Agricoltura

Riso, non passano le limitazioni all’import senza dazi. I produttori: a rischio 4 miliardi

Dopo il voto della Commissione Ue l’import di riso a dazio zero da Cambogia e Myanmar resta quota 565mila tonnellate, quasi il triplo rispetto alla richiesta auspicata dai produttori. Resta solo lo spiraglio del voto in plenaria

di Alessio Romeo

Secondo l’associazione agricola europea del Copa Cogeca,  100mila ettari di riso tipo Indica in Europa sono a rischio, con un costo stimato di 4 miliardi

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Niente da fare. Nonostante l’appello dell’industria risiera italiana e degli altri paesi produttori dei 27 agli eurodeputati per limitare l’import agevolato, la commissione Ambiente dell’Europarlamento ha approvato il regolamento sulla riforma del cosiddetto sistema di preferenze generalizzate, le concessioni tariffarie della Ue ai paesi meno avanzate previste nell’ambito dell’accordo Eba (Everything but arms, tutto tranne le armi), lasciando invariato rispetto alla proposta della Commissione il contingente per l’import di riso a dazio zero a quota 565mila tonnellate.

Quasi il triplo rispetto alla richiesta di 200mila tonnellate indicata dai produttori come la soglia massima per tutelare un settore già in forte difficoltà per la congiuntura mondiale e la crisi climatica che sta mettendo a dura prova la coltivazione soprattutto in Italia, di gran lunga il primo produttore europeo con oltre il 55% del totale seguito da un numero ristretto di paesi, circostanza che purtroppo rende più difficile la difesa del settore a Bruxelles.

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Dei paesi beneficiari dell’accordo fanno parte Cambogia e Myanmar, grandi produttori ed esportatori verso la Ue con oltre 500mila tonnellate, quasi un terzo delle importazioni totali europee pari a 1,6 milioni di tonnellate (su un consumo di 2,6). Importazioni in gran parte e sempre più costituite da riso pronto e confezionato, venduto a prezzi insostenibili per gli standard europei.

Il problema non sono dunque solo i volumi su cui si è assestato l’import, che pure sono enormi da quando è stata abolita la clausola di salvaguardia faticosamente attivata grazie al lavoro della filiera italiana nel 2019 per tre anni e poi di nuovo sospesa. La preoccupazione del mondo risicolo riguarda i valori del prodotto lavorato – per non dire degli standard sociali e ambientali – che sono inferiori quelli a cui gli agricoltori europei vorrebbero vendere la materia prima.

Inoltre, a differenza dell’Italia, in Europa il riso è considerato una commodity e non un prodotto di nicchia, quindi il rischio è che la grande distribuzione europea (prima, e magari dopo anche in Italia) abbassi la qualità degli acquisti, in un circolo vizioso che porta ad abbassare i prezzi e aumentare l’import, mettendo così nel lungo (ma neanche troppo) periodo fuori gioco l’industria europea, sostituita dagli importatori.

A monte, denuncia il Copa-Cogeca, la conferma della “clausola fantasma” (che già contiene e anzi supera i quantitativi importati) mette a rischio 100mila ettari di riso tipo Indica in Europa con un costo stimato di 4 miliardi, per ottenere un beneficio di appena 18 milioni per i paesi esportatori beneficiari dell’accordo.

L’ultima parola, su cui si orientano ora le attenzioni degli operatori, spetta ora alla plenaria dell’Europarlamento, chiamata a confermare il voto della commissioni ma in cui la nuova geografia delle alleanze politiche e soprattutto i recenti contrasti con l’esecutivo di Bruxelles (accusato di accentrare tutti i principali dossier) lascia aperto ancora un spiraglio.

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