Papa Leone a Lampedusa: «Migranti, Europa chiamata a responsabilità epocale»
Prevost depone fiori sulle tombe: nell’accoglienza c’è chi sceglie di non farsi prossimo. Circa 4mila persone alla Santa Messa
4' di lettura
I punti chiave
- La visita nell’Independence Day statunitense
- Il sistema economico mondiale «genera povertà ed esclusione»
- Al sindaco assicura: «Il Papa vi incoraggia»
- Prevost: nell’accoglienza c’è chi sceglie di non farsi prossimo
- “O’ scià”: l’appello a non lasciarsi vincere dalla paura
- Mantovano: l’Europa è più attenta grazie a Meloni
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«Il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti». È il primo messaggio lanciato da Papa Leone appena sbarcato questa mattina a Lampedusa, con il quale il Pontefice ha voluto salutare i cittadini al campo sportivo “Arena” prima di prepararsi per la Santa Messa, con 4mila persone. Ma il passaggio più duro arriva dopo: «I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate». Poi la chiamata all’Europa: per posizione e assetto istituzionale, può «affrontare la crisi in modo organico». E farlo «vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona». La sua, per la sua storia e la sua cultura, è una «responsabilità epocale».
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La visita nell’Indipendence Day statunitense
Prevost sceglie la visita a Lampedusa, dove Papa Francesco era stato nel luglio 2013, nel giorno del 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti: un segno fortemente simbolico di distanza dalle politiche migratorie di Donald Trump. Per prima cosa si è recato al cimitero dove sono seppelliti i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. Si è inginocchiato per deporre una corona di fiori davanti a una tomba semplice, con una croce di legno, dove è rimasto in preghiera. Poi è andato alla “Porta d’Europa”, opera di Mimmo Paladino, dove un bimbo gli ha letto un biglietto: «Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bimbo e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo».
Il sistema economico mondiale «genera povertà ed esclusione»
Secondo Prevost, il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”».
Al sindaco assicura: «Il Papa vi incoraggia»
Prevost ha ringraziato il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino. «Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco – ha detto Papa Leone - è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti. Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». Dal canto suo il sindaco ha citato Claudio Baglioni, cittadino onorario di Lampedusa e presente in prima fila. «In un tempo in cui il mondo è ancora dilaniato da guerre, violenze, divisioni e paure – ha detto il sindaco - Lampedusa sente più forte il bisogno di accendere una luce. La luce di chi non si arrende all’indifferenza. La luce di chi continua a credere che ogni vita umana sia sacra. La luce di chi si aggrappa ancora ad “una radio per sentire che la guerra è finita”, per usare le parole di una meravigliosa canzone del Maestro Baglioni sul miracolo della vita».
Prevost: nell’accoglienza c’è chi sceglie di non farsi prossimo
Il Papa ha voluto rivolgersi soprattutto a chi si adopera per l’accoglienza, sull’Isola. «Grazie, fratelli e sorelle - ha detto - perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico. La parabola ce lo racconta: l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere». «Sì, perché tra voi è l’amore a essersi organizzato – ha aggiunto - quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato. Saluto le persone migranti che sono qui: loro stesse non hanno soltanto ricevuto - ha sottolineato il Papa - ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri».







