12%

Assopannelli e EPF chiedono la sospensione della norma sull’urea industriale, il cui prezzo aumenterà fino a 60 euro

di Giovanna Mancini

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Nonostante i correttivi apportati dalla Commissione europea, che lo scorso 14 ha annunciato di voler sospendere tutti i dazi attualmente in vigore sull’importazione di urea come misura compensativa all’entrata in vigore del Cbam lo scorso 1° gennaio, l’introduzione di questa norma arrecherà danni economici significativi all’industria del pannello europea, che utilizza l’urea come base per la produzione delle colle necessarie alla realizzazione dei pannelli stessi.

Impatto su tutta la filiera del mobile

Assopannelli stima infatti un incremento dei costi di produzione dei pannelli in legno di circa il 10-12% in quattro anni, dovuto a un aumenti di 40–60 euro per tonnellata dell’urea dall’entrata in vigore a inizio 2026, con ripercussioni sull’intera filiera del mobile europeo. «Tali incrementi si tradurrebbero in una perdita di competitività dei manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-UE, anche alla luce del fatto che la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni», spiegano da Assopannelli.

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Il Carbon Border Adjustment Mechanism è la nuova normativa Ue che introduce una tassa sulle importazioni di materie prime e semilavorati che, per essere prodotti, generano elevate quantità di CO2, tra cui l’urea, un derivato del gas naturale utilizzato prevalentemente in agricoltura come fertilizzante, ma anche nell’industria come base per la produzione di colle.

Le imprese: sospendere il Cbam sull’urea industriale

La sua (per ora solo annunciata) sospensione non aiuterebbe le imprese del pannello italiane ed europee: i principali Paesi da cui l’Europa importa non sono soggetti ad alcun dazio. Di conseguenza, l’impatto della sospensione dei dazi vigenti sarebbe sostanzialmente residuale e non compenserebbe i costi aggiuntivi derivanti dall’entrata in vigore del Cbam.

Per questo Assopannelli ed EPF (la European panel fedration) chiedono di sospendere temporaneamente l’applicazione del Cbam all’urea industriale. Una strada percorribile, dato che, spiegano dall’associazione, a dicembre la Commissione europea ha proposto alcune modifiche al Cbam, (proposta di regolamento N° 2025/0419 (COD) ed è stato inserito nuovo articolo (27 a), secondo cui «La Commissione europea controlla l’impatto del Cbam sul mercato interno dell’Unione e, se sulla base di dati concreti ritiene che l’inclusione di una determinata merce stia causando gravi problemi imprevisti, in particolare forti aumenti dei prezzi, può intervenire adottando un atto delegato per sospendere temporaneamente l’applicazione del Cbam a quella merce, escludendola dall’Allegato I finché la situazione non torna alla normalità».

Questo permetterebbe alla Commissione di sospendere l’attuazione del CBAM per una delle categorie contenute nel CBAM, come i fertilizzanti, ovviamente solo dopo l’approvazione della modifica proposta. Gli effetti dell’esclusione di uno dei prodotti sarebbero retroattivi, come confermato dalla Commissione europea.

Competitività europea a rischio

«L’applicazione del Cbam all’urea industriale, senza adeguati correttivi, rischia di penalizzare le imprese europee - afferma il direttore di EPF, Matti Rantanen -. Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Ora chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle. Ribadiamo inoltre che la sospensione dei dazi sui fertilizzanti, annunciata dalla Commissione europea il 14 gennaio, non è sufficiente: l’urea importata dalle nostre imprese proviene in larga parte da Paesi già esenti».

Per Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, «è fondamentale che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo».

Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’Ue che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi, aggiunge Fantoni: «È paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato».

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