Poste rilancia l’Opas su Tim: 18% del valore in più sulla parte cash e rinuncia alla soglia minima di adesioni
Il rilancio dell’offerta di Poste su Tim prevede un incremento di 0,3 euro per azione e un impegno finanziario maggiorato di 512 milioni
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Poste italiane ha deciso il rilancio nell’Opas su Tim. Un ritocco verso l’alto pari a circa il 18% del valore della parte in contanti dell’offerta. E ha al contempo rinunciato alla condizione di una soglia minima di adesioni per la validità dell’Opas pari al 66,67% del capitale di Tim. La decisione è arrivata ieri dopo che nei giorni scorsi l’andamento delle adesioni continuava a restare su valori molto contenti: anche ieri, al termine di una giornata in cui il management di Tim ha comunicato di aver consegnato all’offerta le proprie azioni, le adesioni erano arrivate al 6,15% del target, pari al 4,92% del capitale Telecom, in aggiunta al 20% già posseduto da Poste.
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Il cda di Poste ha approvato dunque un aumento di 0,3 euro della componente cash che sale a 1,97 per azione, mentre resta a 0,218 il concambio in azioni Poste di nuova emissione per ogni Telecom consegnata. Viene chiarito che non ci saranno ulterioti rilanci. L’impegno economico per la società dei recapiti, nel caso di adesioni al 100%, salirebbe di circa 512 milioni rispetto ai 2,8 miliardi già messi a disposizione dal consorzio di banche guidato da Jp Morgan, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Unicredit e Intesa-SanPaolo. Poste ha sottoscritto ieri un contratto con le banche per aumentare l’importo del finanziamento.
«Con l’incremento del corrispettivo, il cda intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste rimarranno sostanzialmente immutati», con un «impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028». La leva finanziaria pro-forma del nuovo gruppo, incluso l’incremento dei 512 milioni, «è prevista attestarsi su 1,5x a fine 2026», si spiega nella nota diffusa. Poste conferma anche la politica dei dividendi della società sul 2026 e « l’impegno a una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027».
La possibilità di ritoccare l’offerta era stata inizialmente esclusa dal management perchè la riteneva più che congrua in virtù della creazione di valore per gli azionisti di Poste possibile grazie all’integrazione di Tim e delle sinergie che possono essere tratte, che alla fine saranno superiori ai 700 milioni di euro stimati al momento del lancio dell’operazione. Se ora quello stesso management si è persuaso dell’opportunità di apportare un ritocco è per convincere il maggior numero di azionisti ad aderire. L’obiettivo, infatti, resta quello di incorporare Tim per poter realizzare le sinergie previste.
La decisione di rendere nota la modifica dell’offerta già ieri è legata all’esigenza di non dover prolungare il periodo di offerta oltre venerdì 11 settembre.



