Private debt, anno record per l’Italia: la raccolta sfiora il miliardo di euro
L’anno scorso sono stati finanziati interventi per 4,6 miliardi - Investimenti concentrati sui programmi di crescita organica e per acquisizioni
di Matteo Meneghello
3' di lettura
I punti chiave
- Un volume di fuoco da 4,6 miliardi
- Il 72% proviene dall’estero
- Un attore ormai stabile
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Il private debt italiano esce rafforzato, sia dal punto di vista dei numeri che dell’identità, dallo «stress test» post pandemico. Il 2021 è da record, con una raccolta che sfiora il miliardo e investimenti in crescita del 77%. Ora però il sentiero di sviluppo delle imprese è messo a rischio da un nuovo fronte di crisi, rappresentato dalle ricadute sulle filiere dell’invasione russa in Ucraina. Uno scenario dai contorni ancora non definiti all’interno del quale, però, gli operatori guardano con fiducia al ruolo del debito privato a supporto dei piani di rilancio.
Un volume di fuoco da 4,6 miliardi
L’analisi è emersa nel corso della pubblicazione dei dati 2021 sul mercato del private debt italiano, raccolti e presentati da Aifi insieme con Deloitte. Numeri da record, non solo rispetto all’anno scorso, ma anche nell’orizzonte decennale di utilizzo di questi strumenti. L’anno scorso sono stati investiti nel mercato italiano 4,6 miliardi, includendo l’attività degli operatori attivi in questo segmento (2,2 miliardi), le piattaforme di digital lending (689 milioni), il distressed debt (1,5 miliardi) e gli investimenti dei fondi di fondi (187 milioni).
Il 72% proviene dall’estero
Considerando solo gli operatori attivi nel «core», l’ammontare investito è stato di 2.214 milioni, quasi il doppio rispetto all’anno precedente (1.153 milioni), con 275 sottoscrizioni (+28% rispetto alle 215 del 2020), distribuite su 142 società (127 nel 2020, +12%). Si tratta - spiegano Aifi e Deloitte - dei valori più alti mai registrati dall’avvio del mercato. I soggetti domestici hanno realizzato il 90% delle operazioni, mentre il 72% dell’ammontare è stato investito da operatori internazionali. Il 56% delle operazioni sono state obbligazioni, mentre il restante 44% finanziamenti. Per quanto riguarda le caratteristiche delle operazioni, la durata media è di 5 anni e 8 mesi, il 90% dei casi ha riguardato un taglio medio inferiore ai 10 milioni, il tasso d’interesse medio è stato del 4,67%. Con riferimento agli obiettivi, nel 2021 il 51% degli interventi ha avuto come scopo programmi di crescita, mentre nel 38% dei casi si è trattato di debito a supporto di buy out. E anche i mercati internazionali - ha ricordato Antonio Solinas, alla guida di Deloitte financial advisor - hanno dato segno di ripartenza con 217 transazioni nell’ultimo trimestre del 2021, con un’attività di direct lending trainata soprattutto da m&a (nel 65%), con operazioni per il 40% in Lbo e per il 20% in bolt on.
Un attore ormai stabile
«La crisi - ha spiegato il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta - ha dato l’opportunità al tessuto imprenditoriale sano di investire sulla crescita consolidando l’attività attraverso anche il supporto del private debt. I numeri record del 2021 sono la dimostrazione che il sistema ha compreso il valore aggiunto nell’avere un fondo che lo aiuti non solo con liquidità, ma anche attraverso un piano di consolidamento che ne permetta la resilienza e la crescita senza subire le tensioni derivanti da condizioni esterne avverse». E proprio ora che le condizioni avverse sono tornate a fare sentire la loro voce, con la tensione sulle materie prime amplificate dalla guerra in Ucraina, l’interrogativo di fondo è se e in che termini il private debt sia in grado di offrire un ulteriore supporto all’interno di un nuovo, probabile, scenario di deterioramento innescato dalle sanzioni alla Russia e dall’occupazione militare dell’Ucraina da parte di quest’ultima. Difficile, secondo gli intervenuti al webinar organizzato da Aifi e Deloitte, riuscire a valutare l’impatto della situazione sul mercato. Il mutamento del quadro è destinato a essere di lungo termine, ma c’è fiducia in una capacità di reazione delle imprese, sostenuta dallo stesso private debt. Ci si attende in particolare un consolidamento delle masse legate agli investitori individuali, già determinanti nel record dell’anno scorso. In generale, è convinzione degli addetti ai lavori che la maggiore flessibilità degli strumenti di private debt rispetto ai canali di finanziamento tradizionale dovrebbe favorire un’ulteriore crescita della quota di mercato di questi strumenti.

