Il conflitto

Russia-Ucraina: ripresi i combattimenti, colloqui di pace al palo

Dopo la breve tregua per le celebrazioni del 9 maggio, le ostilità sono riprese senza progressi diplomatici, con Mosca che insiste su condizioni dure e Kiev che resiste alle pressioni

Un residente parla al telefono accanto ad alcune auto bruciate nel luogo in cui un condominio è stato danneggiato durante un attacco con droni russi, nel contesto dell'offensiva russa contro l'Ucraina, a Odessa, Ucraina, il 13 maggio 2026. REUTERS/Nina Liashonok REUTERS

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La breve tregua per le celebrazioni della vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, un appuntamento a cui Vladimir Putin ha sempre tenuto moltissimo in termini propagandistici e che quest’anno è stato celebrato decisamente sotto tono, ha rapidamente esaurito la sua spinta e non ha portato alcun segnale di interruzione del conflitto tra Russia e Ucraina. Le azioni militari e i bombardamenti sono ricominciati, così come il consueto scambio di accuse reciproche. L’atmosfera tra le parti non è positiva e anche le speranze per prossimi colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti, impegnati a loro volta a gestire la guerra contro l’Iran, sembrano congelate. Secondo fonti vicine alle due parti ascoltate dal Financial Times, Putin punta ora a conquistare più territorio ucraino con la forza e potrebbe avanzare ulteriori richieste dopo aver consolidato il controllo del Donbass. Dal canto suo, Kiev si sente meno esposta alle pressioni americane per accettare un accordo rapido e sfavorevole, grazie al rallentamento dell’avanzata russa e ai danni inflitti con attacchi di droni in profondità sul territorio nemico. «Gli Stati Uniti non hanno ottenuto alcun progresso da parte della Russia», ha dichiarato uno dei funzionari ucraini sentiti dal FT. «Tutto ciò che si poteva negoziare è già stato fatto».

Il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha affermato oggi che il cessate il fuoco nella guerra in Ucraina avverrà quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ordinerà alle forze armate ucraine di lasciare il Donbass e le altre regioni in questo momento conquistate dai russi. «Affinché si possa raggiungere un cessate il fuoco e si apra un corridoio verso negoziati di pace su vasta scala, come già affermato dal presidente nel giugno di due anni fa, rivolgendosi ai vertici del ministero degli Esteri russo, il presidente Zelensky deve ordinare alle forze armate ucraine di cessare il fuoco e di lasciare il territorio del Donbass e le regioni russe», ha dichiarato rispondendo a una domanda su quale importante passo Zelensky debba compiere per avvicinarsi a una soluzione del conflitto ucraino.

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Mosca spera che gli Usa abbandonino la questione ucraina o quanto meno la considerino secondaria rispetto al ripristino delle relazioni commerciali e diplomatiche su vasta scala, ha suggerito di nuovo Peskov. Intanto, però, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov conferma che il processo per porre fine alla guerra in Ucraina è fermo e sul fronte delle relazioni bilaterali fra Russia e Stati Uniti «non sta accadendo nulla nella vita reale», pur dopo segnali iniziali promettenti. «Parole incoraggianti» sulla potenziale cooperazione con gli Stati Uniti non hanno portato risultati ancora.

La ripresa del conflitto

In questo scenario sono tornate a parlare le armi: raid aerei russi hanno colpito un edificio residenziale nella regione ucraina di Rivne, uccidendo tre persone e ferendone sei, ha riferito il responsabile della amministrazione militare regionale, Oleksandr Koval, ripreso da Ukrainska Pravda. Un civile ucraino è morto oggi in seguito agli attacchi russi sulla regione di Kharkiv mentre le forze ucraine hanno colpito la raffineria di petrolio di Yaroslavl e la raffineria di gas di Astrakhan, nella Federazione Russa. Sul posto è scoppiato un incendio.

Il leader ucraino Zelensky ha auspicato pubblicamente che l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping possa portare a una svolta positiva nella guerra: «Siamo in contatto costante con i nostri partner americani e speriamo che, mentre il presidente Trump si trova in Cina, venga affrontata anche la questione della fine della guerra russa contro l’Ucraina».

«Non si può certo definire una coincidenza il fatto che uno dei più lunghi e massicci attacchi russi contro l’Ucraina sia avvenuto proprio mentre il presidente degli Stati Uniti è arrivato in visita in Cina», ha proseguito Zelensky. «Per tutta la giornata di oggi i russi hanno lanciato ondate di droni Shahed contro le nostre regioni, in particolare mirate verso le aree più vicine ai confini dei Paesi Nato: ci sono già stati attacchi in Transcarpazia, nella regione di Leopoli, in Volinia, così come a Ivano-Frankivsk e nella regione di Rivne. Dall’inizio della giornata - ha precisato il leader ucraino - ci sono già stati almeno 800 droni russi e l’attacco continua: altri droni stanno entrando nello spazio aereo del nostro Paese».

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