La visita

Papa Leone a Lampedusa: «Migranti, Europa chiamata a responsabilità epocale»

Prevost depone fiori sulle tombe: nell’accoglienza c’è chi sceglie di non farsi prossimo. Circa 4mila persone alla Santa Messa

Papa Leone depone fiori nel cimitero di Lampedusa sulla tomba del piccolo Joussef durante la visita pastorale a Lampedusa.     ANSA/CIRO FUSCO/POOL/Pool via REUTERS via REUTERS

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«Il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti». È il primo messaggio lanciato da Papa Leone appena sbarcato questa mattina a Lampedusa, con il quale il Pontefice ha voluto salutare i cittadini al campo sportivo “Arena” prima di prepararsi per la Santa Messa, con 4mila persone. Ma il passaggio più duro arriva dopo: «I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate». Poi la chiamata all’Europa: per posizione e assetto istituzionale, può «affrontare la crisi in modo organico». E farlo «vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona». La sua, per la sua storia e la sua cultura, è una «responsabilità epocale».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La visita nell’Indipendence Day statunitense

Prevost sceglie la visita a Lampedusa, dove Papa Francesco era stato nel luglio 2013, nel giorno del 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti: un segno fortemente simbolico di distanza dalle politiche migratorie di Donald Trump. Per prima cosa si è recato al cimitero dove sono seppelliti i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. Si è inginocchiato per deporre una corona di fiori davanti a una tomba semplice, con una croce di legno, dove è rimasto in preghiera. Poi è andato alla “Porta d’Europa”, opera di Mimmo Paladino, dove un bimbo gli ha letto un biglietto: «Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bimbo e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo».

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Il sistema economico mondiale «genera povertà ed esclusione»

Secondo Prevost, il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”».

Al sindaco assicura: «Il Papa vi incoraggia»

Prevost ha ringraziato il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino. «Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco – ha detto Papa Leone - è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti. Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». Dal canto suo il sindaco ha citato Claudio Baglioni, cittadino onorario di Lampedusa e presente in prima fila. «In un tempo in cui il mondo è ancora dilaniato da guerre, violenze, divisioni e paure – ha detto il sindaco - Lampedusa sente più forte il bisogno di accendere una luce. La luce di chi non si arrende all’indifferenza. La luce di chi continua a credere che ogni vita umana sia sacra. La luce di chi si aggrappa ancora ad “una radio per sentire che la guerra è finita”, per usare le parole di una meravigliosa canzone del Maestro Baglioni sul miracolo della vita».

Prevost: nell’accoglienza c’è chi sceglie di non farsi prossimo

Il Papa ha voluto rivolgersi soprattutto a chi si adopera per l’accoglienza, sull’Isola. «Grazie, fratelli e sorelle - ha detto - perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico. La parabola ce lo racconta: l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere». «Sì, perché tra voi è l’amore a essersi organizzato – ha aggiunto - quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato. Saluto le persone migranti che sono qui: loro stesse non hanno soltanto ricevuto - ha sottolineato il Papa - ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri».

“O’ scià”: l’appello a non lasciarsi vincere dalla paura

«Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza», l’esortazione finale. «Torni la venerata immagine della Madonna di Porto Salvo a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione». «Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità». Infine la conclusione, richiamando la formula di saluto dei lampedusani che potrebbe tradursi con “Mio respiro”: “O’scià!”.

Mantovano: l’Europa è più attenta grazie a Meloni

Per il Governo, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ad accogliere il Pontefice e a partecipare alla Messa. A chi gli chiedeva un commento, ha risposto che «il Papa ovviamente non si commenta, si ascolta. E si ascolta avendo, insieme alle sue parole, memoria di quello che era Lampedusa tre anni fa». Mantovano ha ricordato quando la premier Giorgia Meloni accompagnò a Lampedusa nel settembre del 2023 la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Certamente oggi l’attenzione dell’Europa, che pure il Papa ha richiamato con forza, è maggiore rispetto a quella di tre anni fa». E ha citato la lotta al traffico di esseri umani e il calo degli sbarchi, da circa 66mila a 14mila, come prova di «tante morti in meno, tante sofferenze in meno, a causa anche del lavoro che si fa nei Paesi di origine, per esempio con il Piano Mattei».

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