Gli autonomi

Partite Iva, tre forfettari su dieci pagano la flat tax al 5%

Cresce ancora il regime agevolato, con oltre 242mila nuove adesioni nel 2025. Tra i professionisti solo il 23,9% beneficia dell’aliquota «mini». Record tra ristoranti e bar

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

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La flat tax delle partite Iva si paga con l’aliquota super-scontata del 5% (anziché del 15%) in tre casi su dieci. Nelle ultime dichiarazioni dei redditi, infatti, il 29,6% dei contribuenti che hanno scelto il regime forfettario ha applicato l’imposta sostitutiva più bassa, prevista nei primi cinque anni per l’«avvio di nuove attività».

Il dato – elaborato dal Sole 24 Ore partendo dalle statistiche delle Finanze – spiega una volta di più il grande successo della flat tax, che ha chiuso il 2025 con il record di 242.529 adesioni tra le nuove partite Iva. La possibilità di versare solo il 5% sul reddito imponibile calcolato a forfait, e ulteriormente ridotto in base ai contributi previdenziali obbligatori, rende spesso imbattibile la convenienza di questo regime super agevolato, per chi ne rispetta i requisiti (ad esempio, non aver già operato come autonomo nei tre anni precedenti e non proseguire un’attività già svolta prima, anche come lavoratore dipendente).

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La quota di forfettari che applicano la flat tax del 5% è più alta nei settori con un maggior turnover (45,9% tra ristoranti e bar) o in quelli che hanno registrato un picco recente di aperture (43,3% nelle costruzioni). È molto più bassa, invece, tra i professionisti (23,9%), il che fa pensare a una platea più stabile. Come dire che nel campo delle attività professionali, anche non ordinistiche, i tre quarti di coloro che hanno applicato il forfait nelle dichiarazioni 2024 erano nel regime da più di cinque anni o, comunque, quando hanno iniziato non avevano i requisiti per l’aliquota del 5 per cento.

Dal 2016, cioè da quando ha sostituito completamente il regime dei vecchi minimi, il forfait è stato scelto da 2,2 milioni di persone fisiche. È un trend che solo in apparenza contraddice la maggiore strutturazione delle imprese rilevata analizzando il database di InfoCamere. Innanzitutto perché i due insiemi non coincidono. Inoltre, può capitare che chi opera con il regime forfettario abbia tra i propri committenti imprese più strutturate che hanno scelto di esternalizzare alcuni servizi.

«Falsi autonomi»

Il tema è stato sollevato anche da un rapporto dell’Inapp di gennaio, che ha messo in rilievo il fenomeno dei «dependent contractor» o “falsi autonomi”, cioè autonomi privi di personale che «dipendono quasi esclusivamente da un solo committente dal punto di vista economico e non hanno il controllo su elementi centrali della loro attività, come tariffe, tempi di lavoro o strumenti utilizzati». Secondo l’indagine Inapp-Plus 2024, in Italia sarebbero 494mila, per lo più giovani e con redditi bassi.

Si tratta di una possibile ricaduta negativa del regime forfettario che opera su un piano diverso rispetto alla spinta al nanismo imprenditoriale più volte denunciata negli anni, da ultimo anche dalla Corte dei conti, secondo cui la flat tax «può costituire un freno alla crescita dimensionale delle attività».

In effetti, la maggior parte dei “falsi autonomi” è ben lontana dal superare la soglia di 85mila euro di ricavi o compensi (oltre la quale si esce dal regime agevolato), come suggerisce anche il reddito medio di 17.110 euro dichiarato nel 2024 da tutti i forfettari.

Al contrario, alcuni aderenti al regime con un giro d’affari più elevato possono avere l’esigenza reale di monitorare fatture e incassi verso fine anno, per non rischiare di sforaregli 85mila euro. Così come potrebbero esserci soggetti che operano di fatto in forma collettiva, ma agiscono formalmente come titolari di partite Iva individuali per beneficiare del forfait. Ancora la Corte dei conti si è chiesta – in particolare per le attività professionali – «quanto la numerosità delle posizioni sia legata a strumentali frammentazioni delle attività». Secondo i magistrati contabili servirebbero approfondimenti specifici. Di certo, tra il 2017 e il 2024 il peso delle attività professionali sul totale dei forfettari è cresciuto dal 33,1 al 35,2 per cento.

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