Pensionati in arrivo dall’estero: al Sud flat tax in altri 81 Comuni
Con l’aumento dei centri in cui è agevolato il trasferimento (da 20 a 30mila abitanti) la tassa al 7% copre quasi tutto il Mezzogiorno
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Sfumata per ora la tassa al 4% per i pensionati che rientrano in Italia, c’è un’altra flat tax che allarga il suo perimetro: quella al 7% per i pensionati esteri che si trasferiscono al Sud e nelle località terremotate del Centro Italia. Dal 7 aprile può essere scelta da chi si stabilisce in Comuni che hanno fino a 30mila abitanti, anziché 20mila, e si trovano in una delle otto regioni meridionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) o figurano nelle liste di centri colpiti dai sismi del 2009-2016 in Umbria, Lazio e Marche.
L’innalzamento del numero di abitanti – ha calcolato Il Sole 24 Ore – rende possibile cogliere l’agevolazione in altri 81 Comuni oltre ai 2.392 già inclusi fin dall’introduzione della flat tax (periodo d’imposta 2019). Fa fede la popolazione Istat al 1° gennaio dell’anno precedente. Tra le new entry ci sono località turistiche o di rilievo artistico come Roseto degli Abruzzi, Ostuni e Conversano in Puglia, Noto in Sicilia o Agropoli in Campania.
L’effetto della nuova norma (contenuta nella legge 34/2026) diventa via via meno rilevante nelle Regioni meno popolose come Calabria, Sardegna e Molise, fino al caso della Basilicata, che non ha neanche una città tra i 20 e i 30mila abitanti e solo Matera e Potenza oltre la soglia.
Numeri ancora bassi
Oggi in tutte le regioni meridionali rientra nell’agevolazione il 90% o più dei Comuni. Il punto, però, è che finora i pensionati che si sono trasferiti dall’estero sono solo 933, guardando le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025.
Nonostante il trend crescente, il fenomeno è marginale anche rispetto ai movimenti inversi: nel solo 2024, ad esempio, sono andati all’estero 3.102 pensionati italiani, «con andamento stabile rispetto al 2023», dice l’Inps nel suo ultimo rapporto annuale. Il 69% ha scelto una destinazione europea. Tra i motivi del cambio, secondo l’Istituto, ci sono «costo della vita più basso, clima più favorevole, ricongiungimento familiare, assistenza sanitaria e, soprattutto, un regime fiscale più favorevole».









