Autostrade

Ponte Morandi: ex ad Castellucci condannato a 12 anni. Dopo otto anni lettera di scuse dell’Aspi

L’ad Giana: «Ferite indelebili per le scelte di alcuni». Comitato vittime: «Sbigottiti. Le scuse non bastano occorrono sempre i fatti conseguenti»

Ponte Morandi, ex ad di Aspi Giovanni Castellucci condannato a 12 anni

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L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, è stato condannato a 12 anni di reclusione per il crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto 2018. È questa la sentenza di primo grado emessa dai giudici del Tribunale di Genova.

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Il verdetto arriva a otto anni di distanza dalla tragedia del 14 agosto 2018 costata la vita a 43 persone. Per Castellucci, alla guida di Aspi dal 2005 al 2019, la procura aveva chiesto 18 anni e sei mesi.

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L’ex numero uno di Aspi sta già scontando una condanna per la strage del viadotto di Monteforte Irpino (Avellino) del 2013, in cui perirono 40 persone.

I giudici Paolo Lepri (presidente), Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori, hanno anche condannato a 11 anni Michele Donferri Mitelli (ex numero tre di Aspi), per cui il pm aveva chiesto 15 anni e sei mesi.

Condanna a 5 anni e sei mesi, invece, per Paolo Berti (ex numero due Aspi), per cui erano stati chiesti 12 anni e sei mesi.

E ancora, condanna a 5 anni e sei mesi per Antonino Galatà (ex ad di Spea) per il quale il pm aveva chiesto sette anni.

È stato, poi, condannato a 5 anni di reclusione l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni del ministero di Infrastrutture e trasporti, Mauro Coletta. Mentre a Carmine Testa, ex direttore dell’Ufficio ispettivo territoriale del Mit a Genova, il Tribunale ha inflitto una pena di quattro anni e due mesi di reclusione.

Assolti Giovanni Proietti, ex dirigente della vigilanza sulle concessioni autostradali del Mit, e Bruno Santoro, ex dirigente della Divisione tecnica del ministero. Per entrambi, i giudici hanno pronunciato un’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato», in relazione ai reati di crollo colposo, omicidio stradale e lesioni stradali contestati. Per Proietti è stato, inoltre, dichiarato il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, su alcuni capi di imputazione relativi al falso in atto pubblico.

Ponte Morandi, sentenza dopo 287 udienze

Si conclude così un processo in primo grado che si è snodato in 287 udienze. Alla sbarra, in attesa delle decisioni dei giudici , 57 imputati, tra i quali Giovanni Castellucci che, ai tempi del disastro, era amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Per gli imputati, i Pm hanno chiesto 400 anni di carcere complessivi e un’assoluzione. E la pena più alta, 18 anni e sei mesi, era stata chiesta proprio per l’ex ad.

«Dodici anni? Direi che per lui va bene». È stato il primo commento di Egle Possetti, presidente del comitato Ricordo vittime ponte Morandi, dopo aver ascoltato la pronuncia di condanna nei confronti di Castellucci. «Non siamo avvocati - ha sottolineato Possetti - e non possiamo commentare. La condanna a 12 anni ci può stare ma dobbiamo capire tutto il resto perché c’erano tanti imputati».

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Alla vigilia della sentenza, attesa con trepidazione e dolore dai parenti delle vittime, l’azienda, dopo otto anni si silenzio, ha deciso di chiedere scusa «ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani».

A farlo, con una lettera di scuse anticipata mercoledì dal Secolo XIX e dal Corriere della Sera, è stato l’attuale ad di Aspi (Autostrade per l’Italia), Arrigo Giana, che ricopre l’incarico da aprile 2025. «Le azioni e le scelte di alcuni», ha scritto, tra l’altro, Giana, «hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità».

Giana non ha mancato, peraltro, di sottolineare che «oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi».

Ma la replica di Possetti, è stata durissima: «Siamo sbigottiti», ha detto. «Dopo oltre un anno alla guida della società, l’ad chiede scusa per il passato. Le scuse dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece».

Occorre che la società illustri, afferma Possetti, un «piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano», taglia corto. Occorrono sempre i fatti conseguenti».

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