Perché la coda del pavone e le guance che arrossiscono sono un antidoto alla selezione avversa
Certi comportamenti, così come certi ornamenti o tratti fisici, possono rappresentare dei segnali capaci di veicolare in maniera onesta informazioni preziose che altrimenti rimarrebbero tanto private quanto inutili
di Vittorio Pelligra
7' di lettura
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La selezione avversa è la tipica forma di inefficienza che si verifica in un mercato o in una organizzazione quando l'informazione è distribuita in maniera asimmetrica tra le parti. Questa inefficienza rappresenta un costo per tutti i soggetti coinvolti, sia per chi non ha accesso alle informazioni, sia per chi, invece, ha le informazioni ma non ha modo di trasmetterle in modo credibile. Il proverbiale oste, infatti, avrebbe tutto l'interesse di farvi sapere quanto è buono il suo vino perché così magari potrebbe farvelo pagare un po' di più, vista la qualità, ma non può. Le sue parole sono “cheap talk”, sono prive di valore probante, non sono informative.
Come l'oste, così il venditore di auto usate che cerca di convincervi che l'auto che avete adocchiato è un vero affare o il pescivendolo che al mercato vanta la freschezza del suo prodotto. Sia i potenziali compratori che i venditori avrebbero tutto da guadagnare dalla possibilità della trasmissione “onesta” delle informazioni relative alle caratteristiche e alla qualità dei beni in oggetto.
Le scelte cieche e le informazioni rilevanti
Questo problema di natura economica è solo un esempio particolare di un fenomeno molto più generale che troviamo tanto in natura quanto nelle organizzazioni sociali dove molto spesso dobbiamo operare scelte “cieche” perché non abbiamo accesso alle informazioni rilevanti. Immaginate un ghepardo che ha appena avvistato un branco di gazzelle che brucano tranquille nella savana africana. Le gazzelle sono decine ma il ghepardo, se vuole avere buone probabilità di successo, dovrà concentrarsi solamente su una. Quale scegliere? Le gazzelle sembrano tutte uguali, ma alcune sono più giovani e in forma mentre altre più vecchie e acciaccate. Informazioni non facilmente verificabili da parte del ghepardo. Però le prime sarebbero una preda complicata da cacciare e le probabilità di successo potrebbero essere anche molto basse, mentre le seconde rappresentano un pasto sicuro. Avere queste informazioni sarebbe un grande vantaggio per il ghepardo. Sarebbe un vantaggio, e qui la cosa si fa meno intuitiva, anche per le gazzelle, quelle giovani, che hanno tutto l'interesse a far sapere al predatore che scegliere loro sarebbe una pessima scelta.
Darwin e gli ornamenti
Passiamo, apparentemente, ad altro. Uno degli enigmi naturali che affascinò Charles Darwin per lungo tempo è quello degli “ornamenti”: la coda del pavone, le corna dell'alce, i colori sgargianti di certe rane, e molte altre caratteristiche morfologiche che non presentano nessuna utilità diretta in termini evolutivi, anzi, essendo, per loro natura dei tratti “costosi”, rappresentano, spesso, un ostacolo alla sopravvivenza. Ma perché si sono evoluti, allora, si chiedeva Darwin? Non arrivò mai a una risposta compiuta, ma ebbe comunque un'intuizione geniale.
La pressione evolutiva non si manifesta solo attraverso la selezione naturale ma anche per mezzo della selezione sessuale. Le femmine di moltissime specie scelgono il maschio e sono interessate a scegliere il più forte e promettente da un punto di vista genetico, capace, cioè di generare una prole sana e robusta e di proteggerla durante le prime fasi della crescita. I maschi per questo competono tra di loro. Le qualità del potenziale partner non sono direttamente osservabili, sono un'informazione privata. Poter rendere pubblica questa informazione andrebbe a vantaggio sia della femmina che del maschio robusto e promettente, che verrebbe, con tutta probabilità, scelto. Darwin, naturalmente, non sapeva niente di geni e genetica, ma aveva notato una frequente differenziazione nei tratti mostrati dalle femmine e quelli portati dai maschi. Ed ebbe un'idea.







