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RaiWay-Ei Towers, salta ancora il matrimonio delle torri tv

Alla scadenza del memorandum of understanding fra le parti, nessun accordo

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Nulla di fatto. Si chiude così l’ennesimo tentativo di far convolare a nozze RaiWay ed Ei Towers, i due player italiani delle torri broadcast, dati ripetutamente – e ciclicamente – per vicini all’altare, ma poi, alla fine rimasti protagonisti di un matrimonio mai consumato. La scadenza del memorandum fra Rai, F2i e Mfe-MediaForEurope era fissata per la mezzanotte di ieri, 30 giugno. L’intesa per creare il campione nazionale delle infrastrutture broadcast non è però arrivata a definizione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il comunicato Rai

Il comunicato della Rai conferma quanto riportato sul Sole 24 Ore in edicola oggi 1 luglio: «Nel periodo di efficacia del Memorandum, le parti hanno svolto approfondite attività di analisi e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell’ipotizzata operazione. All’esito delle interlocuzioni intercorse, tuttavia, le valutazioni effettuate non hanno consentito di individuare una base negoziale condivisa e idonea a consentire il prosieguo dell’operazione. Resta confermato l’impegno di RAI a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti».

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Oggi, il consiglio di amministrazione della Rai, all’interno di una riunione convocata per discutere dei palinsesti autunnali che saranno presentati venerdì ad Ancona, riceverà un’informativa sul negoziato e sul suo esito.

L’alternativa in casa Rai

E per Viale Mazzini, ora, chissà che non vada a riaprirsi la strada della vendita, per finanziare il proprio Piano industriale, della quota eccedente il 50,1% di RaiWay: la soglia che le consentirebbe di mantenere il controllo.

È una nuova fumata nera, l’ennesima. RaiWay è controllata dalla Rai con il 65%. Ei Towers fa capo a F2i, con il 60% e a Mfe, con il 40%. Il progetto avrebbe dovuto mettere insieme quasi 4.700 siti e oltre mezzo miliardo di ricavi, con la Rai al 50,1% dei diritti di voto e con la possibilità di indicare ad e cfo. Sulla carta l’operazione avrebbe portato sinergie e risparmi. Nella pratica, il negoziato si è incagliato sui nodi più sensibili: concambio, debito, contratti di servizio, governance, lock-up e condizioni di uscita.

I nodi

Le ricostruzioni che circolano sul mercato, come spesso accade nei divorzi senza matrimonio, sono di segno opposto. Secondo alcune versioni, dal lato Rai le condizioni poste da Mfe sarebbero state viste come ultimative, non negoziabili e dunque irricevibili, suscettibili di voler creare valore solo a discapito degli azionisti di RaiWay. In questa lettura, Cologno Monzese avrebbe alzato l’asticella fino a rendere impraticabile la chiusura, mentre F2i viene accreditata di un atteggiamento diverso.

Dall’altra parte le indiscrezioni di mercato raccontano un film totalmente opposto, con il tentativo finale di F2i e Mfe di trovare un punto di caduta. Come riportato in serata da Radiocor, ci si sarebbe affidati anche a una proposta sul filo di lana. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, quella proposta avrebbe previsto l’accettazione dell’estensione fino al 2047 del contratto di Mfe con la nuova società, accompagnata però dalla richiesta di un dividendo straordinario di 300 milioni circa per gli azionisti di Ei Towers per riequilibrare il concambio. Alla fine, oltre al 50,1% dei diritti di voto di Rai (44% di azioni) Mfe e F2i sarebbero rimaste in campo rispettivamente con il 14% e il 20%.

Dossier datato

Il memorandum era stato firmato il 19 dicembre 2024, nel solco del Dpcm che ha aperto alla possibilità per la Rai di scendere ma non sotto il 30% di RaiWay, pur mantenendo presidi pubblici. Era stato prorogato più volte, fino all’ultima scadenza di ieri, 30 giugno. Il governo aveva continuato a crederci. Ma il razionale industriale non è bastato per risolvere una partita che intreccia servizio pubblico, Tv commerciale, valore degli asset e rapporti di forza.

Possibili evoluzioni

Ora il dossier, se non ci saranno ritorni di fiamma – mai da escludere in assoluto in questi casi – dovrà giocoforza cambiare binario. La Rai dovrà decidere se riaprire davvero la partita sulla cessione del 15% circa di RaiWay. Soluzione già considerata dai vertici della Tv pubblica, –in questa consiliatura come nella precedente che ha dato il disco verde – ma tutta da verificare quanto a effettiva realizzazione.

Per il gruppo Mediaset il mancato accordo lascia Ei Towers in una posizione sospesa in quanto asset importante, ma non più centrale nella strategia industriale di sviluppo su base europea che la realtà guidata da Pier Silvio Berlusconi sta portando avanti. Per F2i il problema è valorizzare un investimento avviato nel 2018. Tutti avevano qualcosa da guadagnare. Ma non si è trovata abbastanza convenienza, o fiducia, per firmare. Così il matrimonio che non s’ha da fare non si farà. Per l’ennesima volta.

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